Venerdì 22 Maggio 2020

6a settimana di Pasqua

Parola del giorno
Atti degli Apostoli 18,9-18; Salmo 46,2-7; Vangelo di Giovanni 16,20-23a

Salmo 46,2-7

Dio è re di tutta la terra.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

2 Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
3
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

4 Egli ci ha sottomesso i popoli,
sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
5
Ha scelto per noi la nostra eredità,
orgoglio di Giacobbe che egli ama.

6 Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
7
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;

Vangelo di Giovanni 16,20-23a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 20 «In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. 21 La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 22 Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. 23 Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Gioia per chi?

È sottile, molto sottile il confine tra voler bene a una persona, amarla e amare la sua felicità e il fare le cose per farla contenta. Nel primo caso le azioni si compiono per amore, nel secondo caso si compiono per possesso. Il voler bene, l’amore, appartiene al mondo di Dio, il compiacere gli altri appartiene a Satana. Nel compiacere gli altri non c’è l’amore, anzi, vi è l’annullamento stesso dell’amore a unico vantaggio dell’accrescimento del proprio ego a discapito della propria identità e nobiltà individuale. Gesù sa che per essere felici dobbiamo rinnegare il nostro ego e le nostre illusioni, alle quali abbiamo legato la nostra inconsistente felicità; questo può portare a una qualche forma di tristezza e disappunto mentale, a una specie di astinenza dall’effimero. Gesù ci rassicura che questa sofferenza è da poco e del tutto finta, assolutamente non paragonabile alla felicità e alla pace, al senso di pienezza e di benessere, di unione con l’universo e con la vita che possiamo raggiungere, aderendo alle sue procedure.
Satana si comporta esattamente al contrario. Per ingannarci e distruggerci cerca di compiacerci in tutte le nostre illusioni e felicità effimere e, quando siamo a corto di provocazioni e fantasie, ci tenta in ogni modo possibile a crearcele. Lo scopo di Satana è compiacerci, accontentarci, ma non per farci felici. Il suo scopo è far sì che ci sentiamo felici senza essere nella felicità, che ci sentiamo appagati rimanendo nello stato di sospensione, che ci sentiamo accontentati senza conoscere amore, che cerchiamo di compiacere gli altri, annegando nella più totale sfiducia in noi stessi, che ci abbandoniamo alla tranquillità delle comodità, senza mai provare l’armonia e la potenza del movimento della pace. Le procedure che il vangelo propone per la felicità dell’uomo non sono immediatamente utili per accontentarci, per farci contenti, per compiacere il nostro ego, anzi. Per essere più chiaro, Gesù usa in questa pagina l’esempio del momento momentaneo di dolore del parto che apre subito alla gioia di una nuova vita. In altre pagine, Gesù, per farci meglio comprendere questo concetto, usa l’esempio della scelta che ciascun uomo deve compiere davanti alla porta stretta della felicità che conduce alla vita e alla porta larga del compiacere e compiacersi che conduce alla perdizione. Che Gesù ci ami veramente e veramente desideri renderci felici, lo si capisce perché non ha nessuna intenzione di compiacerci e di accontentare e compiacere il nostro ego, a costo di essere assolutamente impopolare, ridicolizzato, condannato e violentemente eliminato dagli uomini. Rendere felici è una declinazione del verbo dell’amore. Compiacere è una declinazione del verbo del possedere.
In questa pagina poi c’è una precisazione evangelica meravigliosa sulla qualità della gioia, sul tipo di felicità che Gesù ha intenzione di regalarci, caratteristica che si aggiunge a quella di gioia piena e traboccante presente in altri versetti. Questa gioia ha una caratteristica: nessuno/niente la toglie. Per esprimere nessuno è usato l’aggettivo oudèis – formato da oudè, “neppure”, unito a èis, “uno”, cioè “neppure uno”, “nessuno e niente” –; il verbo, invece è àiro, “tolgo via, tolgo di mezzo, elimino, distruggo; sollevo, alzo, prendo, mi assumo, mi addosso, intraprendo”. L’etimologia accadica è ba’aru che indica il prendere all’amo, lo stringere al laccio. È una gioia piena, traboccante perché viene dallo Spirito e duratura perché niente e nessuno può strapparcela via, a differenza della felicità effimera, del fragile piacere, del debole accontentarsi evanescente dei compiacimenti satanici. La felicità che Gesù ci vuole donare non è una promessa per compiacere la suggestione popolare, ma è il cuore stesso della vita e della sopravvivenza della nostra specie. Come Signore di tutte le cose, a cui il Padre ha dato in mano ogni potere e conoscenza, Yeshùa sa che essere felici permette di vivere più a lungo, sa che arrabbiarsi è una pessima abitudine emotiva e che preoccuparsi per ciò che verrà è una pericolosa attività mentale, che agevola le malattie e le disarmonie. Lui sa che trattenere pensieri infelici di qualsiasi tipo distrugge le capacità di difesa del nostro sistema immunitario e squilibra il sistema elettro-chimico del nostro sistema nervoso. Lui sa che la felicità che ci vuole donare è la fonte stessa della salute completa di sua figlia, l’umanità.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.