Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Lunedì 18 Settembre 2023

24a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Prima lettera a Timòteo 2,1-8; Salmo 27,2.7-9; Vangelo di Luca 7,1-10

Salmo 27,2.7-9

Sia benedetto il Signore, che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.

2 Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio.

7 Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.

8 Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
9
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre.

Vangelo di Luca 7,1-10

In quel tempo, Gesù 1 quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. 2 Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. 3 Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. 4 Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano -, 5 perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
6 Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7 per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. 8 Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
9 All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!» 10 E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Umiltà e conoscenza

L’umiltà senza conoscenza genera miseria e sottomissione. La conoscenza senza umiltà genera fanatismo e arrogante superbia. Il centurione non conosce personalmente Gesù, ma è come se lo conoscesse da dentro. Il centurione sa, vede, ha capito, è consapevole. A modo suo, nel suo mondo interiore, nella sua intuizione percettiva, è a perfetta conoscenza che Gesù è Dio, il Figlio di Dio, il Signore supremo di tutte le cose, al quale tutto obbedisce nel creato. Il centurione conosce questo come se Gesù gli fosse già dentro, come se Gesù abitasse nella sua casa, sotto il suo tetto da molto tempo. Il centurione conosce e al tempo stesso è umile. Non schivo, timido, infimo, sottomesso, rassegnato, ma è umile, profondamente umile, e riconosce i ruoli, le dimensioni, le potenze, le autorità in gioco. Poiché riconosce Gesù come Signore di tutto e dunque onnipotente e riconosce se stesso uomo, in difetto, povero e limitato, il centurione invita Gesù a non entrare nemmeno sotto il suo tetto, non serve, la guarigione del figlio accadrà ugualmente per la potenza taumaturgica del Maestro che non teme spazi e tempi.
La conoscenza e l’umiltà, quando si uniscono insieme, generano l’intelligenza della fede, la fede quella vera. La fede potente che rimane umile, la fede inarrestabile, ma non fanatica, quella che vede, senza usare gli occhi, che capisce oltre, senza superbia, che muove le montagne, senza forzare, che rende possibile l’impossibile, senza fare pressione, la fede intelligente, gentile, acuta, immediata. La fede del centurione. La fede che strappa perfino a Gesù un brivido di stupita, divina ammirazione: Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!»