Lunedì 28 Dicembre 2020

Santi innocenti martiri

Parola del giorno
Prima lettera di Giovanni 1,5-2,2; Salmo 123,2-5.7ab.8; Vangelo di Matteo 2,13-18

Salmo 123,2-5.7ab.8

Chi dona la sua vita risorge nel Signore.
Oppure: A te grida, Signore, il dolore innocente.

2 Se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
3 allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera.

4 Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
5 allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.

7 Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori.

8 Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Vangelo di Matteo 2,13-18

13 I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14 Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
16 Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
17 Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: 18 «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

Nazoreo

Sarà chiamato Nazareno, letteralmente: Nazoreo sarà chiamato. Nel vocabolario greco e pure nel testo degli evangelisti si oscilla tra nazareno e nazoreo. Il primo termine significa “di Nazaret, nazareno”, il secondo termine – che è classificato come un suo sinonimo – in realtà si rifà al termine ebraico nètzer o nèser, “ramoscello, germoglio”, termine più volte attribuito a Gesù nelle profezie dell’Antico Testamento (in Isaia 11,1 è scritto: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici). Secondo il progetto del Padre, la venuta del Nazoreo interesserà un unico popolo, il popolo d’Israele, ma questo solo inizialmente, perché la venuta del Germoglio divino in realtà è per la salvezza, la guarigione, la rinascita, l’evoluzione di tutta l’umanità. Che il Germoglio sia qualcuno di assolutamente unico e speciale, lo dimostra il terribile, crudele, feroce accanimento delle forze guidate dal maligno che tentano in tutti i modi di sopprimerlo e farlo sparire il più in fretta possibile dalla terra. Ma alla potenza del Germoglio basta una bugia ben detta dai Magi e un asinello per la fuga per prendere in giro i poteri del mondo e del male. Oltre che nei testi scritti, il Nazoreo ha sempre amato annunciare la sua venuta disegnandone il momento tra le righe dei cicli perfetti e possenti degli astri nel cosmo, organizzando lui stesso il viaggiare delle stelle, dei pianeti, perché potesse essere letta la sua venuta da ogni angolo della terra e della storia. I Magi d’oriente non conoscevano certo i testi del libro della legge sacra ebraica ma erano buoni lettori del movimento delle stelle nel libro più grande, quello del cielo.
Ogni pianeta del sistema solare, fin dall’antichità, presso tutti i popoli (Egiziani, Caldei, Assiro-Babilonesi, Ebrei), ha avuto un significato simbolico ben preciso. Il Sole è il simbolo della luce e della vita, Giove rappresenta la fortuna e la regalità (tanto che i Greci hanno dato il nome Zeus [Giove] al re di tutti i loro dei).
Un altro pianeta dal significato straordinario è Saturno che, circondato da ciondoli di pulviscolo di stelle, rappresenta ciò che ti difende e ti salva. Secondo l’antica tradizione giudaica Saturno avrebbe protetto e salvato Israele. L’astrologia babilonese considerava il pianeta degli anelli come la stella speciale del vicino paese della Palestina, e Tacito lo identifica addirittura con il Dio degli Ebrei. La cultura ebraica considera Saturno la sua stella e gli Egiziani la stella che rappresentava il popolo Ebreo e il fatto che questo popolo aspettava il Messia. Gli Ebrei venivano addirittura chiamati Saturnini, il popolo cioè che aveva in Saturno il suo simbolo.
Anche le varie costellazioni hanno una loro particolare simbologia: quella dei Pesci per esempio, essendo alla fine di un vecchio corso del sole e all’inizio di uno nuovo, rappresenta la fine di un’era e l’inizio di un’altra (secondo la tradizione giudaica essa era il segno di Israele, il segno del Messia). Giove e Saturno, galleggiando nella via Lattea,  non sono mai fermi, ma insieme a tutti i pianeti del sistema solare e a tutto ciò che c’è nell’universo si muovono in rotte circolari che da migliaia di anni li riportano sui loro passi.
Scavi e ritrovamenti hanno portato alla luce materiale molto prezioso riguardo gli eventi astronomici dei millenni passati: oggi abbiamo la possibilità di affacciarci sui rilevamenti fatti dagli Egiziani, dai Caldei, sulle osservazioni di Greci, Romani, Cinesi. E questi rilevamenti antichi hanno trovato la loro conferma nei più moderni studi astronomici e matematici.
