Lunedì 30 Marzo 2020

5a settimana di Quaresima

Parola del giorno
Danièle 13,1-9.15-17.19-30.33-62; Salmo 22,1-6; Vangelo di Giovanni 8,1-11

Salmo 22,1-6

Abiterò nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita.

1 Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
2
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
4
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

Vangelo di Giovanni 8,1-11

In quel tempo, 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2 Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
3
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7 Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10 Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» 11 Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

I misuratori

Forgiati dall’addestramento umano ci insegnano fin da piccoli, in nome di Dio, della legge o di qualsiasi altra cosa, a giudicare, ad accusare, a stabilire pesi e misure, a esprimere giudizi, a separare il buono dal cattivo, a condannare questi invece di quelli, e a fare tutto ciò come atto nobile della mente. A questo addestramento malsano basta aggiungere, ogni tanto, in qualcuno, una goccia di potere, di responsabilità, di autorità che, all’istante, la mente di costui si trasforma in un tribunale gigantesco, desideroso solo di trovare qualcuno dei suoi simili in fallo, si trasforma cioè in un misuratore.
Trovare qualcuno in fallo significa, per la mente del misuratore, avere un’ottima occasione per sfogare tutta la rabbia, il disprezzo, la violenza, ma ben coperto sotto il mantello della giustizia e della morale. Per il misuratore trovare in flagrante errore un suo simile è una ghiotta, straordinaria occasione per esprimere con tutta la forza e la determinazione possibili il suo potere e la sua violenza, la sua sete di vendetta, il suo malessere, la sua miseria profonda. Non c’è cosa al mondo che renda la mente dell’uomo così determinata come quando ha deciso di giudicare, condannare, farla pagare al prossimo, fare il misuratore insomma.
Quando sbagli, il misuratore ti mette là in mezzo, in mezzo agli occhi di tutti, perché il tuo posto d’ora in avanti è lì, nel vuoto di stima, nella polvere dell’accusa e del disprezzo. È una sceneggiatura condivisa da tutti i misuratori: devono riuscire a porti là, in mezzo al ridicolo, nudo di tutto, nella più umiliante situazione possibile, perché l’umiliazione di chi sbaglia è succo prelibato per le labbra del misuratore. Poi c’è l’enunciazione dell’errore e della legge infranta che ti accusa, fredda e sovrana, e da quel momento non sei più un uomo, ma quel tipo particolare di errore. Nella pagina evangelica, là in mezzo, sotto gli occhi di tutti, dopo l’accusa non c’è più una donna, non ci sarà mai più una donna, ma un’adultera, una prostituta, un pezzo di carne da disprezzare. Dopo l’enunciazione del precetto, la condanna e l’umiliazione, la sceneggiatura dei misuratori prevede la parte più oscena, più scandalosa e violenta dell’esecuzione stessa della condanna. È il canto patetico del dispiacere interiore, del disappunto emotivo, del fastidio inevitabile, della sorpresa indignata di coloro che si sentono colpiti, tragicamente colpiti. È come se il condannato con il suo errore avesse toccato e rovinato la purezza di qualcosa che è di loro assoluta proprietà, avesse infranto il puro cristallo della loro anima più recondita. È il canto patetico dei misuratori che ci tiene a sottolineare e a far sapere che non avrebbero mai voluto condannarti, ma sono costretti, non possono fare diversamente in nome della giustizia, della santità, del bene comune, dell’opinione pubblica, di Dio. Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. In questa pagina del vangelo i misuratori chiamano Gesù il Maestro, ma è solo maledetto rispetto e non vedono l’ora di accusarlo e ucciderlo. Gli conducono la donna peccatrice e chiedono giustizia in nome della verità, e non aspettano altro che uccidere lei e Gesù, per manifestare così a tutti e confermare il loro potere, la loro intoccabile autorità. Si aggrappano alla corda della legge di Mosè e in verità non vedono l’ora di trasformare questa corda in un cappio da mettere al collo di Gesù per soffocarlo e farlo stare zitto per sempre.
Gesù scrive per terra come la pensa Dio riguardo ai misuratori, scrive per terra come misura Dio i nostri errori e secondo quale legge, e si può perfettamente sapere quello che Gesù ha scritto nella polvere, è sicuro. Ha scritto esattamente quello che poi ha detto, non può essere diversamente. Dio quando scrive e dice, compie all’istante. Ha scritto: Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei. Ha scritto che nessuno dei misurabili può improvvisarsi misuratore, se non vuole porsi nel posto più scomodo dell’universo, al posto di Dio. Chi è senza errore può misurare errore, il resto è oscenità satanica. Ha scritto ciò che poi ha detto: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Gesù non solo perdona, ma perdona sempre, Gesù non condanna, non accusa, non umilia, non disistima, non aggredisce, non colpisce, non canta fastidio, non esala potere, non fa scempio dei nostri limiti e della nostra povertà. Gesù non condanna la nostra povertà, non la vuole mostrare a tutti, la mostra a noi e non per stritolarci nella paura, ma semplicemente per liberarcene.
Gesù ama, e conduce su nuove vie più luminose e belle. Gesù non è il misuratore, non è il giudice, non è il padrone legiferatore della vita. Gesù non sarà mai un misuratore, anche se per millenni ce lo hanno presentato così, in modo da non farcelo mai amare, mai.
Nessuno più di lui sa che avere sempre alle costole un misuratore che guarda, accusa, giudica, condanna è quanto di più fastidioso, irritante ci possa essere nell’esistere. Gesù non potrà mai accusare i figli di Dio, mai. Impossibile. Porterebbe via il lavoro a un altro.
Colui che accusa i fratelli è un altro. Dice Apocalisse 12,10: Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l'accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte. I misuratori sono consapevolmente o meno, sempre, sempre, sempre, servi al servizio di colui che è misuratore e accusatore per essenza, il diavolo, anche se protetti dal simulacro della verità e della giustizia.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Symphonein 15 agosto 2020 ore 17:00 - Accordati e sincronizzati nella preghiera