Lunedì 3 Giugno 2019

7a settimana di Pasqua

Parola del giorno
Atti degli Apostoli 19,1-8; Salmo 67,2-5a.5c.6-7b; Vangelo di Giovanni 16,29-33

Salmo 67,2-5.5.6-7

Regni della terra, cantate a Dio.
Oppure: Cantate a Dio, inneggiate al suo nome.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

2 Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
3
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio.

4 I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
5
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome.

6 Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
7
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.

Vangelo di Giovanni 16,29-33

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: 29 «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30 Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
31
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32 Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. 33 Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!»

Dispersi

Letteralmente è scritto: ecco viene l’ora ed è venuta che sarete dispersi [greco: skorpìzo] ciascuno alle proprie cose [greco: ta ìdia]. Gesù si riferisce senz’altro all’ora della sua passione e morte, ora drammatica in cui tutti i suoi discepoli si disperderanno ognuno per conto proprio, per paura dei capi del popolo, ma intende anche un’altra ora. Con queste parole Gesù annuncia l’ora, il momento terribile della storia, il più terribile della storia umana, nel quale giungeranno tribolazioni tali per cui tutti gli uomini, persino i suoi amici, saranno dispersi. Gesù annuncia che gli uomini saranno dispersi, e dispersi violentemente: il verbo greco usato è skorpìzo, che letteralmente significa “getto, scaglio con forza e violenza di qua e di là”, etimologicamente dalla radice skorp- di skorpìos, “scorpione”. Lo skorpìos è una macchina da guerra usata nell’antichità, ad altissima potenza di lancio, perché non sfrutta l’elasticità di un arco più o meno tendibile, ma la tensione, meglio la torsione di grossissime gomene generalmente costituite da crini di cavallo o da capelli di donna. Questa macchina da guerra è micidiale, per cui il verbo derivante significa appunto: “distruggere, annientare”. Cosa mai può possedere una potenza tale da disperdere l’uomo così violentemente fino ad annientarlo? Chi o cosa ha così tanta forza da spingere l’uomo a disperdersi, a gettarsi via lontano dalla vita verso la distruzione? La distrazione.
Il testo evangelico parla chiaro: la distrazione è disperdersi, l’essere gettato cioè nel proprio, nel particolare, nel personale, nel privato, nel separato, che significa “fuori da Gesù”. La distrazione, che diventa immediatamente preoccupazione, preoccupazione che diventa subito attenzione, attenzione che incatena l’uomo, decentrato e disassato sui propri interessi, progetti, necessità. La distrazione è la macchina da guerra più efficace e micidiale che esista, così micidiale che distrugge e annienta l’uomo da dentro, senza che lui se ne accorga e soffra per questo. È lo skorpìos capace di gettare via l’uomo lontano da se stesso, di scagliarlo qua e là a pezzi, lontano dalla vita e da Dio, completamente disconnesso dalla realtà. La distrazione ha tolto autorità alla verità, energia alla vita, luce all’intelligenza. La distrazione ha tolto ai gesti del sacro ogni potenza, li ha privati di ogni forza spirituale, rendendoli incapaci di qualsiasi impatto sulla gente e sulla vita della gente. La distrazione ha trasformato la grazia e la potenza della preghiera in intrattenimento religioso, l’annuncio delle procedure evangeliche in retorica devozionale. La distrazione diventa indifferenza per tutto ciò che succede realmente, pigrizia atavica rispetto a ciò che deve essere affrontato per essere migliorato, incapacità intellettuale di porre soluzioni vantaggiose per la vita, incapacità spirituale di seminare con coraggio e determinazione il bene dove si vede regnare il male.
