Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Domenica 26 Settembre 2021

26a del Tempo Ordinario – Anno B

Parola del giorno
Numeri 11,25-29; Salmo 18,8.10.12-14; Lettera di Giacomo 5,1-6; Vangelo di Marco 9,38-43.45.47-48

Salmo 18,8.10.12-14

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

8 La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.

10 Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.

12 Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
13
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.

14 Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

Vangelo di Marco 9,38-43.45.47-48

In quel tempo, 38 Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40 chi non è contro di noi è per noi. 41 Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
42 Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43 Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. 45 E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. 47 E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

La vita

Gesù dice: è meglio per te entrare nella vita. Gesù afferma che questa vita nella dimensione terrestre non è di fatto la vita definitiva, non è tutta la vita ma una parte di essa. Del fatto che un giorno tutti gli uomini e le donne della terra entreranno nella vita, la vita vera e definitiva, Gesù ne parla come di una realtà del tutto evidente e perfino scontata. Gesù afferma che tutti gli uomini e le donne che hanno vissuto in questo pianeta un giorno entreranno nella vita, in quella che lui stesso definisce la vita, la vita senza fine. Gesù rivela con queste parole che non c’è reincarnazione, la vita è una e una sola, ma quella che gli uomini vivono sulla terra non è la vita nella sua pienezza, ne è solo un frammento temporale. Quella che Gesù chiama vita, l’umanità potrà viverla solo dopo l’esistenza sulla terra. Gesù rivela che gli uomini un giorno senz’altro entreranno nella vita senza fine e ci entreranno o per viverla splendenti come il sole, belli come gli angeli, nella pace e nell’amore di Dio, nelle dimore delle città celesti del regno di Dio, oppure per viverla senza fine nella Geenna. Cos’è la Geènna?
Geènna è forma greca dall’aramaico gehinnàm, che a sua volta deriva dall’ebraico ge-hinnòm (Giosuè 18,16), abbreviazione dell’originario ge-ben-hinnòm, “valle del figlio di hinnom”. Capovolgendo le lettere ebraiche del termine hinnòm si ottiene hammòn e ghe-hammòn, “valle della moltitudine”, di cui parla il profeta Ezechiele, cioè la valle del giudizio finale. La valle di Innom si trova a sud di Gerusalemme (l’attuale Wadi er-zababi). Sotto gli ultimi re di Giuda, Acaz e Manasse, in questa valle venne costruito un tempio per il culto idolatrico del dio pagano Moloch-Baal, al quale erano offerti mediante il fuoco sacrifici umani: in particolare gli ebrei in questo luogo sgozzavano e bruciavano i loro figli per compiacere tale dio (2Cronache 28,3; 33,6; Geremia 7,31-32; 32,5). Il fedele re Giosia fece eliminare questo orrendo rituale e per rendere quel luogo inaccessibile al popolo e cancellarlo dalla sua memoria trasformò la valle in discarica (2Re 23,10). La valle di Innom divenne il luogo di scarico in cui si bruciavano i rifiuti di Gerusalemme. I corpi degli animali morti vi erano gettati per farli consumare dal fuoco, a cui si aggiungeva zolfo per alimentare la combustione. Vi erano gettati anche i cadaveri dei criminali giustiziati, considerati non meritevoli di una degna sepoltura in una tomba. Se tali corpi morti andavano a finire nel fuoco venivano consumati, ma se i cadaveri cadevano su una sporgenza del dirupo, la carne in putrefazione veniva infestata dai vermi, che non morivano finché non l’avevano completamente consumata, lasciando solo lo scheletro. In questa valle della putrefazione, il fuoco era tenuto costantemente acceso, il fuoco era perenne. L’immagine della Geènna è usata da Gesù e dai suoi discepoli per simboleggiare la distruzione eterna, l’annientamento dall’universo di Dio, cioè la “seconda morte”, una vita di morte senza morte, in un luogo dove tutto è consumato da un fuoco che non si spegne mai. La Geènna è dunque diventata per similitudine simbolo dell’inferno, un luogo orrendo, marcio nell’essenza, un abisso di desolazione pieno di impurità e decomposizione, consumato da un fuoco inesorabile e senza fine, un fuoco che non si estinguerà mai.
Tutti gli uomini e le donne della storia della terra entreranno nella vita senza fine. Alcuni entreranno nella vita definitiva per entrare nelle dimore celesti della casa del Padre, altri entreranno nella vita definitiva per dimorare nella valle della decomposizione infuocata, dove si vive la vita della morte che non conosce morte. Ma cosa o chi deciderà chi entrerà nella vita per abitare le città celesti della casa del Padre o la valle della Geènna, la valle della morte che non muore? Ciò che deciderà dove ciascuno degli uomini e delle donne della storia andranno a risiedere nella vita definitiva è il tipo di vita che ciascuno di essi avrà vissuto sulla terra. Gesù rivela all’umanità qual è il modo di vivere la vita su questa terra che assicura, una volta entrati nella vita senza fine, di abitare per sempre nella Geenna: Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Scandalo, dal greco skàndalon, significa “trappola, inciampo, molestia”, e scandalizzare, dal verbo skandalìzein, “procurare o ricevere inciampo”. Secondo Gesù il modo sicuro per assicurarsi un posto definitivo nella Geènna è vivere la vita sulla terra con il preciso e consapevole intento di essere, in qualsiasi modo possibile, un inciampo, un ostacolo, un impedimento, una barriera, un intralcio al fatto che i piccoli, cioè i bambini e le persone semplici, possano accogliere Dio nel loro cuore e a lui credere in modo semplice e naturale. La Geènna è il luogo della morte che non muore, destinato a chi ha trasformato la propria vita terrena in una trappola in cui far cadere le persone semplici per far allontanare dal loro cuore il volto di Dio.