Domenica 25 Agosto 2019

21a del Tempo Ordinario – Anno C

Parola del giorno
Isaìa 66,18b-21; Salmo 116,1-2; Lettera agli Ebrei 12,5-7.11-13; Vangelo di Luca 13,22-30

Tutti i popoli vedranno

Salmo 116,1-2

Tutti i popoli
vedranno la gloria del Signore.

1 Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

2 Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.

Vangelo di Luca 13,22-30

In quel tempo, 22 Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»
Disse loro: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!” Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26 Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27 Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”
28 Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30 Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Non so

Voi, non so di dove siete. Può mai il Signore di tutte le cose, non sapere di dove sono gli uomini che lui stesso ha creato? Può forse il Signore di tutte le cose non riconoscere quelli che hanno mangiato e bevuto alla sua presenza, e hanno ascoltato il suo insegnamento nelle piazze, durante i giorni della sua presenza sulla terra? Come può il Signore di tutte le cose, che tutto può e conosce, come può dire: Voi, non so di dove siete?  
Perché il Signore di tutte le cose a tutti quelli che rimarranno fuori dalla porta, e si metteranno a gridare implorando che qualcuno apra quella porta, risponderà: Allontanatevi da me? Per rispondere a queste domande è indispensabile porsi altre domande.
Coloro che il Signore di tutte le cose descrive come operatori di ingiustizia, come hanno fatto a diventare operatori di ingiustizia? Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia a compiere quello che hanno compiuto per secoli e millenni, ai danni di milioni e milioni di uomini e donne, con ogni forma di vessazione, prepotenza, oppressione, maltrattamento, umiliazione, imposizione, sopruso, angheria, schiavitù? Come hanno fatto i re, i prìncipi e gli imperatori in tutta la storia dell’uomo, come operatori di ingiustizia, a soggiogare e sottomettere, popoli e nazioni, compiendo ogni efferatezza e malvagità? 
Come hanno fatto i soldati, le truppe armate, le milizie, gli eserciti, le forze di polizia di stato, i guerrieri di ogni tempo e luogo, a fare quello che hanno fatto come operatori di ingiustizia agli ordini di feroci despoti impazziti, di disumani tiranni paranoici, di spietati dittatori schizofrenici, di crudeli rapaci usurpatori? 
Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia che si dichiaravano cristiani, cioè seguaci di Cristo, il 28 giugno 1098, a massacrare oltre centomila turchi mussulmani, donne e bambini compresi, e come hanno fatto nella battaglia di Ascalon, il 12 agosto 1099, ad abbattere duecentomila infedeli “in nome del nostro Signore Gesù Cristo”? Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia, che si fregiavano del nome di cristiani, il 12 dicembre 1098, nella conquista della città di Maraat an-numan, ad ammazzare decine di migliaia di uomini che loro chiamavano infedeli, e, durante la successiva carestia, a mangiarsi i loro nemici, come testimonia il cronista cristiano Albert Aquensis, quando scrive: “i corpi già maleodoranti dei nemici vennero mangiati dalle schiere cristiane”? Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia, durante le crociate, a ordinare, organizzare, pianificare, programmare, in nome di Dio, il massacro di oltre venti milioni di esseri umani? Come hanno potuto fare quello che hanno fatto gli operatori di ingiustizia che, sotto i nomi più diversi, con lo scopo di espandere il cristianesimo e di evangelizzare gli infedeli, si sono avventati alla conquista e alla schiavizzazione del nuovo mondo? Come hanno potuto Colombo e i suoi soci, su ogni isola su cui mettevano piede, tracciare una croce sul terreno e leggere il cosiddetto Requerimiento, la rituale dichiarazione ufficiale che ha lo scopo di prendere possesso del territorio da parte dell’impero di Spagna, nel nome dei suoi cattolici signori? E qualora gli Indios avessero negato il loro assenso, non comprendendo una sola parola di spagnolo, il Requerimiento avrebbe così recitato in risposta al loro dissenso: “Con ciò garantisco e giuro che, con l’aiuto di Dio e con la nostra forza, penetreremo nella vostra terra e condurremo guerra contro di voi […] per sottomettervi al giogo e al potere della Santa Chiesa […] infliggendovi ogni danno possibile e di cui siamo capaci, come si conviene a vassalli ostinati e ribelli che non riconoscono il loro Signore e non vogliono ubbidire, bensì a lui contrapporsi”. