La Parola di oggi e il commento al Vangelo

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Giovedì 5 marzo 2015

Parola del giorno
Geremìa 17,5-10; Salmo 1,1-4.6; Vangelo di Luca 16,19-31

Antifona e Salmo 1,1-4.6

Beato l’uomo che confida nel Signore.

1 Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,

2 ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

3 È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

4 Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;

6 poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

Vangelo di Luca 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: 19 «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. 25 Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 27 E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. 29 Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. 30 E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. 31 Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

La fame

Finché un uomo ha fame, la civiltà a cui appartiene quell’uomo non ha compiuto nessun passo evolutivo, non conosce alcuna forma di progresso e conoscenza, scienza e spiritualità. Finché un uomo ha fame, la preghiera non arriva al cielo, la lode a Dio è muta, la liturgia è sterile, la predicazione è vuota. Finché un uomo ha fame la ricerca scientifica è paranoia intellettuale, l’appartenenza religiosa è devozione fanatica, la cultura è stupidità collettiva. Finché un uomo ha fame, tutti gli altri uomini stanno rubando qualcosa. Finché un uomo ha fame, ogni proclama dei diritti umani è volgare pubblicità a copertura dei più biechi interessi. Finché un uomo ha fame, l’inferno del Maligno può estendere le sue proprietà in ogni angolo della terra. Finché un uomo ha fame, è impraticabile ogni evoluzione spirituale, perversa ogni politica, assurda ogni legge, disumano ogni principio.   Finché un uomo ha fame ed è nella privazione, tutti gli altri si stanno dedicando a una qualche forma di oppressione e di profitto ingiusti. Se un uomo è in catene, nessuno degli altri uomini è libero. Se un uomo è misero, nessuno degli altri uomini è realmente ricco e nel benessere. Finché un uomo ha fame, Dio piange e tace. Finché un uomo ha fame, gli altri uomini non hanno il diritto civile di dire una sola parola. Finché un uomo ha fame, qualcun altro sta giustificando il male, la guerra, il dominio sugli altri, la corruzione, la tortura, i massacri. Finché un uomo ha fame, la stupidità sta sostituendo l’intelligenza, l’interesse e il profitto stanno sostituendo la condivisione, la paura sta sostituendo la felicità e l’amore. Finché un uomo ha fame, tutto quello che l’uomo compie, organizza e inventa è volgare, triste, senza senso, disarmonico, inutile, infernale. Finché un uomo ha fame, il regno di Dio, il mondo di Dio, non può mettere radici sulla terra e gli uomini non possono mettere radici in paradiso. Finché una civiltà è costruita in modo tale che ogni cinque secondi un essere umano muore di fame, quella civiltà ha un cuore sbagliato, ha politiche sbagliate, scuole sbagliate, religioni sbagliate, culture sbagliate perché sono in modo evidente e indiscutibile contro l’uomo stesso. La nostra non è una civiltà ma un inferno, un massacro alla luce del sole, e tutti, tutti noi dovremo renderne conto amaramente.

Nota per il lettore
La riflessione La fame è tratta dal libro Innamorati dell’amore di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2013.

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