La Parola di oggi e il commento al Vangelo

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Domenica 26 Giugno 2016

Parola del giorno
Primo libro dei Re 19,16b.19-21; Salmo 15,1-2.5.7-11; Lettera ai Gàlati 5,1.13-18; Vangelo di Luca 9,51-62

Antifona e Salmo 15,1-2.5.7-11

Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

1 Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
2
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
5
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
8
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

9 Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
10
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Ascolta l'antifona

Vangelo di Luca 9,51-62

51 Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52 e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» 55 Si voltò e li rimproverò.
56 E si misero in cammino verso un altro villaggio.
57 Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
58 E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
59 A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60 Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
61 Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62 Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

In Dio

I villaggi e le città, che rifiutano i messaggeri di Gesù e non vogliono ricevere Gesù, di certo non sono uniti a Dio, per questo hanno paura dei potenti del mondo. Di certo non sono centrati in Dio, per questo preferiscono rimanere schiavi al cospetto dell’uomo, piuttosto che imparare a vivere da uomini liberi al cospetto di Dio. Di certo non sono connessi a Dio, per questo preferiscono rimanere nell’ignoranza, piuttosto che aprirsi alla conoscenza di Gesù e all’intelligenza del suo messaggio di liberazione.
I discepoli di Gesù, che nella persona e nella voce di Giacomo e Giovanni, davanti al rifiuto dei villaggi e delle città, chiedono a Gesù: Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi, di certo non sono uniti a Dio, perché chi è unito a Dio non si pone mai al posto di Dio a giudicare e a condannare i propri simili. Di certo non sono centrati in Dio, per questo sono così avidi e vogliosi di soluzioni finali e definitive. Di certo non sono connessi a Dio, per questo chiedono vendetta riparatrice, implorano il fuoco distruttore e non desiderano reale evoluzione dell’umanità implorando il fuoco del Santo Paraclito.
Il tale che incontra Gesù e gli dice ti seguirò dovunque tu vada di certo non è unito a Dio, perché chi è unito a Dio non ha bisogno di celare sotto assolutizzazioni mistiche e falsi entusiasmi il desiderio di appartenere alla comunità di Gesù per l’unico scopo di trovare una tana, certezze, riferimenti, appoggi. Di certo non è centrato in Dio, per questo è pronto a trasformare la possibilità di seguire Gesù nel suo nido di sicurezza, protezione, supporto, rifugio, tutela. Di certo non è connesso a Dio, per questo promette a Gesù che lo seguirà ovunque, dimostrando più presunzione che umiltà, più desiderio di successo che di servire.
Il tale a cui Gesù dice: seguimi, e che a Gesù risponde: permettimi di andare prima a seppellire mio padre, di certo non è unito a Dio. Chi è unito a Dio non si sogna nemmeno di riconoscere un uomo come proprio padre, perché sente e sa che c’è un solo Padre ed è il Padre del cielo, e non può mai anteporre il fatto di essere figlio di sangue terreno alla realtà di essere figlio di Dio. Di certo non è centrato in Dio, per questo è disposto a posticipare la risposta all’inequivocabile e straordinaria richiesta di Gesù in nome di un padre che non è padre, di un compito che non è il proprio compito. Infatti Gesù specifica che seppellire i morti, cioè lasciare andare per la loro strada gli uomini che rimangono nel passato, è compito degli uomini che rimangono nel passato, non di chi ha deciso di servire il regno di Dio e il popolo di Dio. Di certo non è connesso a Dio, per questo antepone alla realizzazione del compito offertogli da Gesù, al senso della sua stessa vita, alla scoperta del tesoro dell’esistenza, un impegno dettato dalle convinzioni, dalle consuetudini, dalle convenzioni, dalle usanze, dalle tradizioni umane, che non hanno nulla a che fare con il regno di Dio e il servire il popolo di Dio.
Il tale che incontra Gesù e gli dice: ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia, di certo non è unito a Dio, perché chi è unito a Dio riconosce come propria famiglia e propri familiari gli uomini e le donne che in ogni angolo della terra seguono Gesù e il vangelo con cuore sincero, non coloro a cui è legato dal sangue e dalla trasmissione del DNA. Di certo non è centrato in Dio, per questo il suo cuore è più carico di preoccupazione per ritornare alla propria abitazione per congedarsi come si deve da quelli di casa sua, che carico di passione e gratitudine per apprezzare l’invito meraviglioso di Gesù. Di certo non è connesso a Dio, per questo chiede a Gesù il permesso di tornare indietro da quelli di casa sua e non chiede a Gesù la forza dello Spirito per imparare ad amare e a riconoscere nel presente la sua nuova e unica famiglia, il popolo di Dio.  
L’uomo che non vive unito, centrato, connesso a Dio è un uomo che, anche quando decide di arare il campo della propria vita, lo fa guardando indietro, rendendosi di fatto inadatto al regno di Dio e il testo aramaico del vangelo sottolinea: rendendosi svantaggioso per il regno stesso.

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Symphonein 15 agosto 2016

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