La Parola di oggi e il commento al Vangelo

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Lunedì 8 Febbraio 2016

Parola del giorno
Primo libro dei Re 8,1-7.9-13; Salmo 131,6-10; Vangelo di Marco 6,53-56

Antifona e Salmo 131,6-10

Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza.

6 Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
7 Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi.

8 Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
e l’arca della tua potenza.
9 I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
10 Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato.

Vangelo di Marco 6,53-56

 In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, 53 compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 54 Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe 55 e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
56 E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Collegarsi

E quanti lo toccavano [greco: àpto] venivano salvati [greco: sòzo]. Letteralmente è scritto: e quanti legano-connettono lui erano salvati. Il verbo qui tradotto con toccare è in greco àpto, “tocco, prendo, raggiungo; lego, attacco; accendo”, verbo di etimologia oscura, ma i cui livelli semantici affiorano negli accadici a esso collegati, sabatu, “afferrare, legare, acchiappare; connettere” e appatu, “briglie, redini”, nonché nell’ebraico kapàtu, “legare”. In pratica non si trattava solo di toccare Gesù, ma di connettersi a Gesù, di legarsi, allacciarsi, collegarsi a lui per essere da lui sanati e salvati. La morte e la malattia sono entrate nel mondo per invidia del diavolo e perché l’uomo ha scelto e ha accettato di sconnettersi da Dio. Quando l’umanità si è scollegata da Dio, non si è scollegata da un riferimento religioso, da una devozione, da una confessione, da un credo, ma dalla vibrazione madre, la vibrazione suprema da cui la vita, ogni vita, è stata creata, e che ordina e sostiene tutta la vita. Toccare Gesù, anzi, riconnettersi a Gesù, ricollegarsi a Gesù significa reimmergersi nella vibrazione e nella frequenza madre da cui tutto origina e da cui tutto ottiene forza ed energia per vivere.
Quando un ammalato toccava Gesù, e bastava toccarne solo il mantello, non toccava un taumaturgo, un generatore di prodigi, un profeta che poteva compiere miracoli di guarigione, ma si riconnetteva con il centro propulsore energetico della vita, con la suprema vibrazione che tutto riporta in asse con la vita, con l’amore, la gioia, la grazia e la bellezza. Affermare che Gesù compiva miracoli è perfino riduttivo, se non quasi irrispettoso. Se per miracolo si intende un fatto contrario alle leggi naturali, prodotto per potenza soprannaturale, con Gesù accadeva qualcosa paradossalmente inverso al miracolo.
L’uomo, addestrato e ingannato da Satana, si è abituato nella sua inconsapevolezza a scambiare tutti i piani della conoscenza e della realtà. L’uomo ritiene naturale ciò che è innaturale, vitale ciò che è mortale, mortale ciò che è vitale. In questo modo l’uomo si è abituato a considerare ordinaria la morte, normale la sofferenza, naturale la malattia, consuetudine il dolore. In pratica l’uomo, separandosi da Dio, scollegandosi dalla vitale vibrazione suprema di Dio, ha imparato a considerare normale vivere contro la natura e in disarmonia con le regole naturali che Dio ha predisposto per il bene di tutti.
Dunque quando la gente ammalata, inferma e sofferente, incontrava Gesù, e veniva da lui guarita perché a lui si riconnetteva, non succedeva in realtà un miracolo, nel senso che Gesù compiva un fatto contrario alle leggi naturali predisposte da Dio, ma succedeva l’opposto. La gente ammalata, sofferente che vive uno stato di innaturale disarmonia, riconnettendosi con Gesù ritrova l’armonia e la bellezza, la salute della naturale armonia voluta da Dio.
Il vero miracolo, cioè il fatto contrario alle leggi naturali, miracolo al contrario, operato da Satana ai danni dell’umanità, è in realtà aver abituato l’uomo alla distorsione, alla disarmonia, alla malattia, al dolore, alla sofferenza, alla morte, perché nessuna di queste realtà fa parte del disegno armonioso e naturale di Dio.
Quando è arrivato Gesù sulla terra la distorsione, la disarmonia, la malattia, il dolore, la sofferenza, la morte, che non sono naturali secondo il disegno di Dio, son state debellate con quelli che vengono chiamati miracoli, in realtà sono queste realtà innaturali e disarmoniche che in Gesù lasciano il passo a ciò che, secondo Dio e il suo amore, è naturale e armonioso per l’uomo.
Quando Gesù ha visitato la terra, migliaia e migliaia di persone hanno potuto sperimentare direttamente sulla loro pelle cosa volesse dire la gioia, la naturale, radiosa felicità di ricollegarsi con Dio e ritornare in armonia con la vita, in asse con se stessi, in pace con l’energia suprema che regge e ordina i multiversi.
A Gesù è bastato un mantello per riportare l’armonia che Satana aveva cercato di smantellare con ogni forma di distorsione e disarmonia. A Gesù basta un mantello per proteggere i figli di Dio dal male e riconnetterli per sempre a Dio e alla sua gloriosa potenza.  

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