Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Giovedì 23 Settembre 2021

25a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Aggèo 1,1-8; Salmo 149,1-6a.9b; Vangelo di Luca 9,7-9

Salmo 149,1-6a.9b

Il Signore ama il suo popolo.

1 Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
2 Gioisca Israele nel suo creatore,
esultino nel loro re i figli di Sion.

3 Lodino il suo nome con danze,
con tamburelli e cetre gli cantino inni.
4 Il Signore ama il suo popolo,
incorona i poveri di vittoria.

5 Esultino i fedeli nella gloria,
facciano festa sui loro giacigli.
6 Le lodi di Dio sulla loro bocca.
9 Questo è un onore per tutti i suoi fedeli.

Vangelo di Luca 9,7-9

In quel tempo, 7 il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», 8 altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
9 Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?» E cercava di vederlo.

Ma perché?

Erode si chiede perché mai non finisca la storia dei profeti, di queste voci sciolte ed esaltate, che guariscono i malati, cacciano i demoni e ispirano i popoli a riappropriarsi della loro libertà, dignità e bellezza. Erode si chiede come, nonostante lui abbia in mano il potere, l’educazione, gli eserciti, l’economia, le comunicazioni di massa, la persuasione occulta, le banche, la politica, le religioni, le scuole, la scienza, la medicina, le organizzazioni criminali, ogni forma di spionaggio, la legge, i tribunali, possano ancora sorgere dei profeti tra gli uomini e le donne di questa generazione. Erode si chiede quali possano essere le falle del suo sistema di controllo e di persuasione dal momento che ogni tanto queste voci incontrollabili, inedite, destabilizzanti si fanno ancora sentire in giro per il mondo e per la storia e se perfino qualcuno li sta ad ascoltare.
Dopo aver profuso tutte le sue energie
nel persuadere la gente a credere che sarebbe stato Dio stesso a dividere il mondo e l’umanità in caste, stabilendo così in modo ineluttabile che i poveri devono restare poveri e i ricchi hanno come mandato divino quello di arricchirsi sempre di più, Erode si chiede perché ci sia ancora così tanta gente che mal si adatta alla povertà, alla miseria, alla fame, alla sete, alla malattia.
Erode si chiede perché la gente voglia vivere bene, sana, serena, felice e in pace già su questa terra prima ancora di entrare in paradiso. Erode è molto contrariato dal fatto che la gente voglia vivere nel benessere fin da questa terra, senza aspettare il paradiso, quell’idea di paradiso che lui stesso ha fatto inventare e divulgare dalle religioni, per svuotare il cuore della gente della vera fede, la fede che permette all’uomo di diventare sapiente e forte, libero e indipendente, e riempirlo così di paura e terrore. Il paradiso inventato da Erode non ha nulla a che fare con il paradiso di Dio, con il paradiso che Gesù ci rivela e ci fa conoscere. È un paradiso ideologico, costruito nel cervello della gente, un luogo inesistente, del tutto mentale, che serve solo a estirpare dall’anima dell’uomo tutti i suoi sogni e i desideri, le aspirazioni, i doni e le capacità divine allo scopo di seminare la convinzione satanica che i sogni e ogni felicità si possano realizzare solo e unicamente in quel luogo. Questo paradiso permette a Erode – che tutto ha preordinato e organizzato per mantenere i popoli nella schiavitù, nell’oppressione, in modo tale che mai nessuno dei poveri possa raggiungere la felicità, la pace, la salute e il benessere – di riempire il cuore e la mente dei popoli della perversa convinzione secondo cui, per costruire un mondo migliore, sarebbe assolutamente fisiologico doversi sottoporre senza sosta a degradanti schiavitù e a devastanti mutilazioni psichiche, fisiche, spirituali e a ignobili sacrifici. Perciò Erode si chiede per quale oscuro motivo la gente che ha fame voglia mangiare senza dover spendere tutta una vita in un lavoro da schiavi; perché i popoli, che sono trascinati in continue guerre fratricide – la guerra è sempre fratricida –, desiderino vivere in pace, quando la pace non agevola economicamente in nessun modo gli imperi che costruiscono armi. Per Erode è strano che la gente ammalata desideri guarire, dopo aver usato per secoli e millenni le religioni per convincere l’uomo che la malattia e la sofferenza, quando non sono frutto del corredo genetico, della sfortuna o del destino, sono un dono di Dio per pagare il conto pregresso dei peccati, un regalo della sua divina provvidenza e predilezione per salvare l’anima all’uomo. Erode si chiede perché la gente ammalata desideri guarire in modo naturale, gratuito secondo la potenza del dialogo interiore dello spirito, senza così ingrassare le case farmaceutiche. Erode si chiede se sia segno di vera intelligenza che un uomo desideri essere libero di organizzare la propria vita, se questo libertinismo smodato manda in rovina il sistema mondiale di controllo del potere. Erode è perfino stupito dalla riottosità di quelle persone che ancora non vogliono sottomettersi a tutta la lungimirante benevolenza del potere, della legge, dei sistemi bancari, perché queste persone alimentano un pericolosissimo e illegale populismo dissidente che rallenta il processo di omologazione e di raggiungimento del potere assoluto sui deboli da parte dei forti.
Erode sente parlare di Gesù e della potenza che esce dalle sue parole e dalle sue mani, potenza che opera ogni tipo di guarigione e di risurrezione ed è stupito, sorpreso perché non capisce da dove possa essere sbucato fuori un altro di quelli, di quei profeti di Dio, di quelle voci intriganti che rovinano la vita delle persone, perché sanno ispirare all’umanità il cambiamento, il mutamento, la metànoia verso la felicità. Erode vorrebbe perfino vederlo in faccia, tanto è sorpreso che sia passato attraverso le maglie del sistema del controllo e del terrore. Erode è malvagio ma non è stupido e questa volta intuisce che questo nuovo tipo, che è arrivato in quell’oscuro lembo di sabbia e di pietre, ha qualcosa che non sarà facile imbrigliare e sopprimere, ha qualcosa che ha la forza di risvegliare nell’uomo il desiderio del cambiamento. Erode non è stupido e sa bene che non c’è nulla di così irrefrenabile e inarrestabile nella vita come il cambiamento, e questa nuova voce che è arrivata non parla d’altro, essa annuncia, rivela, propone, ispira metànoia, cioè cambiamento, il cambiamento. Erode sa che è finito il suo tempo, il tempo in cui è riuscito a persuadere all’idea che il cambiamento è illegale, immorale, pericoloso, peccaminoso, contro la volontà di Dio e il benessere dell’uomo. Erode cercherà di eliminare anche questa voce, ma questa non è una voce qualsiasi, non è la voce di un uomo, questa è la voce di Dio e, per decapitare la voce di Dio dalla terra, a Erode non basterebbe eliminare l’umanità intera, perché la voce di Dio è nel cuore di ogni uomo.