Martedì 29 Agosto 2017

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Parola del giorno
Geremìa 1,17-19; Salmo 70,1-4a.5-6b.15ab.17; Vangelo di Marco 6,17-29

Vangelo di Marco 6,17-29

In quel tempo 17 Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. 18 Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19 Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20 perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21 Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?» Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25 E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
27 E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28 e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29 I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Il giorno propizio

Satana è paziente, molto paziente. Anche se per la nostra vita lui ha inventato la fretta e l’ansia, lui è estremamente paziente. Sa aspettare, aspettare, aspettare fino a che arriva il giorno propizio, il giorno in cui tutte le componenti del male convergono giustamente orientate e con adeguata energia distruttiva. Per sferrare l’attacco finale a un suo acerrimo nemico, il Maligno usa molta, molta pazienza. Crea le occasioni per indebolire il nemico, predispone tutt’intorno al nemico il terreno minato dell’invidia, della gelosia altrui. Predispone ovunque attorno al nemico le reti del pregiudizio, innalza le torri della legge, scava le fosse dell’ignoranza e poi coltiva il tutto con l’energia distruttiva della vendetta, del rancore, della rabbia e dell’ira. Nel frattempo, prepara uomini e donne che si possano predisporre a diventare, a tempo propizio, i nemici distruttori del suo nemico. Più vicini e in confidenza sono al suo nemico, più tracotante è la sua vittoria: Giuda ne è un esempio con Gesù. Solo quando tutto è pronto e sta convergendo con la giusta energia distruttiva – e ci possono volere decenni, secondo il nostro computo del tempo –, lui sferra l’attacco che non è mai su di un fronte solo, perché l’attacco del Maligno non deve lasciare vie di fuga, per essere vincente e adeguatamente umiliante. Quando il tempo è propizio e solo quando il tempo è propizio, sotto l’ombrello di un pretesto qualsiasi, ma anche questo predisposto e studiato, dopo aver scaldato i cuori e gli animi di invidia e gelosia, il Maligno può suscitare ira furibonda e rabbia distruttrice nella mente dei nemici del suo nemico e sferrare il fendente. Così ha fatto per spingere a decapitare l’Immergitore, Giovanni il profeta di Dio, il più grande, così farà per i suoi nemici più giurati lungo tutta la storia.
In realtà il giorno propizio di Satana è il giorno in cui riesce a convincere degli uomini a diventare giudici di altri uomini, a convincerli che troncare una vita, entrare nel destino altrui, tagliare una testa, calunniare il prossimo è nel diritto e nella possibilità dell’uomo. Questo giorno è la gloria di Satana, la sua demoniaca liturgia, il suo malefico rito, la sua oscura celebrazione. Il giorno propizio di Satana è il giorno in cui gli uomini si fanno guerra e si massacrano tra loro in ogni modo, in nome di qualche fantomatica giustizia e correzione umana o divina. È la guerra dei poveri, la guerra tra i poveri. La guerra di Erode contro l’unico uomo al mondo che in quel momento poteva salvarlo per sempre dall’ignoranza e dalla più abbietta stupidità. La guerra di Erodiade che fa decapitare l’unico uomo al mondo che poteva risvegliare in lei la grazia e la bellezza dell’essere veramente donna e amante davanti a Dio e agli uomini. È la guerra dei poveri, glassa per gli spiriti immondi, tripudio per i figli del Maligno.

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