Giovedì 13 Agosto 2020

19a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Ezechièle 12,1-12; Salmo 77,56-59.61-62; Vangelo di Matteo 18,21 - 19,1

Salmo 77,56-59.61-62

Proclameremo le tue opere, Signore.

56 Ma essi lo tentarono, si ribellarono a Dio,
l’Altissimo, e non osservarono i suoi insegnamenti.
57
Deviarono e tradirono come i loro padri,
fallirono come un arco allentato.

58 Lo provocarono con le loro alture sacre
e con i loro idoli lo resero geloso.
59
Dio udì e s’infiammò,
e respinse duramente Israele.

61 ridusse in schiavitù la sua forza,
il suo splendore in potere del nemico.
62
Diede il suo popolo in preda alla spada
e s’infiammò contro la sua eredità.

Vangelo di Matteo 18,21 - 19,1

In quel tempo 21 Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?»
22
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!” 29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” 34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
19,1
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.

Sdegno

C’è una malvagità che è superiore a ogni altra malvagità, c’è una durezza dell’animo che è superiore a ogni altra durezza, c’è un peccato che è superiore a ogni altro peccato, c’è una violenza che è superiore a ogni violenza. Niente accende lo sdegno divino come questo terribile e aberrante e assolutamente stupido atteggiamento mentale e spirituale. È il modo più perfetto per bestemmiare Dio e il suo Santo Nome, è deridere la sua maestà, infangare nello sterco la sua gloria, sputare veleno in faccia alla sua onnipotenza. È raschiare via a forza, con le proprie mani, il proprio nome dal libro della Vita, per sempre. È mettersi contro tutto e tutti, è farci nemiche le forze dell’universo visibile e di quello invisibile. Quando Satana riesce a istigare una mente e un cuore a comportarsi in questo modo, compie la sua suprema e totale vittoria, è il modo in cui riesce a trasformare un figlio di Dio in figlio suo, lo innerva geneticamente della sua essenza.
Gesù esprime questo atteggiamento mentale e spirituale dicendo letteralmente: Non dovevi anche tu misericordiare il tuo compagno, così come io ho misericordiato te? Ecco questo è il male, il vero male del mondo, il male che uccide il cuore, massacra i rapporti umani e accende lo sdegno di Dio, degli angeli, del creato. Chiedere a Dio pietà e implorare misericordia, anzi, implorare di essere misericordiati – come dice il vangelo – e ricevere come pronta risposta, dal cuore di Dio, l’amore e la compassione, anzi, il condono totale per i nostri enormi errori e peccati, e, subito dopo, non donare pietà, non offrire perdono e misericordia ai nostri compagni di viaggio per le loro mancanze, errori, peccati nei nostri confronti, ecco, questo è il male vero e supremo che accende lo sdegno di Dio. Questo è il male che è oltre ogni male. Questo è il male che costringe Gesù a rivelarci la verità più dura e triste, pericolosa e terribile di tutto il suo dire: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello.
Chi compie questo male, raccolga tutte le sue forze, si prepari a restituire, a restituire tutto, ma proprio tutto, fino all’ultimo spicciolo, prima all’universo, poi alla vita e infine a Dio, di ciò che ha fatto mancare e tolto all’amore, alla grazia, alla bellezza, alla luce, alla verità. E gli uomini non sanno, proprio non sanno cosa questo significhi e comporti, altrimenti consumerebbero le ginocchia a chiedere di essere misericordiati da Dio e consumerebbero gli abbracci per misericordiare i propri compagni di viaggio.
Una cosa è assoluta e certa, e lo sottolinea perfettamente il racconto evangelico: ciò di cui siamo debitori a Dio, al suo amore, è, in modo incalcolabile, infinitamente superiore a qualsiasi debito che i nostri fratelli possano aver contratto con noi. Non c’è proporzione nominabile e calcolabile. Chiedere a Dio il perdono e riceverlo, essere sdebitati da tutto il male compiuto e, nello stesso istante, condannare i fratelli, criticare, calunniare, giudicare i nostri compagni di vita terrena per i torti e le ferite che ci hanno arrecato, ci rende stupidi: è rinnegare Dio, la sua paternità e il suo amore per sempre, è implorare Satana che ci rigeneri come suoi figli. Forse è per questo che grandi figure della storia biblica, grandi profeti e guide del popolo, sono stati scelti da Dio tra grandi peccatori e addirittura tra assassini. Mosè e Paolo di Tarso ne sono un esempio: il Padre celeste sapeva che aver condonato così tanto debito a questi uomini, che poi avrebbero dovuto servirlo, guidando il suo popolo, li avrebbe resi molto sapienti, umili, compassionevoli e infinitamente, infinitamente pazienti con il suo popolo, oltre ogni limite umano, se non sempre per amore, almeno per onestà intellettuale. Per tali uomini, che a loro volta erano stati così tanto amati e perdonati, nessun peccato e tradimento del popolo, nessun fastidio inferto dalla gente sarebbe stato troppo grande per far loro perdere la pazienza e la predilezione, e soprattutto per assicurarsi di non dover mai ricevere le parole piene di sdegno del Padre: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello.

Symphonein 15 agosto 2020 ore 17:00 - Accordati e sincronizzati nella preghiera