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare questo? Prima dell’arrivo dei conquistatori stranieri, gli Aztechi, gli Inca e i Maya, e i nativi del Nord America, contavano complessivamente quasi novanta milioni di individui, un secolo e mezzo dopo, tre milioni e mezzo. Sulla sola isola di Hispaniola, dopo le prime visite di Colombo, gli indigeni Arawak, un popolo inerme e felice, che viveva delle risorse del suo piccolo paradiso, lamentarono in pochi mesi la perdita di cinquantamila vite a causa di malattie, della violenza dei soldati, dei roghi e delle torture dei preti e delle fauci dei cani da caccia. In vent’anni gli otto milioni di indigeni isolani erano spariti. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare questo? Dal 1491 al 1550, a causa di malattie come il vaiolo, l’influenza, la varicella, il morbillo, a causa di epidemie scientificamente pianificate e programmate, a causa di stragi e massacri, deportazioni di massa, campi di concentramento, lunghissimi trasferimenti obbligati, lavori forzati e inaudite forme di schiavitù, fu decimato L’ottanta per cento dell’intera popolazione indigena delle Americhe. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare questo? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare quello che hanno fatto in Amazzonia a un milione di Indios? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia dell’impero inglese fare quello che hanno fatto agli Aborigeni dell’Australia? Gli Aborigeni, il complesso delle comunità originarie dell’Australia, che oggi costituiscono il due per cento della popolazione australiana, con circa trecentomila individui, per la maggior parte oggi vivono ai margini della società. La lunga sequela di stragi e massacri contro gli Aborigeni iniziò nel 1700. Per distruggere il popolo indigeno dall’interno, l’impero inglese, attraverso lo stato australiano, inventò l’indegna pratica di deportare i figli degli Aborigeni in centri di rieducazione, nel rapimento di massa di un’intera generazione, passata alla storia come “stolen generation”, generazione rubata appunto. Le autorità strappavano i bambini dalle loro famiglie con l’intenzione di privarli della loro identità culturale, in realtà li sottomettevano con violenza e maltrattamenti fisici e psicologici, oltre ad abusi di ogni tipo, sia nei collegi statali che in quelli ecclesiastici. Quando nel 1788 la Gran Bretagna fondò la prima colonia penale in Australia, in quel continente vivevano ancora un milione di Aborigeni. Ma la dottrina giuridica della “terra nullius”, terra di nessuno, dichiarò che il quinto continente era disabitato e da qui cominciò una vera e propria caccia all’indigeno con ogni mezzo. Fino al 1830 gli inglesi uccisero 920.000 aborigeni. Nel 1992 la suprema corte australiana dichiarò l’invalidità della dottrina della “terra nullius”. Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia, come Leopoldo II del Belgio (1835-1909) che gestiva il mercato del caucciù del Congo, a far massacrare di lavoro, botte, fame, sete, torture, violenze di ogni genere, oltre che di orribili mutilazioni, quasi dieci milioni di uomini e donne nativi in ventitré anni? Quale nazione non ha conosciuto i genocidi, i massacri, lo sterminio da parte degli operatori di ingiustizia, che sotto bandiere diverse, in nome di divinità diverse, in nome di ideologie diverse, per i loro interessi hanno cancellato popoli interi e massacrato nazioni intere? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia tra il 1924 e il 1953, sotto il regime di Stalin, in nome della grande rivoluzione, eliminare venti milioni di persone del popolo russo? