Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Martedì 7 Settembre 2021

23a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Lettera ai Colossési 2,6-15; Salmo 144,1-2.8-11; Vangelo di Luca 6,12-19

Salmo 144,1-2.8-11

Buono è il Signore verso tutti.
Oppure: Il Signore è grande nell’amore.

1 O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
2
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

8 Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
9
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

10 Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
11
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Vangelo di Luca 6,12-19

12 In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14 Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15 Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16 Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
17
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

In ginocchio

Gesù se ne va sul monte a pregare e passa tutta la notte pregando Dio suo Padre. Quando si fa giorno chiama a sé i suoi discepoli e tra tutti ne sceglie dodici ai quali dà il nome di apostoli. Sceglie Simone al quale dà il nome di Pietro, il Pietro che lo rinnegherà tre volte, sceglie Tommaso che tanto faticherà a credere alla risurrezione, sceglie Giuda che lo tradirà e lo venderà al nemico per una manciata di monete, sceglie tutti gli altri che più volte nel vangelo vengono raccontati pieni di ambizione, invidia, paura, pregiudizi, deboli nella fede e nella capacità di comprendere, arroganti, presuntuosi, fragili, tutti gli altri che nei giorni della persecuzione e della croce scapperanno e si nasconderanno impauriti. Gesù, dopo una notte di intima preghiera con il Padre, sceglie questi. Con la nostra piccola mente c’è da chiedersi, se non avesse pregato, chi avrebbe scelto. La nostra piccola mente umana crede che Gesù abbia pregato il Padre una notte intera, e chissà quante altre volte, per scegliere accuratamente e in modo oculato i suoi apostoli, ma non è così.
Forse che colui che tutto vede e conosce, colui che è la Via, la Verità, la Vita, colui per mezzo del quale tutto fu fatto e creato e senza il quale nulla fu fatto e creato di ciò che esiste, non sa chi deve scegliere? Forse che Gesù non è in perfetta, intima, assoluta, continuativa unione e unità con il Padre e il Paraclito Spirito tanto da aver bisogno di pregare una notte intera per avere la lucidità e la sapienza per scegliere i suoi uomini? A cosa serve la notte di preghiera di Gesù? Gesù non prega per sapere delle cose, per avere consigli, per condividere delle scelte, ma per amare e, nell’amore, generare amore. Gesù prega il Padre per generare tutta l’energia di amore che è indispensabile a quei piccoli dodici uomini per iniziare la loro avventura con il vangelo, in mezzo al mondo. Gesù non passa una notte in preghiera amante e intima con il Padre per scegliere i migliori tra i suoi discepoli, i più perfetti, ma prega per creare le condizioni energetiche e di forza dello Spirito affinché a quelli che ha scelto, uomini così poveri e limitati, non venga mai a mancare la forza, il desiderio, la voglia gioiosa di migliorare sempre e di non cedere alla tentazione più potente del Maligno, alla sua tentazione sovrana, quella di fermarsi una volta caduti. Gesù nella preghiera al Padre genera quel ponte di energia meravigliosa e potente per rendere possibile ai suoi apostoli, qualora lo vogliano, la vittoria su ogni caduta, la ripresa dopo ogni fallimento ed errore. Gli uomini non sanno che la posizione in cui Satana preferisce vedere e tenere l’uomo è quella in ginocchio, posizione molto cara anche a Dio. È la posizione preferita da Satana perché l’uomo, quando dalla posizione eretta e nobile di figlio regale di Dio, viene schiacciato dai propri errori contro l’amore, viene schiacciato dal male, dalla violenza, dall’umiliazione, dalla miseria, dall’ignoranza, dai poteri forti e malvagi, prima di cedere e strisciare definitivamente per terra, passa attraverso la posizione intermedia dello stare in ginocchio. Satana prova un piacere sconsiderato nel vedere e nel tenere un figlio di Dio in ginocchio, nello stato della sottomissione, dell’oppressione, dello sfinimento, della paura di se stesso, di Dio, della vita. Per questo la tentazione più potente di Satana non è quella che fa errare l’uomo rispetto all’amore e alla luce di Dio, ma è quella che lo tiene in ginocchio dopo la caduta senza il desiderio e la voglia di rialzarsi, senza fiducia nell’amore sconfinato di Dio. Anche Dio ama vedere l’uomo in ginocchio, perché in ginocchio l’uomo può rientrare in se stesso e rendersi conto di quanto gli manca l’amore e la luce di Dio, può umilmente chiedere perdono e offrire perdono, può rialzarsi nella dignità e nella nobiltà dei figli di Dio e riprendere il cammino. Gesù prega il Padre per offrire ai suoi apostoli la forza, l’energia di amore e il desiderio di volersi sempre, sempre, sempre, rialzare nella compassione di Dio ogni qualvolta cadano. Gesù non sceglie gli apostoli perché sono i migliori a non cadere, ma perché sono i migliori a rialzarsi sempre e a ripartire con gioia dalle loro ginocchia e dalla compassione di Dio, una volta caduti. Dio non sceglie per sé quelli che mai cadono, ma quelli che sempre si rialzano. È solo sperimentando in ginocchio l’invasione amorosa della compassione di Dio, che l’apostolo potrà far invadere dalla compassione il popolo dei figli di Dio. Ecco perché il vangelo scrive: Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. La forza che esce da Gesù, che tutto e tutti sana e salva, è la compassione di Dio per i suoi figli, la stessa compassione che Dio ispira ai suoi figli verso i loro fratelli. La compassione di Dio esce come energia sanante da Gesù, la compassione di Dio è rappresentata anche dal luogo pianeggiante che Gesù sceglie per fermarsi e per donare la sua Parola al suo popolo, per risvegliarlo alla conoscenza, per guarirlo da ogni suo male. Gli Apostoli se non saranno uomini della compassione di Dio non saranno uomini di Dio ma uomini di religione, e non potranno dar vita alla chiesa degli uomini di Dio ma unicamente alla chiesa degli uomini di chiesa. È la chiesa degli uomini di chiesa che, vivendo senza compassione tutto questo tempo da Gesù in poi, ha generato in venti secoli una spirale di energia malefica e velenosa che ora si concretizzerà e ricadrà sulla chiesa, su tutta la chiesa, sulla chiesa degli uomini di Dio e quella degli uomini di chiesa, in una persecuzione senza precedenti e che mai più l’umanità conoscerà. Quest’ultima persecuzione della chiesa sarà infinitamente più cruenta e terribile della prima, accadrà all’improvviso e non durerà molto tempo, durerà il tempo necessario per colmare di sangue i calici che per millenni si sono levati al cielo vuoti della compassione di Dio e pieni del nome della religione, del potere, del prestigio.