La Parola di oggi e il commento al Vangelo

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Venerdì 4 Settembre 2015

Parola del giorno
Lettera ai Colossési 1,15-20; Salmo 99,2-5; Vangelo di Luca 5,33-39

Antifona e Salmo 99,2-5

Presentatevi al Signore con esultanza.
Oppure: Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.

2 Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

3 Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

4 Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome.

5 Buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

Vangelo di Luca 5,33-39

In quel tempo, 33 i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!»
34 Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 35 Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
36 Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. 37 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. 38 Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. 39 Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”»

Inerzia

Le opere di Dio sono tutte al presente. Dio agisce e opera esclusivamente nel presente. Le novità di Dio sono tutte al presente, le rivelazioni di Dio sono tutte declinate al presente. Dio parla al suo popolo sempre al presente. Lo Spirito Paraclito dona voce e parola ai suoi profeti, apre nuove vie all’intelligenza, predispone i cuori all’amore sempre al presente. Gesù ispira il mutamento, infonde la conoscenza, rivela la sua sapienza, predispone alle sue primizie innovative sempre, sempre ed esclusivamente al presente. L’amore non si compie al passato o al futuro ma solo ed esclusivamente al presente.
Gesù parla, opera, rivela, guarisce sempre al presente, Gesù, incontrando l’umanità affamata, bisognosa, ammalata, oppressa, non ha mai risposto con parole di speranza, spingendo il cuore e la mente della gente al futuro. Gesù è sempre intervenuto a favore dell’uomo al presente e nel presente. Addirittura, il termine speranza, elpìs in greco, non fa assolutamente parte del lessico di Gesù, non è mai nominato una sola volta nei testi evangelici. Dio è al presente e l’uomo può vivere solo ed esclusivamente il presente. Ciò che obbedisce al passato si autoesclude da qualsiasi incontro con le novità di Dio e del suo Spirito. Dio non riesce a comunicare e a rivelare le proprie conoscenze a un popolo che rimane fermamente ancorato alle abitudini, alle consuetudini, alle convenzioni, alle credenze del passato. L’uomo che mantiene il proprio dialogo interiore vincolato al passato e proteso al futuro si esclude da ogni rapporto con Dio, non può sentire la presenza di Dio nella propria vita e nel proprio cuore. La prudenza è una dote fondamentale per vivere in armonia e nel rispetto della vita e della gradualità del cammino di ogni individuo, ma quando la prudenza parla con le parole della chiusura pregiudiziale rispetto a tutto ciò che è nuovo e inedito, allora non è più prudenza ma durezza di cuore, ignorante arretratezza, oscurantismo cronico, devastante conformismo, deprimente sottosviluppo, velenosa involuzione. Chi obbedisce al passato esclude in se stesso ogni processo e crescita intellettuale e trasforma l’accortezza in diffidenza, l’avvedutezza in fobia del cambiamento.
Quando la psiche umana ossequia il passato, si limita fortemente nelle proprie potenzialità evolutive e creative, trasforma lo sguardo riflessivo e ponderato nello sguardo inquisitorio e la capacità di comprendere in volontà di controllo. La psiche umana che osanna, omaggia, riverisce, venera il passato profana, calpesta, insulta, dileggia il presente. La psiche umana che onora ciò che è stato, calpesta ciò che è adesso. La psiche umana che pensa a come avrebbe potuto essere non può vivere in modo grato e amante ciò che è nella realtà presente. La psiche umana che adora il passato e si inchina al passato è sempre pronta ad aggredire e ad attaccare il presente e non può in alcun modo servire e seguire Dio. La psiche umana che rimane incatenata al passato è una psiche che arriverà sempre immancabilmente in ritardo all’appuntamento con la comprensione della conoscenza, con l’evoluzione, con l’amore, con la felicità, con l’armonia e la pace. A un certo punto, arrivare stabilmente e immancabilmente in ritardo con lo spirito della profezia non è più ignoranza, lentezza, prudenza ma velenosa perversione intellettuale. Il passato e il futuro sono terribili illusioni perché il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, solo il presente vive ed esiste. Il passato impedisce il movimento verso la vita e il presente, per la mostruosa forza della sua inerzia. Il futuro impedisce il movimento verso la vita e il presente, per la mostruosa forza della sua proiezione che fluttua in avanti.
Gesù afferma: E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Gesù invita tutti gli uomini e le donne di questa generazione a non rimanere in nessun modo legati e incatenati al vino vecchio delle convenzioni, delle convinzioni, delle credenze del passato, altrimenti lui, il Signore, non riuscirà a versare nel cuore dei figli di questa generazione il vino nuovo della potenza innovatrice del proprio messaggio e delle proprie procedure. Chi obbedisce al passato non potrà essere pronto e disponibile a ricevere con gioia e nella festa il vino nuovo del presente di Dio, il vino esuberante della potenza innovatrice del vangelo e del Paraclito Spirito. Onorare e adorare il passato è il modo più consueto per gli uomini di bestemmiare il nome di Dio e di tradire il suo amore, anche se non lo sanno.

Nota per il lettore
La riflessione Inerzia è tratta dal libro Innamorati dell’amore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2013.

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