Paura che cambi ... Una città

Paura che cambi

Una città bellissima, molto, molto ricca, adagiata in una splendida pianura, circondata da boschi, fiumi e laghi, viene a sapere che un re, venuto da lontano, sta mettendo a ferro e fuoco le regioni e le città vicine, devastando ogni cosa, assetato com’è di ricchezze e bottino. Alla splendida città, per il tempo che le rimane prima dello scontro inevitabile, non resta che raccogliere le forze e le ricchezze e investire tutto nella costruzione di gigantesche mura di cinta e di ogni altro stratagemma architettonico per resistere all’assedio. Le pianure rigogliose di campi coltivati, che fasciano i lombi della città, diventano campi minati con ogni trucco e impedimento possibile per rallentare l’avanzata del nemico. Gli aratri vengono forgiati in macchine da guerra, le vesti della danza in armature e divise militari, i banchetti vengono tramutati in raccolte concitate per immagazzinare ogni cibo e alimento in vista del lungo assedio. I preparativi sono ultimati e la città sembra un’altra. Recinti, fortificazioni, buche, protezioni, torri, terrapieni ovunque e, soprattutto, mura, gigantesche mura di cinta così alte che, da fuori, ricoprono la vista delle torri più alte della città e dei palazzi.
Il nemico arriva. In breve si scatena una guerra furibonda e un terribile assedio. Il re straniero è agguerrito, ben organizzato ed estremamente violento ma, dopo mille tentativi di attacco, non riesce ad avere ragione di questa città così bella e fortificata, e ogni tentativo lascia sul terreno decine di migliaia dei suoi più valorosi guerrieri. Il re straniero è vinto, e se ne va per sempre da quelle regioni. La città ha vinto. Ma a quale prezzo? Un prezzo altissimo in vite umane che più non torneranno a riempire di canti, lavori e vita le vie della città, un prezzo altissimo in devastazione delle coltivazioni, rovina delle foreste e dei fiumi.
Dopo molto, molto tempo, la città, ricostruite case e palazzi, riprende la sua vita, riprende il suo splendore, ma le mura gigantesche rimangono. Rimangono lì tutt’attorno alla città, ferite dai colpi, oscurate dal fuoco, rimangono lì a memoria per i cittadini e a monito per i nemici, per sempre.
La città della nostra persona si è costruita così, tra battaglie e conflitti, fallimenti e vittorie. E, per consolidare la nostra struttura psichica, ci siamo costruiti tutto attorno un’enorme muro di cinta. Gli equilibri psichici della nostra persona non sono stati fondati ed eretti sull’amore, ma sono stati fondati ed eretti sulla dolorosa difensività, sono gigantesche mura di cinta erette intorno alle nostre ferite. Per questo la nostra più grande paura è che cambi, che cambi l’equilibrio su cui fondare la nostra vita e le nostre relazioni. È la paura che, dopo tutto quello che abbiamo sofferto e patito per costruire il nostro equilibrio sulle mura di cinta, erette con grande dolore per difenderci dai nemici e dai loro colpi, qualcuno arrivi a dirci che si può cambiare, cambiare equilibrio. In questo senso non c’è peggior nemico per i nostri equilibri che Gesù e il vangelo.
Niente al mondo come Gesù e il vangelo hanno la potenza di proporci nuovi equilibri mentali e spirituali per vivere. Àlzati e mettiti qui in mezzo ne è un sublime esempio. Àlzati dal tuo equilibrio, togliti dalla tua armatura, vieni qui in mezzo, via dal tuo mura di cinta a cui sei terribilmente affezionato e smetti, smetti di avere paura, smetti di costruirti nella difensiva e nel timore, smetti di essere schiavo della memoria delle tue ferite. Àlzati e mettiti qui in mezzo, con un nuovo equilibrio, un nuovo assetto spirituale. Àlzati e mettiti qui in mezzo, mettiti e rimettiti in asse con la vita e con l’amore, con te stesso e con Dio.
Il paralizzato guarisce, ritrova un nuovo equilibrio spirituale e fisico, ma i dirigenti del popolo no. Non sono disposti a cambiare equilibrio, non sono disposti a mettersi lì nel mezzo davanti al Signore senza paura e protezioni, senza difese e arroganze. Non sono disposti a un nuovo equilibrio, e continuano la lotta, continuano a combattere anche colui che non è nemico, che è Amore e Compassione. Chi non è disposto a cambiare la radice dei propri equilibri, fondati sulla paura e sulla difesa, deve prepararsi a lottare e a combattere tutto e tutti, senza neppure distinguere se è amico o nemico.

Vangelo di Luca 6,6-11

6 Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. 7 Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8 Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!» Si alzò e si mise in mezzo.
9
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?» 10 E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!» Egli lo fece e la sua mano fu guarita. 11 Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.