Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Domenica 5 Settembre 2021

23a del Tempo Ordinario – Anno B

Parola del giorno
Isaìa 35,4-7a; Salmo 145,6c-10; Lettera di Giacomo 2,1-5; Vangelo di Marco 7,31-37

Loda il Signore

Salmo 145,6c-10

Loda il Signore, anima mia.

6 Il Signore rimane fedele per sempre,
7 rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

8 Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
9 il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
10 Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Vangelo di Marco 7,31-37

In quel tempo, Gesù, 31 uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
32 Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33 Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34 guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!» 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
36 E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37 e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!»

Nodi

Gesù compie un’opera meravigliosa, ripristina l’armonia dell’energia vitale di un sordomuto e lo guarisce. L’opera di ripristino di Gesù segue una procedura precisa quanto efficace. Per prima cosa Gesù non vuole dare spettacolo di sé e della sua opera, compie le sue meraviglie in disparte, lontano dagli occhi della superficialità, del pregiudizio, lontano dal labirinto senza uscita delle chiacchiere. Esattamente come nei giorni della creazione, quando ogni splendore creativo fu compiuto senza spettatori. Poi Gesù usa le mani, l’imposizione delle mani, ma non solo, usa più propriamente il tatto, usa le dita e le mette sulle orecchie dell’ammalato. Senza dubbio quelle orecchie avranno riconosciuto il tatto, l’energia, la vibrazione rivitalizzante di quelle dita, dita attraverso le quali tutto è stato creato, tutto ha avuto vita, tutto continua ad avere vita in ogni istante. Gesù usa anche la saliva per guarire, usa la sua saliva per toccare la lingua di quel figlio muto, come si usa un unguento utile a guarire e a risanare. Usare la saliva come elemento efficace per la guarigione faceva parte di un’antica tradizione e usanza nella cultura ebraica (vedi anche Marco 8,23). Pertanto Gesù si adegua alla tradizione della gente del suo tempo che riteneva la saliva un concentrato dell’alito, dello spirito, della forza di una persona.
Gesù completa la sua opera di liberazione dai nodi emettendo un sospiro – in Genesi 2,7 è scritto: [] e soffiò nelle narici di lui soffio di vita e divenne l’uomo anima vivente –, sospiro rivolto verso il cielo, sospiro amante di gratitudine, di comunione verso il cielo, perché tutto quello che Gesù compie, lo compie in perfetta e intima comunione amante con il Padre e con il Paraclito Spirito. E nel momento culminante della procedura di liberazione di Gesù il sospiro amante e compassionevole dell’Uno s’incarna nel suono e diventa Parola, Parola che sempre sana e salva. Parola di Dio che sempre sana e salva perché, a differenza di quella dell’uomo, è sempre sia significato che funzione, cioè ha sempre in sé, nello stesso istante, sia la potenza di esprimere ciò che dice, sia la potenza di realizzare ciò che deve compiere. Nella Parola di Dio significato e funzione, senso e realizzazione sono sempre all’unisono. Effatà, cioè: apriti. Effatà è la parola divina uscita dalla bocca dello Spirito Paraclito quando ha dato vita a tutto ciò che è vita e che può riavvicinare all’armonia della vita tutti coloro che, per incalcolabili motivi, dalla vita si sono allontanati. Effatà è l’unica parola dell’universo che questo figlio, incapace di accogliere ed emettere suono, può sentire e ascoltare per entrare in risonanza con Dio, con la vita, con se stesso. Lo Spirito Paraclito non smette un solo istante, nell’intimo del cuore di ciascun figlio di Dio, di cantare con melodie inesprimibili e dolcissime: Effatà, cioè: Apriti. Apriti all’amore di Dio, o figlio, se vuoi sciogliere i nodi dei giuramenti malvagi contro Dio e la vita che stanno bloccando tutte le tue relazioni e limitando la tua ricchezza e nobiltà comunicativa. Apriti al perdono da chiedere, o figlio, per curare le ferite inferte, apriti alla compassione per curare le ferite ricevute e sperimentare la pace che deriva dal non masticare più tutto il giorno rancore, vendetta e rabbia. Apriti alla gratitudine, o figlio, per godere in pienezza l’energia della vita e provare cosa significhi vivere senza invidia nei confronti di nessuno, e senza la sete dilaniante dell’approvazione altrui. Apriti alla gratuità, o figlio, per sentire cosa significhi non avere più paura che manchi qualcosa e sentirsi liberi dal desiderio di possesso.
Effatà, cioè: Apriti, grida e canta Gesù a questa generazione, e chiunque si voglia permettere la carezza di un po’ di silenzio e pace interiore potrà sentirlo, potrà sentire l’effatà di Gesù forte e chiaro più che mai nella storia, perché Colui che ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti sta tornando ed è molto, molto vicino.