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare quello che hanno fatto, quando Stalin nel 1932 dichiarò guerra alla sua stessa gente e comandò l’Holodomor, che in ucraino significa “infliggere la morte mediante la fame”? Il dittatore sovietico inviò in Ucraina i commissari L. Kaganovitch, V. Molotov e G. Yagoda, capo della polizia segreta NKVD, a spezzare la resistenza dei contadini e forzare la collettivizzazione. Lo stato iniziò a requisire il raccolto del grano, ordinò il divieto di vendita e il sequestro di tutti i generi alimentari, la confisca di ogni risorsa finanziaria, lo spiegamento di truppe interne e di confine per impedire agli affamati di spostarsi in altre regioni in cerca di cibo. L’Ucraina rimase isolata. Tutte le forniture di cibo e il bestiame furono confiscati. Gli squadroni della morte dell’NKVD giustiziarono gli “elementi contro il Partito”. Durante il rigido inverno del 1932-1933, ogni giorno venticinquemila Ucraini venivano uccisi o morivano di fame e di freddo. Il cannibalismo divenne una pratica comune. L’otto per cento degli intellettuali Ucraini fu ucciso, per un totale di quasi sette milioni di individui. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia tra il 1940 e il 1975, sotto il regime di Mao, per il cosiddetto “grande salto in avanti”, eliminare quasi cinquanta milioni di persone appartenenti al popolo cinese? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare quello che hanno fatto nell’Europa Orientale, dal 1945 al 1947, l’assassinio cioè di almeno due milioni di persone di etnia germanica, principalmente donne e bambini, e la violenta espulsione di oltre quindici milioni di tedeschi, durante la quale due milioni di donne e ragazze tedesche furono violentate? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia tra il 1924 e il 1953, sotto il regime di Stalin, in nome della grande rivoluzione, eliminare nei gulag, per fame e stenti, con deportazioni forzate, venti milioni di persone del popolo russo? Come hanno fatto a fare quello che hanno fatto gli operatori di ingiustizia negli anni 1942-1943 nei numerosi campi di sterminio in Croazia, con particolari campi di concentramento speciali per bambini, organizzati dai cattolici ustascia agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico praticante ricevuto regolarmente dall’allora papa Pio XII? Il più famigerato era il lager di Jasenovac, il cui comandante fu per un certo tempo un certo Miroslav Filipovic, un frate francescano temuto e conosciuto con l’appellativo di “Brüder Tod”, Sorella Morte. Qui gli ustascia cattolici bruciavano vive le loro vittime nei forni. Il numero complessivo delle vittime è stimato sulle quattrocentomila. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia tra il 1933 e il 1945, sotto il regime di Hitler, in nome della vittoria della nuova razza ariana, eliminare nei campi di sterminio milioni di persone del popolo ebraico e di altre nazionalità? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia delle forze governative indonesiane, tra il 1965 e il 1967, eliminare deliberatamente quasi un milione di comunisti indonesiani? Tra il 1974 e il 1999 sono stati eliminati da altri operatori di ingiustizia appartenenti ai gruppi paramilitari filo-indonesiani duecentocinquantamila persone della popolazione di Timor-Est. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia tra il 1975 e il 1979, sotto il regime di Pol Pot, in nome della folle teoria rivoluzionaria dei Khmer rossi, operare per lo spopolamento di intere città, l’annullamento di ogni legame o sentimento umano, l’annullamento di intere minoranze, torturare sistematicamente e uccidere un milione di cambogiani, in quello che viene definito il più efferato massacro di tutti i tempi? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia del governo di Khartum, in una guerra civile durata dal 1983 al 2005, far morire di fame e violenza quasi due milioni di persone, provocando quattro milioni di profughi del popolo del Sudan? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia massacrare in Rwanda e Burundi due milioni di persone a colpi d’arma da fuoco, di machete e bastoni chiodati? