Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Sabato 20 Novembre 2021

33a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Primo libro dei Maccabèi 6,1-13; Salmo 9,2-4.6.16.19; Vangelo di Luca 20,27-40

Salmo 9,2-4.6.16.19

Esulterò, Signore, per la tua salvezza.

2 Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
annuncerò tutte le tue meraviglie.
5
Gioirò ed esulterò in te,
canterò inni al tuo nome, o Altissimo.

4 Mentre i miei nemici tornano indietro,
davanti a te inciampano e scompaiono,
6
Hai minacciato le nazioni, hai sterminato il malvagio,
il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.

16 Sono sprofondate le genti nella fossa
che hanno scavato,
nella rete che hanno nascosto
si è impigliato il loro piede.
19
Perché il misero non sarà mai dimenticato,
la speranza dei poveri non sarà mai delusa.

Vangelo di Luca 20,27-40

In quel tempo, 27 si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c’è risurrezione - e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29 C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32 Da ultimo morì anche la donna. 33 La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
34
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36 infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. 38 Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
39
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Senza fine

Il gruppo politico-religioso, ricco e potente, dei sadducei ebbe il monopolio del sacerdozio di Gerusalemme per via ereditaria, ebbe cioè la somma dignità, da Salomone fino al 76 a.C., data in cui il gruppo dei farisei fece l’ingresso nel Sinedrio con i suoi scribi e rappresentanti politici, spogliando da quel momento i sadducei di ricchezze, potere e autorità politica e religiosa. Al tempo di Gesù il gruppo dei sadducei era un partito-setta aristocratico legato al potere romano e, per questa ragione, era avversato, in linea di principio, dall’ideologia farisaica. Dal punto di vista dottrinale i sadducei non credevano nell’idea della risurrezione, e non ammettevano la fede né in una retribuzione nell’altra vita, né nella presenza degli angeli e degli spiriti. In questo non era così drasticamente lontana dalla teologia ebraica del tempo che, pur credendo in qualche modo alla risurrezione dei morti, riteneva che l’immortalità non potesse appartenere al singolo individuo, ma al popolo nella sua interezza. Per la teologia e psicologia ebraica del tempo di Gesù, il singolo, l’individuo era soltanto un’astrazione, e il popolo, in senso stretto, non aveva bisogno di risorgere, in quanto, come entità umana, non sarebbe mai morto. Gli ebrei non riuscivano a considerare la persona con un valore intrinseco proprio e individuale, indipendente dal ruolo che aveva sul piano sociale e professionale o dalla funzione che doveva svolgere.
Nel brano del vangelo ne è prova l’esempio che i sadducei, che si avvicinano a Gesù, usano per interrogarlo: è lo “statuto matrimoniale” della donna che conta, non tanto l’identità della sua persona. La problematica che i sadducei sottopongono a Gesù riguarda la risurrezione dei morti, e gliela pongono attraverso una loro deduzione, una domanda paradossale, un’interrogazione retorica, nel senso che nella domanda sono certi di aver incluso anche la risposta, l’unica risposta possibile. I sadducei vogliono dimostrare come le situazioni terrene in genere, già complicate di per sé, intricate per loro natura, se si dovessero perpetuare nell’aldilà, rischierebbero di diventare ancora più assurde e paradossali. Perciò o l’aldilà non esiste, perché perpetuerebbe situazioni assurde oppure, se esiste, non può portare all’uomo alcun vantaggio e beneficio, perché non risolve affatto i problemi, le difficoltà, le contraddizioni, le ingiustizie della vita terrena. Gesù risponde alla sua maniera, ribaltando i piani del problema. Spiega prima di tutto, con chiarezza, che le necessità, le dimensioni, le relazioni, le realtà della terra non sono affatto quelle dei cieli, e poi aggiunge che nessuno, che sappia leggere e interpretare correttamente la Parola di Dio, potrebbe mai mettere in dubbio la verità divina che Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui, affermando così che non solo esiste la risurrezione dei morti ma anche che Dio è il Dio della vita e non della morte e l’uomo, suo figlio, è immortale. In modo delicato e rispettoso, ma molto serio, Gesù evidenzia lo stato di profonda ignoranza e incredulità in cui è immersa l’intelligenza dei suoi interlocutori. Gesù rivela come la lettura e l’interpretazione alla lettera della bibbia, senza cuore e senza amore, non conducono affatto alla conoscenza di Dio e della sua potenza e alle verità rivelate nella Parola. Secondo Gesù il vero piano della riflessione sulla risurrezione è un altro. Gesù sottolinea che, come i sadducei sono la dimostrazione evidente che una concezione laica della vita, che ignora Dio e la sua potenza, non può essere garanzia di una vita terrena determinata al benessere nel rispetto della dignità di tutti, così una concezione religiosa che sposta nell’aldilà le soluzioni alle problematiche, alle ingiustizie, alle miserie, alle contraddizioni della vita terrena diventa profondamente fuorviante e ingannatrice. Il piano della riflessione secondo Gesù è che l’uomo deve cercare di entrare nella consapevolezza del fatto che Dio è il Dio della vita e non della morte e che ci ha donato una vita senza fine da vivere in pienezza e felicità già su questa terra, realizzando le sue procedure evangeliche, affinché noi uomini possiamo risorgere alla vita senza fine nella luce delle dimore celesti, splendenti come il sole e radiosi come gli angeli. Gesù rivela come la conoscenza dell’aldilà e della potenza di Dio deve aiutare l’uomo a vivere la vita terrena al massimo delle sue potenzialità, nella ricerca del pieno benessere per tutti, predisponendolo così all’accoglienza della vita senza fine in Dio. Gesù rivela all’umanità con chiarezza che la morte non è l’ultima fermata del treno della vita, e che la vita terrena non è né deve essere vissuta come surrogato di quella celeste, né tanto meno che la vita celeste deve essere considerata la terra della migrazione ultima per scappare da una vita terrena malata, triste, piena di miseria e sofferenza. La vita è una e una sola, e sarà per sempre una vita da vivere con amore e nella gioia.