Sabato 21 Settembre 2019

San Matteo, apostolo ed evangelista

Parola del giorno
Lettera agli Efesìni 4,1-7.11-13; Salmo 18,2-5b; Vangelo di Matteo 9,9-13

Salmo 18,2-5

Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

2 I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
3
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

4 Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
5
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

Vangelo di Matteo 9,9-13

In quel tempo, 9 mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
10
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?»
12
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Medico

Perché per guarire l’economia ammalata delle nazioni, ammalata di debito pubblico e altre infermità collaterali, come per esempio la mancanza di lavoro, i politici e gli economisti governativi ordinano ai popoli la ricetta del rigore, e li obbligano a ingurgitare psicofarmaci sociali a base di sacrifici, tasse, rinunce, privazioni? Perché non conoscono un’altra strada? Perché l’umanità non deve sapere che c’è un’altra strada?
Perché per guarire il corpo e la mente degli uomini e delle donne, affetti dalle varie malattie, i medici, gli scienziati, gli specialisti istituzionali ordinano agli ammalati la ricetta del farmaco chimico, da ingurgitare attraverso farmaci, bevande, cibi? Perché ordinano di sottoporsi a terapie così invasive e violente, a operazioni chirurgiche così devastanti e destabilizzanti che, se fossero compiute fuori dalle strutture ospedaliere istituzionali, sarebbero a tutti gli effetti considerate torture e crimini contro l’umanità? Perché non conoscono un'altra strada? Perché l’umanità non deve sapere che c’è un’altra strada?
Perché per guarire l’umanità da ingiustizie, diseguaglianze, odio razziale, pregiudizi, discriminazioni, i politici e i legislatori governativi del mondo costruiscono leggi per generare uno stato etico ispirato al buonismo, dove è praticamente impossibile esprimere il proprio pensiero, un’opinione diversa o contraria al pensiero unico, al pensiero omologato e istituzionalizzato, senza essere considerati razzisti, sovversivi? Perché non conoscono un’altra strada? Perché l’umanità non deve sapere che c’è un’altra strada?
Perché per guarire l’umanità da deviazioni filosofiche, eresie religiose, degenerazioni ideologiche, defezioni dal sistema dell’addestramento organizzato, i potenti della terra, del mondo, istituiscono forme globali di controllo, intercettazioni, dominio, repressione? Perché non conoscono un’altra strada? Perché l’umanità non deve sapere che c’è un’altra strada?
Perché per guarire l’umanità dalla denutrizione, dalla fame e dai danni collaterali legati alla malnutrizione, le organizzazioni internazionali per l’alimentazione e le organizzazioni intergovernative (Fao, Onu, Unione Europea) prospettano ai popoli della terra la ricetta della rivoluzione alimentare? Rivoluzione alimentare che prevede una dieta a base di insetti commestibili, che hanno un alto contenuto di proteine, sali minerali, grassi, e assicurerebbe cibo per tutti e garantirebbe una nutrizione più sostenibile per il pianeta. Perché non conoscono un’altra strada? Perché l’umanità non deve sapere che c’è un’altra strada?
Ma c’è un’altra strada? Ci sono altre cure e terapie per guarire l’umanità? C’è un altro medico? Gesù si propone come il medico dell’umanità e afferma di conoscere tutto ciò che serve per curare e guarire l’umanità.
La parola che il testo greco usa per dire medico è iatròs, sostantivo deverbativo di iàomai, “curo, guarisco, risano”. Significa letteralmente: “provocare qualcosa per tornare a un precedente stato di corretto funzionamento”, e ancora “rinnovare, far uscire dalla malattia, provocare il ritorno all’armonia”. Il sanscrito isanyati, spesso etimologicamente correlato a iàomai, significa “mettere in rapido movimento”. Questo verbo è legato strettamente al mondo della medicina e, nel Nuovo Testamento, soprattutto nel vangelo di Luca, Gesù è continuamente nominato come il grande medico. Gesù stesso si autodefinisce medico, medico dell’umanità, l’unico medico dell’umanità. Gesù si definisce l’unico medico dell’umanità, non solo perché è l’unico ad avere realmente a cuore la guarigione dell’umanità ma anche perché è l’unico che conosce tutte le cure e le terapie necessarie per sanare e salvare l’umanità senza usare fàrmaka, letteralmente, “veleni”. Gesù è il medico che cura l’umanità senza veleni, senza ricette a base di sacrifici, dolore, rinunce, controllo, dominio, sottomissione.