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia, in nome della rivoluzione, della libertà, della giustizia, far sparire e uccidere oltre un milione di vittime innocenti nella violenza di stato dei regimi sudamericani, negli ultimi decenni del secolo ventesimo? Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia fare quello che hanno fatto nel genocidio di due milioni di Musulmani Sovietici: Ceceni, Caucasi, Crimeri, Tartari, Tajiks, Bashkirs, Kazani? I combattenti indipendentisti ceceni di oggi, considerati “terroristi” dagli Usa e dalla Russia, sono i nipoti dei sopravvissuti ai campi di concentramento sovietici. Come hanno potuto gli operatori di ingiustizia delle nazioni democratiche fare quello che hanno fatto nel 1998, provocando la morte di un milione di iracheni, tra cui 560 mila bambini, a causa dell’embargo internazionale e della politica di Saddam Hussein?
Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia a compiere quello che hanno compiuto? Come fanno gli operatori di ingiustizia a compiere quello che stanno compiendo in questo momento, in ogni angolo della terra? Come fanno gli operatori di ingiustizia, anche in questo momento, a calpestare la vita di milioni di esseri umani, riducendoli deliberatamente alla miseria, alla fame, mantenendoli nell’ignoranza, fino al loro esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico? Come hanno fatto gli operatori di ingiustizia di questo tempo a creare un sistema economico e politico che uccide ogni anno venti milioni di persone a causa della denutrizione e delle malattie a essa collegate?
C’è un solo modo per riuscire a diventare operatori di ingiustizia ed è rinnegare volontariamente e deliberatamente che gli uomini e le donne, che nascono sulla terra, nascano liberi e uguali in diritti e dignità, siano dotati di spirito, ragione e coscienza per agire gli uni verso gli altri riconoscendosi come fratelli, in autonomia e interdipendenza. Rinnegare l’uomo come essere intelligente e libero è il modo certo per diventare operatori di ingiustizia. Rinnegare l’uomo è la stessa cosa che rinnegare Dio, e chi rinnega Dio rinnega la propria origine divina e la propria destinazione eterna in Dio. Gli operatori di ingiustizia, rinnegando la libertà e la dignità di ogni uomo e donna, rinnegano Dio, rinnegano se stessi, rinnegano l’umanità, rinnegano la propria provenienza divina e rinunciano per sempre al proprio eterno destino in Dio.   
Come potrebbe mai il Signore di tutte le cose non sapere di dove sono, da dove provengono coloro che, per tutta la vita, hanno vissuto come operatori di ingiustizia, cioè come uomini e donne che hanno negato con violenta determinazione ad altri uomini e donne di essere liberi figli di Dio? Come potrebbe mai il Signore di tutte le cose riconoscere come suo figlio chi ha negato, con prepotenza, sopruso e violenza, agli altri uomini di vivere sulla terra come liberi figli della vita? Come potrebbe mai il Signore di tutte le cose riconoscere come figli in cielo coloro che sulla terra hanno sempre negato che gli altri uomini potessero essere loro fratelli, figli della stessa vita, con uguali diritti e dignità, e hanno usato tutte le loro forze e capacità per schiacciare, umiliare, sfruttare, distruggere i loro simili, con ogni atrocità e crudeltà possibile? Tutti gli operatori di ingiustizia che giungeranno alla porta della città celeste – la città celeste non è una raffigurazione simbolica, una figura metaforica, una chimera, ma è proprio la città celeste assolutamente reale del regno di Dio, cui tutti gli uomini giungeranno alla fine del tempo – troveranno la porta chiusa. Alcuni degli operatori di ingiustizia, non ancora paghi dell’arroganza e dello strapotere esercitati sulla terra, cercheranno, anche in quel giorno, di utilizzare le loro competenze di uomini corrotti e trasformisti, e con parole di miele e opportuniste tenteranno di manifestare al Signore la loro sorpresa, la loro protesta e perfino il loro sdegno per quella porta inaspettatamente e inspiegabilmente chiusa, e diranno: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Il Signore, dopo aver taciuto per milioni di anni di vita terrena sulle loro malefatte, sulle loro assurde congetture, convinzioni, ideologie, che