Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Mercoledì 6 Ottobre 2021

27a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Giona 4,1-11; Salmo 85,3-6.9-10; Vangelo di Luca 11,1-4

Salmo 85,3-6.9-10

Signore, tu sei misericordioso e pietoso.

3 Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
4
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia.

5 Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
6
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

9 Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
10
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

Vangelo di Luca 11,1-4

1 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
2
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
3
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Sette ali

Ogni forma di religiosità, ogni congregazione, movimento e comunità spirituale si distingue, tra le altre cose, per il suo modo di pregare. Giovanni Immergitore aveva creato una comunità spirituale nel deserto e, di certo, aveva insegnato ai suoi anche un modo per pregare. Ora, alcuni dei suoi discepoli che sono entrati a far parte della comunità dei discepoli di Gesù chiedono a Gesù di insegnar loro a pregare. Chiedono a Gesù che insegni loro a pregare ma, in verità, chiedono a Gesù un distintivo, un distintivo per riconoscersi ed essere riconosciuti. Chiedono a Gesù in che modo la preghiera del loro gruppo e della loro comunità li debba contraddistinguere, nel modo e nello stile, da qualsiasi altro gruppo spirituale. Chiedono a Gesù un modo di pregare che li possa identificare, distinguere, rappresentare, caratterizzare.
Gesù risponde ai discepoli donando loro e all’umanità intera il Padre Nostro – in realtà, nella versione di Luca, al termine Padre Gesù non aggiunge Nostro – e, con questo dono, offre agli uomini ben altro che una preghiera e un modo di pregare. Gesù non risponde insegnando un nuovo modo di pregare ma rivela che quando l’uomo desidera mettersi in contatto con Dio, quando desidera pregare, al di là del modo e dello stile, la sua preghiera, per essere preghiera vera e avere il potere di creare un contatto energetico e spirituale con Dio, deve volare con sette ali. Infatti risponde: Quando pregate, dite. Gesù non risponde alla domanda di come pregare, ma ispira l’umanità a usare sempre le sette ali della preghiera, affinché la preghiera sia vera e potente.
Quali sono le sette ali della preghiera rivelate nel Padre?
Prima ala. Padre. La preghiera è riconoscimento grato, umile, gioioso, intelligente, del fatto che Dio è Padre e tutti gli altri sono fratelli. La prima ala è conoscere, è riconoscere il fatto che Dio è Padre, è il Padre, e tutti gli altri legami umani non possono superare in intensità, potenza, passione, autorevolezza questo legame d’amore con lui. A differenza di questo, i legami terreni non ci accompagneranno nella vita definitiva senza fine. In breve, la prima ala è sintetizzata nella legge eterna: E amerai il Signore Dio di te con tutto il tuo cuore-mente, con tutta la tua anima-corporata e con tutto il meglio di te stesso.
Seconda ala. Sia santificato il tuo nome. Pregare è conoscere e riconoscere il fatto che tutto quello che Dio ha creato, tutto quello che opera, sceglie, decide, lo realizza per amore e per gloria del suo nome. È in nome del suo nome che Dio ci ama, ci ascolta, ci guarisce, ci salva, ci libera, ci perdona sempre con infinita compassione. Onorare il nome santo di Dio con la vita è il compito di ogni uomo e donna che entrano nella vita terrestre.
Terza ala. Venga il tuo regno. Non esiste preghiera se, al di sopra di ogni cosa e prima di ogni richiesta e desiderio umani che la preghiera esprime, non c’è il desiderio che il regno di Dio, cioè quel certo modo, quel modo certo di Dio di fare le cose, si realizzi completamente e pienamente.
Quarta ala. Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano. Nella gerarchia dei desideri e nella potenza della passione, dopo e solo dopo aver chiesto che si compia il regno, ha senso e significato ogni richiesta di aiuto, soccorso, necessità e bisogno.
Quinta ala. E perdona a noi i nostri peccati. Qualsiasi sia il tipo di preghiera, lo stile, il modo in cui si prega, il cuore della preghiera è l’umile, sincera, fiduciosa richiesta del perdono di Dio dei peccati – il termine greco riferito a peccato è hamartìa, “errore, mancanza di bersaglio, sbaglio di mira”. Chiedere perdono a Dio rende consapevoli dei propri errori e libera dai sensi di colpa, rende più capaci di leggere se stessi, e compassionevoli e misericordiosi verso i fratelli.
Sesta ala. Anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore. Un uomo che prega Dio e, nell’istante stesso in cui si rivolge a Dio, non perdona di cuore a tutti i suoi fratelli ogni male che gli hanno fatto, non sta più pregando ma sta recitando una serie di parole vuote, svuotanti, infastidenti, capricciose, irrispettose, ipocrite, inutili. Questo è il motivo principale per cui gli uomini e le donne pregano poco, e quando lo fanno la loro preghiera non funziona, non porta reale mutamento. Si prega poco, perché ogni azione di preghiera deve assolutamente coincidere con un’azione di perdono offerto, perciò il più delle volte non manca il desiderio di pregare ma la voglia, la scelta, la decisione di perdonare. Se poi con la preghiera non coincide la voglia, la scelta, la decisione di perdonare, la preghiera è inutile, non porta a nulla.
Settima ala. E non abbandonarci alla tentazione. La settima ala della preghiera è la certezza, la sicurezza oggettiva intellettuale e di fede che Dio non ci tenta mai, non ci abbandona mai alla tentazione, non si mette mai a fare il lavoro di Satana e dei suoi diavoli. La settima ala è pregare con cuore puro, cioè con un cuore che non pensa mai male di Dio, qualsiasi cosa accada nella vita.
Queste le sette ali per pregare rivelate nel Padre, che è in realtà riduttivo considerare soltanto come una preghiera da recitare. Il Padre non si può solo recitare, è da vivere, da realizzare, da scegliere. Queste sono le sette ali della preghiera con le quali il cuore dell’uomo può elevarsi a Dio e può volare come una rondine tra le sue braccia, ma queste sono anche le ali senza le quali l’umanità non potrà volare verso la casa del Padre, nella vita di luce e pace senza fine.
Gesù ha rivelato e sintetizzato in poche parole le sette ali della preghiera, così che l’umanità potesse scriverle facilmente nel proprio cuore, perché il Padre supera tutte le scuole, i sistemi, le abitudini, i metodi di preghiera della storia, ed è il cuore del vangelo, l’anima del suo messaggio, il kèrigma della nuova chiesa.

Nota per il lettore
È possibile approfondire la conoscenza della preghiera del Padre Nostro, tradizionalmente conosciuta e usata, nella traduzione dalle lingue originali, aramaico e greco, presente all’interno dell’opera Shiloh, di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2009, pp. 249-283.