Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Domenica 26 Dicembre 2021

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – Anno C

Parola del giorno
Primo libro di Samuèle 1,20-22.24-28; Salmo 83,2-3.5-6.9-10; Prima lettera di Giovanni 3,1-2.21-24; Vangelo di Luca 2,41-52

Beato chi abita

Salmo 83,2-3.5-6.9-10

Beato chi abita nella tua casa, Signore.

2 Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
3
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

5 Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
6
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.

9 Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
10
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.

Vangelo di Luca 2,41-52

41 I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
46
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
48
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» 50 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
51
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il Padre

Giuseppe e Maria, di ritorno da Gerusalemme, dopo le feste della Pasqua, perdono di vista Gesù, e, credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Maria e Giuseppe cercano Gesù tra parenti e conoscenti, così come si può cercare uno di famiglia, uno che fa parte del parentado, uno che si sente essere parte della parentela, ma non lo trovano. Perché? Perché Gesù non è venuto sulla terra per partecipare ai legami del parentado umano, non è venuto per intessere relazioni familiari, per sottoporsi al possesso degli amori terreni. Quando poi Maria e Giuseppe dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava, e credono di aver trovato il loro figlio, in realtà, dalla risposta di Gesù, che non capiscono per nulla, si rendono conto in qualche modo di aver trovato il figlio di qualcun altro, un figlio di un altro padre, il Figlio del Padre.
Gesù, il Figlio del Padre, anche se appena dodicenne, chiarisce perfettamente ai suoi genitori terreni, e, insieme, all’umanità, che lui non è venuto sulla terra per corrispondere alle aspettative dei legami umani, per soddisfare le attese dei familiari terreni, per appagare i desideri degli uomini e delle donne del suo tempo, per rispettare i calcoli delle convenzioni e convinzioni umane, per ossequiare le prospettive e le previsioni dell’addestramento terreno, genitoriale e culturale. Gesù è il Figlio del Padre celeste, e dà assolutamente per scontato che il compimento della sua vita è onorare esclusivamente il desiderio del Padre suo, quello vero, l’unico. Lui lo spiega così: Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio. Gesù sa che il primo, il più comune e fondamentale atto di idolatria e di tradimento nei confronti di Dio è considerare i padri e le madri terreni come divinità e concedere loro l’autorità che dovrebbe avere solo il Padre celeste. Il modo più consueto per rinnegare Dio e allontanarsi da lui è passare la vita a corrispondere alle aspettative dei legami umani, soddisfare le attese dei familiari, appagare i desideri degli altri, rispettare i calcoli delle convenzioni, convinzioni, degli insegnamenti umani, è ossequiare le prospettive, le previsioni, le consuetudini, le leggi, le tradizioni, le mode dell’addestramento terreno, dimenticando che l’uomo ha un solo Padre, Dio Creatore e solo a lui deve portare onore, amore totale e totale obbedienza. L’uomo che ossequia, ascolta, riverisce, considera, segue, ama il padre, la madre, i legami terreni, più di come ossequia, ascolta, riverisce, considera, segue, ama il Padre del cielo, è un uomo disorientato, disassato, offuscato, senza energia, ansioso, smarrito, inconcludente, fragile, infelice, infermo, perché si distacca dalla fonte stessa della vita, dall’energia dell’amore, dalla sorgente della gioia e della conoscenza.
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio segna l’inizio di una nuova generazione umana che ha imparato che non i legami relazionali e familiari devono generare rispetto e amore, ma il rispetto e l’amore possono generare legami e relazioni umane, e che, per poter realizzare magnificamente il proprio compito nella vita terrena, è indispensabile stabilire, quanto prima, quali devono essere i legami con gli uomini della terra e quali con il Dio del cielo.