hanno motivato, istituzionalizzato, legalizzato le loro allucinanti azioni di violenza e depravazione, risponderà loro e si rivolgerà loro per l’ultima volta. Il Signore di tutte cose dirà: voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia! Il Signore di tutte le cose dirà a costoro non so. Cosa ci può essere di più allucinante e terrificante da ascoltare per un uomo del non so di Dio nei propri confronti? Con queste parole durissime e terribili il Signore non esprimerà giudizi e condanne ma suggellerà e chiuderà quell’azione di rispetto totale e assoluto che ha sempre avuto per l’uomo, sua creatura. Il Signore di tutte le cose non è sceso sulla terra a impedire, volta per volta, i massacri degli operatori di ingiustizia, per noncuranza o incapacità, ma per totale e assoluto rispetto dell’uomo e delle sue scelte, anche quando queste sono andate e vanno contro l’uomo stesso. Le parole durissime e terribili: voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia non sono che il sigillo, la conclusione consequenziale e coerente di questa azione di rispetto assoluto dell’uomo e delle sue scelte durante tutta la storia dell’umanità. Il Signore, come ha sempre rispettato le scelte, anche le più scellerate, e le prese di posizione, anche le più letali, degli operatori di ingiustizia, lungo tutta la storia umana, allo stesso modo, davanti alla porta della città celeste, alla fine dei tempi, rispetterà ancora una volta la decisione degli operatori di ingiustizia di non essersi mai riconosciuti fratelli degli altri uomini, di non essersi mai riconosciuti figli dello stesso Creatore, e li lascerà fuori, e fuori resteranno, fuori per l’eternità dalle dimore celesti preparate per i figli di Dio. In quell’istante tutti gli operatori di ingiustizia proveranno in un unico attimo, moltiplicato a dismisura nell’intensità e nell’eternità, tutta la sofferenza, il dolore, l’angoscia, la disperazione, lo sgomento, la solitudine, l’annientamento, lo strazio, il tormento, il supplizio che hanno procurato nella vita terrena ai loro fratelli.
Gli operatori di ingiustizia non sono solo i grandi macellai dell’umanità ma tutti coloro che, giorno dopo giorno, accettano di collaborare, per paura o per interesse, con i poteri forti del mondo, per sottomettere l’uomo, per depredarlo della sua dignità e libertà, della sua bellezza e del suo onore, della sua indipendenza e autonomia. Nel vangelo è scritto che Dio Padre potrà perdonare tutte le bestemmie che gli uomini diranno, potrà perdonare anche chi ha torturato e ucciso suo Figlio Gesù, perché non lo ha riconosciuto e non lo ha accettato come Figlio di Dio, perché il suo essere Figlio di Dio potrebbe non essere stato così evidente, lampante, indiscutibile, indubitabile per tutti. Ma come potrà Dio perdonare gli operatori di ingiustizia, che non hanno mai voluto riconoscere e accettare la realtà più evidente, lampante, indiscutibile, indubitabile, che cioè tutti gli uomini sono uguali, sono tutti figli della vita, figli di Dio, con la stessa dignità e onorabilità? Nessun uomo può permettersi di sottomettere, schiavizzare, opprimere, torturare, uccidere un suo simile in modo organizzato, pianificato, programmato, senza peccare contro lo Spirito Santo, compiendo il peccato che non ha perdono in terra e in cielo.
Il vangelo rivela cosa succederà quel giorno, alla fine del tempo, agli operatori di ingiustizia davanti alla porta della città celeste e dice: Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Il vangelo rivela anche cosa succederà a tutti coloro che, pur subendo ingiustizia e sopruso da parte degli operatori di ingiustizia, nella loro vita hanno sempre trattato i loro simili come fratelli, come figli della vita, come figli di Dio, tutti uguali nella dignità, con gli stessi diritti e la stessa onorabilità, questi verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio perché troveranno la porta della città celeste spalancata e, tra i canti degli angeli, si incammineranno verso le dimore celesti nella luce di Dio.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Symphonein 15 agosto 2020 ore 17:00 - Accordati e sincronizzati nella preghiera