Gesù sintetizza la sua ricetta nelle parole: andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. La ricetta che Gesù propone per guarire l’umanità dai suoi mali e sanarla dalle sue ferite è la misericordia. Quando l’uomo imparerà cosa significa che Dio vuole misericordia e non sacrifici, l’umanità sarà guarita e sanata dai suoi mali. L’umanità dovrebbe seriamente concentrarsi con tutto il cuore e l’intelligenza su questa indicazione e ispirazione di Gesù, se desidera veramente guarire da tutto il male che sta soffrendo e da tutto il male che sta infliggendo. La guarigione dell’umanità comincia nell’istante in cui l’uomo inizia a mutare il proprio dialogo interiore orientato a giudicare Dio, addestrato a pensare male di Dio, orientando il dialogo interiore a chiedere umilmente, con tutto il cuore e con tutte le forze, misericordia a Dio. La guarigione dell’umanità comincia nell’istante in cui l’uomo compie l’inversione del proprio modo di pensare, ordinato alla competizione, al conflitto, all’ira, alla vendetta, per iniziare a pensare e ad agire secondo le leggi della misericordia e della comprensione. La guarigione dell’umanità comincia esattamente nell’istante in cui l’uomo impara a sostituire, nel dialogo interiore del proprio cuore e della propria intelligenza, il sacrificio con la misericordia, la rinuncia con il desiderio di una più elevata felicità, l’arrogante pretesa con la contemplazione, l’imposizione con l’ispirazione, la sete di vendetta con il perdono, la rivalsa con l’accettazione, la ritorsione con la compassione. Le parole di Gesù: andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici sottendono chiaramente che comprendere che Dio vuole misericordia e non sacrifici è un cammino, un cammino di comprensione, un cammino di evoluzione. È il meraviglioso cammino dell’umanità che porterà l’umanità a sostituire i propri pensieri di controllo con pensieri di fiducia in se stessi e negli altri, i propri pensieri di dominio con pensieri di umiltà e gratitudine, i propri pensieri di possesso con pensieri di condivisione e gratuità, i propri pensieri di attaccamento con pensieri di abbandono in Dio, i propri pensieri di rabbia e di disprezzo con pensieri di misericordia e rispetto. Comprendere, imparare cosa significa che Dio vuole misericordia e non sacrificio è la via della metànoia, del mutamento interiore, profondo e definitivo, la via della gioia. Sì, perché per l’umanità, dopo la misericordia, non c’è solo il benessere della guarigione, ma c’è la gioia, la gioia che mette le ali, mette le ali al cuore, all’intelligenza, alla scienza, al canto, al genio, alla fede, ai rapporti umani, allo sviluppo dei talenti e della capacità. La gioia cui Gesù è venuto a chiamare gli ammalati dell’umanità. Infatti Gesù dice: Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori. Per coerenza contestuale Gesù avrebbe dovuto dire: non sono venuto a guarire, a salvare i giusti ma i peccatori. Usa invece il termine chiamare, chiamare i peccatori, perché? Il verbo greco kalèo – dall’accadico qara’u, “chiamare, invitare” – non è solo chiamare, ma è avvicinarsi a uno, mettersi davanti a lui e pronunciare il suo nome a voce alta. È il verbo dell’invitare, del convocare o meglio del far passare uno da uno stato a un altro. È il dare un nome a una persona e radicarne la missione. La sua etimologia risale al concetto di messaggero, infatti l’accadico kallu significa appunto “messaggero ufficiale responsabile per convocare le persone al loro compito lavorativo”. Perché Gesù usa dunque il termine chiamare e non guarire, sanare, salvare i peccatori? Semplicemente perché Gesù, l’unico reale medico dell’umanità, sa perfettamente che il primo passo verso la guarigione dell’umanità è risvegliarla alla consapevolezza della sua dignità e della sua essenza divina, richiamarla per nome, radicarla nella sua missione, richiamarla al suo compito e al suo destino: essere felice, vivere nella gioia.
Dio non vuole sacrifici ma misericordia, perché chi vive la misericordia semina amore e fruttifica gioia.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.