Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Lunedì 27 Settembre 2021

26a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Zaccarìa 8,1-8; Salmo 101,16-21.29.22.23; Vangelo di Luca 9,46-50

Salmo 101,16-21.29.22.23

Il Signore ha riconosciuto Sion ed è apparso nel suo splendore.
Oppure: Si raduneranno i popoli per servire il Signore.

16 Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
17
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
18
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera.

19 Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo, da lui creato, darà lode al Signore:
20
Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
21
per ascoltare il sospiro del prigioniero,
per liberare i condannati a morte.

29 I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
la loro stirpe vivrà sicura alla tua presenza.
22
perché si proclami in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme.
23
quando si raduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore.

Vangelo di Luca 9,46-50

In quel tempo, 46 nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
47 Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino 48 e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
49 Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». 50 Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Virosi

I discepoli di Gesù, investiti da Gesù del mandato di annunciare al mondo il vangelo, perfino con Gesù fisicamente presente in mezzo a loro, sono già ammalati, sono già colpiti dalla virosi, e la loro febbre è già alta, così alta da provocare il delirio. La virosi è l’ambizione che causa nella mente degli uomini una febbre, una febbre altissima che porta al delirio, al disorientamento totale, al comportamento incontrollato, a uno stato di allucinazione confusionale che si manifesta sempre attraverso due piaghe psico-emotive: l’indispensabilità della gara e l’indispensabilità del conflitto. La virosi dell’ambizione costringe il contagiato a vivere psicoemotivamente, sempre e costantemente, nello stato della sospensione, perché è sempre in sfida, sempre in gara, sempre in competizione, sempre proteso a proteggere i propri risultati e a screditare quelli degli altri, trasformando la propria vita in una spietata corsa contro la concorrenza.
La virosi dell’ambizione costringe il contagiato a vivere spiritualmente, sempre e costantemente, nello stato della separazione da se stesso, perché segretamente ritiene che il proprio sé non sia mai all’altezza della situazione, e nello stato della separazione dagli altri, perché il delirio provocato dalla febbre causa nell’ammalato l’indispensabilità di combattere, di combattere senza sosta sempre e comunque, e di generare continuamente dei nemici. La virosi dell’ambizione costringe il contagiato a vivere fisicamente, sempre e costantemente, nello stato della tensione, perché non può mai permettersi comportamenti, atteggiamenti, gesti, parole che non siano in una qualche forma minacce, intimidazioni, provocazioni.
Nemmeno Gesù può risparmiare ai suoi discepoli il contagio della virosi dell’ambizione, né che la malattia si manifesti chiaramente in un delirio febbricitante, che li porta prima a discutere animatamente tra loro chi sia il più grande e poi a cercare nemici tutt’attorno, per avere di che combattere senza sosta. Gesù, con infinita pazienza, cerca di curare la febbre delirante dei suoi con le proprie parole di pace, e poi rivela loro l’antidoto alla virosi dell’ambizione, che è l’umiltà. L’umiltà del cuore, della psiche e dello spirito fa guarire dalla virosi dell’ambizione e dona la pace dentro, la pace che nessuno può strappare dal cuore. L’umiltà non ha bisogno della gara per sentirsi vittoriosa, non ha bisogno di combattere per sentirsi importante, non ha bisogno di generare nemici per sentirsi nel giusto. L’umiltà non forza, non assedia, non cerca spazi per sé, non inchioda, non entra in conflitto, non attacca, non sbarra, non elimina, non separa, non controlla, non imbavaglia, non domina, non possiede, non respinge, ma, soprattutto, l’umiltà non combatte, non combatte mai e, davanti agli occhi di Dio, vince sempre.