La Parola di oggi e il commento al Vangelo

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Venerdì 29 Maggio 2015

Parola del giorno
Siràcide 44,1.9-13; Salmo 149,1-6a.9b; Vangelo di Marco 11,11-25

Antifona e Salmo 149,1-6a.9b

Il Signore ama il suo popolo.

1 Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
2 Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion.

3 Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.

4 Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria.

5 Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.

6 Le lodi di Dio sulla loro bocca:
9 questo è un onore per tutti i suoi fedeli.

Vangelo di Marco 11,11-25

Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù 11 entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
12 La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13 Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14 Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!» E i suoi discepoli l’udirono.
15 Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16 e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17 E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
18 Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19 Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
20La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. 21 Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22 Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23 In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24 Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25 Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Fede

Letteralmente è scritto: èchete pìstin Theòu, abbiate-trattenete-possedete fede di Dio. Questa espressione si trova una sola volta nel vangelo, qui in Marco. Infatti per dire credere in Dio generalmente il vangelo utilizza pistèuein èis tòn theòn. Quindi la costruzione usata in questo brano è alquanto particolare e si può affermare che ha un significato di diversa profondità rispetto all’usuale linguaggio del vangelo.  
Di solito il vangelo non dice: trattenete [greco: ècho] la fede [greco: pìstis] di Dio, ma usa il verbo pistèuo èis, “aver fede verso/in” Dio. Avere fede in Dio è una cosa e appartiene a un certo livello di evoluzione spirituale e intellettuale. Tenere, trattenere la fede di Dio è completamente un’altra cosa e appartiene a tutto un altro livello di evoluzione spirituale e intellettuale.
Credere in Dio è il primo passo della spiritualità, trattenere la fede di Dio, sempre e comunque, è il cammino vero e proprio della spiritualità. Credere in Dio, dentro e oltre quello che viviamo e capiamo della vita, è un atto di fede, di umiltà intellettuale, apre alla visione delle realtà superiori. Trattenere, non lasciare mai andare la fede di Dio, dentro e oltre quello che viviamo e capiamo, è una scelta definitiva di amore e di fiducia, è creare un rapporto di intimità e di unione, di unione con l’entità spirituale di Dio. Credere in Dio è sapere che lui c’è, trattenere in sé la fede di Dio è sapere che con lui possiamo avere un rapporto d’amore stupefacente, di complicità, di intimissima fiducia assoluta e totale. Gesù, più che ad “aver fede”, ispira a compiere un’aderenza amorosa, a creare un legame, a stringere a sé qualcosa, in quanto il verbo ècho implica sempre un atto di presa di possesso e di aderenza: la fede è un bene con cui costruire un legame, è necessario stringersela addosso come una pelle. Gesù sottolinea che desidera ispirare l’umanità non solo alla fede in Dio, come più volte ripete nel vangelo, ma alla fede di Dio: il testo evangelico usa qui il caso genitivo, con il significato di complemento di specificazione.
Gesù ci invita a crescere nella fede di Dio e il modo per farlo è scegliere definitivamente e per sempre che la fede di Dio sia in noi, in ogni pensiero e progetto, sensazione, dialogo interiore, indipendentemente da qualsiasi cosa possa accadere nella nostra vita. Colui che ha fede in Dio può dubitare a volte del suo amore e della sua presenza, della sua tenerissima presenza provvidente, ma chi ha la fede di Dio, non potrà mai, mai pensare male di Dio, dubitare del suo amore e della sua amicizia. Chi ha fede in Dio può usare la fede come supporto terapeutico nelle difficoltà della vita, chi trattiene la fede di Dio ha il nome di Dio, di Gesù, e del Paraclito nel cuore e sulle labbra, continuamente, senza sosta, assolutamente e completamente in modo indipendente dagli eventi della vita, e soprattutto in modo incondizionato e preventivo.

Nota per il lettore
La riflessione Fede è tratta dal libro Innamorati dell’amore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2013.

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