Mercoledì 14 Novembre 2018

32a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Lettera a Tito 3,1-7; Salmo 22,1-6; Vangelo di Luca 17,11-19

Il Signore è il mio pastore

Salmo 22,1-3.5-6

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

1 Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
2
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.

3 Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Vangelo di Luca 17,11-19

11 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
12
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza 13 e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!» 14 Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
15
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16 e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
17
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18 Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?» 19 E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»

Uno su dieci

Yeshua è il nome con cui il Figlio di Dio si fa conoscere e chiamare dagli uomini. Yeshua significa colui che sana-salva. Gesù non è un taumaturgo, è il Salvatore-Sanatore integrale. Yeshua, Gesù, incontra dieci lebbrosi. Tutti e dieci implorano guarigione. Gesù li guarisce tutti e dieci. Uno solo su dieci, uno straniero, torna indietro a rendere gloria a Dio. Dieci vengono guariti, uno solo viene guarito e salvato, perché? Perché uno solo su dieci desidera ardentemente, insieme alla guarigione della pelle, anche la guarigione e la salvezza del cuore. Gesù non può offrire all’uomo ciò che l’uomo non desidera ricevere.
Solo chi è consapevole di essere ammalato e di aver veramente desiderio e necessità di essere guarito nella pelle e nel cuore, si rende conto di essere stato guarito e questa spirituale consapevolezza fa scaturire la salvezza. I nove che non tornano indietro a rendere gloria a Dio non sono consapevoli della guarigione avvenuta, come non erano consapevoli della malattia. Chi non è consapevole non percepisce di essere in pericolo come non percepisce quando si apre la via della salvezza.
Quando accade la consapevolezza? Secondo il vangelo la consapevolezza accade quando un uomo muore completamente rispetto al passato, destruttura il proprio illusorio modo di pensare, smette di proiettarsi nel futuro e vive il presente in Dio, con una psiche aperta all’amore e alla gioia. I nove lebbrosi sono certamente troppo legati alle sfortune, alle umiliazioni, agli oltraggi, alla paura, alle mortificazioni, ai dolori del loro passato di lebbrosi per essere consapevoli della loro avvenuta guarigione. I nove lebbrosi sono certamente troppo legati alle proiezioni mentali piene di insicurezza, incertezza, preoccupazione, eccitazione del loro nuovo futuro, piuttosto che all’amare e al godere la bellezza, la grazia, la potenza, il dono della loro avvenuta guarigione in quell’istante presente.  
Per chiedere aiuto non serve consapevolezza, bastano paura, necessità, dolore. Per ricevere aiuto e soccorso non serve consapevolezza, bastano la misericordia e la compassione di Dio. Ma per vivere la vita, per lodare Dio a gran voce e per sapersi prostrare con amore e umiltà davanti a Gesù, ai suoi piedi e ringraziarlo di essere stati salvati dentro e fuori, è indispensabile la fede. È la fede che percepisce dove la mente è cieca, che ama dove la mente obietta, che canta dove la mente è muta, è questa fede che rende possibile la consapevolezza che sana e che salva.