C’è un solo antidoto alla distrazione, ed è la consapevolezza. La consapevolezza acuta, profonda, intensa, piena, totalizzante di come l’amore non sia amato, e tutta la vita stia andando in rovina. La consapevolezza che toglie il fiato, che non lascia dormire, che non permette altra attenzione, che, attraverso lacrime infinite e possenti, riconnette con la vita e con Dio. La consapevolezza che ti apre alla conoscenza della tua condizione e di quella di tutti i tuoi simili rispetto all’amore, la consapevolezza di come la mancanza d’amore, in ogni angolo della terra e del cuore, stia generando uomini inerti in tutto, capaci di ogni forma di male, tristezza, malattia, conflitto, distruzione. La consapevolezza di come, davanti alla rovina, alla distruzione dell’uomo e della vita, siano l’inedia e l’inerzia a riempire il cuore degli uomini invece che l’irrefrenabile passione, la dedizione, l’amore. La consapevolezza di come l’inganno di Satana sia entrato nelle vene e nel cervello delle genti tanto che, pur in mezzo alla schiavitù, alla disperazione, alla distruzione, alla miseria, non si accende una sola lacrima di consapevolezza, un palpito del cuore, né tra le vittime, né tra gli aguzzini. La distrazione porterà l’uomo alla rovina totale, se l’uomo non sarà rinato dalla consapevolezza di essersi abituato alla rovina e al male. Satana non desidera convincere a compiere il male ma opera per abituare al male, alla rovina, alla miseria, alla tristezza, alla paura come allo stato di vita naturale dell’uomo. Il progetto di Satana è quello di entrare nella consapevolezza dell’uomo, distraendo la sua forza spirituale, drenando la sua passione amorosa, la sua intelligenza, per arrivare prima a zittirla e poi a sterminarla. L’umanità non potrà conoscere il risveglio, se non diventerà consapevole del proprio sonno, non potrà aprirsi al rinnovamento, se non quando sarà consapevole del marcio che avrà coltivato dentro, non potrà conoscere felicità, se non quando crescerà nella consapevolezza di quanto in basso sarà caduta senza amore e senza Dio. Non ci sarà evoluzione, se non quando l’uomo, in ginocchio, implorando il perdono di Dio con tutto se stesso, senza alcuna distrazione, riempirà in silenzio la terra di lacrime, e così, solo così, Dio potrà condividere con i suoi figli quello che ha in cuore. Se la consapevolezza non diventa preghiera amante e totalizzante, rimane fastidiosa retorica, demagogia fuorviante.
Il testo dice che ciascuno sarà disperso nelle proprie cose, perché non c’è più nulla che all’uomo stia veramente a cuore, semplicemente perché nel suo cuore non c’è spazio che per la distrazione e per i propri momentanei interessi. Nel cuore dell’uomo non c’è spazio che per la distrazione, distratto com’è a combattere i propri simili, per difendere le proprie infinitesimali proprietà private, a lottare per proteggere i propri pregiudizi, per salvaguardare la propria miseria, a gridare per le ingiustizie subite e a imprecare per le emozioni svanite. Anche il popolo di Dio è diventato freddo, inerte, distratto, indifferente e ha lasciato Gesù solo, da solo a sentire il dolore per la rovina dell’umanità. La consapevolezza è sentire la rovina imminente, è vedere con chiarezza come il verme della distruzione serpeggi liberamente, e non per diventare tristi e depressi, ma per diventare centrati, oranti, appassionati, in asse con la vita e con Dio.
La consapevolezza è piangere davanti a Dio per tutte le folli distrazioni quotidiane, piangere con lacrime di cui non conosci la provenienza, ma che ti porteranno a servire la vita e l’amore. Solo quello che nasce dalla consapevolezza immersa nelle lacrime viene dallo Spirito Paraclito. Solo la consapevolezza madida di lacrime ti porta in ginocchio per cercare finalmente Dio, senza devozionismi, religioni, maestri spirituali. Tu e lui e basta. Allora Dio potrà condividere il suo cuore con te.
Gesù era così totalmente e pienamente consapevole della situazione dello stato di rovina dell’umanità che non ha esitato un istante a lasciare che lo inchiodassero in croce, se questo poteva aiutare l’umanità a crescere nella consapevolezza del suo stato alterato e mortale nei confronti dell’amore e della vita. Non ci sarà evoluzione e risveglio da nessuna parte nella terra, se l’uomo non si lascerà inchiodare dalla consapevolezza dello stato di rovina in cui è caduto senza accorgersene, sconnettendosi da Dio, da se stesso, e dalla vita. Gesù dice: ecco viene l’ora ed è venuta che sarete dispersi ciascuno alle proprie cose e lo dice proprio ai suoi discepoli, perché sa che un giorno, il giorno terribile, inizierà proprio con la dispersione dei pastori del popolo, così come annuncia Geremia il profeta: In quel giorno i colpiti dal Signore si troveranno da un’estremità all’altra della terra; non saranno rimpianti né raccolti né sepolti, ma saranno come letame sul suolo. Urlate, pastori, gridate,
rotolatevi nella polvere, capi del gregge!
Perché sono giunti i giorni per il vostro macello;
stramazzerete come vaso prezioso.
 Non ci sarà rifugio per i pastori
né scampo per i capi del gregge. Sentite le grida dei pastori,
gli urli delle guide del gregge,
perché il Signore distrugge il loro pascolo;
 sono devastati i prati tranquilli
a causa dell’ardente ira del Signore (25,33-37).

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.