Poco prima di Natale, il 17 Dicembre 1603, il matematico imperiale e astronomo di corte Giovanni Keplero osserva da un modesto telescopio nel suo studio di Praga l’avvicinamento di due pianeti, Giove e Saturno, che, congiungendosi (la congiunzione di due astri rispetto alla terra è quando il loro grado di longitudine è uguale) nella costellazione dei Pesci, appaiono come un’unica grande stella luminosissima. Questo avvenimento richiama subito alla mente di Keplero un antico studio del rabbino Abarbanel, in cui si accennava allo straordinario influsso che gli astronomi ebrei attribuivano a quella costellazione: il Messia, infatti, sarebbe apparso proprio durante una congiunzione di Saturno e Giove nella costellazione dei Pesci. Che quell’indescrivibile bagliore fosse la “stella di Betlemme” stessa, apparsa al tempo della nascita di Cristo? Approfondendo i suoi studi, risalendo con calcoli astronomici agli anni e ai secoli passati, Keplero scopre che nell’anno della nascita di Gesù i due pianeti si congiunsero non una ma ben tre volte: era l’anno 7 a.C., anno in cui l’astronomo fa risalire la nascita del Salvatore (questa tesi fu respinta per molto tempo e ripresa in considerazione solo nel nostro secolo).
Nel 1925 l’erudito tedesco P. Schnabel decifrò annotazioni cuneiformi neobabilonesi appartenenti all’antica e celebre scuola di astrologia di Sippar, in Babilonia: vi erano annotate le posizioni dei due pianeti Giove e Saturno per un periodo di ben cinque mesi, all’interno della costellazione dei Pesci. Era l’anno 7 a.C!
Gli studi astronomici moderni, basati su calcoli scientifici perfetti, capaci senza alcuna difficoltà di stabilire esattamente la posizione degli astri nel passato, hanno confermato le osservazioni degli antichi. Nell’anno 7 a.C. Giove e Saturno si incontrarono effettivamente nella costellazione dei Pesci per tre volte, e questa congiunzione deve essere stata maggiormente visibile e rilevabile nella regione del Mediterraneo: il 29 maggio (ben visibile per due ore nel cielo mattutino, apparve la prima congiunzione con una differenza di 0 gradi di longitudine e di 0,98 gradi di latitudine nel 21° grado dei Pesci), il 3 ottobre (la seconda congiunzione avvenne nel 18° grado della costellazione dei Pesci), il 4 dicembre (si presentò per la terza e ultima volta la congiunzione dei pianeti Giove e Saturno, ora nel 16° grado dei Pesci. Alla fine di gennaio dell’anno 6 a.C. il pianeta Giove passò dai Pesci all’Ariete). Sono state probabilmente proprio queste tre congiunzioni ad accompagnare il viaggio dei tre Magi, sul dorso dei loro cammelli attraverso le strade carovaniere.
«In oriente [anatolè, traslitterazione dal greco] abbiamo visto apparire la sua stella».
Il termine greco anatolè al singolare significa il sorgere del sole, al plurale invece oriente, punto cardinale geografico: nel testo greco del vangelo di Matteo, è scritto anatolè (singolare) e non anatolài (plurale). L’intera frase allora suonerebbe così: al sorgere del sole [e non in oriente] abbiamo veduto apparire la sua stella. Questa precisazione è preziosa non per una disquisizione biblico-teologica, ma per apprezzare maggiormente la potenza e la coerenza dei passi di Dio nel cosmo e nella nostra storia. In quell’alba meravigliosa tutto è guidato e illuminato da una nuova stella, che annuncia la luce del sole continuamente vittoriosa sull’oscurità della notte. La prima stella del mattino, stella della nuova Vita, della resurrezione, stella della nuova Via e della Verità. Gesù bambino è appena nato, e la sua prima parola non parlata già rivela, attraverso le sue stelle e il suo universo, ciò che sarà anche l’ultima parola rivelata nella Bibbia: “Io sono la prima stella del mattino” (Apocalisse 22,16).
«Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei Giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo». Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode.
Se per i Magi, esperti astronomi provenienti dall’oriente, questa era la domanda più naturale e ovvia, per il tiranno Erode fu solo fonte di paura per una possibile perdita del suo dominio: a Gerusalemme infatti non si sapeva nulla di tutti gli studi astrologici portati avanti dalle scuole del tempo. Il popolo, invece, fu colto dalla gioia e, come testimoniano alcuni storici del tempo tra cui Giuseppe Flavio, girava tra la gente la voce che in quel tempo fosse stata decisa da Dio la fine del domino romano grazie alla venuta di un sovrano ebreo (Erode non era ebreo ma idumeo).
Erode allora radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò: In quale luogo deve nascere il Messia?
Scribi e sacerdoti cominciarono a studiare e a cercare nei loro antichi scritti, trovando che il profeta Michea, settecento anni prima del regno di Giuda, aveva annunciato: «Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele» (Mic 5,1).
Erode chiamò i magi segretamente perché andassero proprio a Betlemme e tornassero a dirgli il luogo esatto dove si trovava questo bambino. E proprio allora, in quel tratto di strada lungo 7 chilometri che congiunge Gerusalemme al villaggio di Bet Lahm (nome aramaico di Betlemme), i pianeti Giove e Saturno erano nella loro terza congiunzione, uniti nel cielo come un enorme unico astro luminosissimo in movimento verso Betlemme (Betlemme significa “casa del pane”, con evidente e forte simbologia di quello che Gesù diventerà per l’umanità: il pane della Vita).
La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino. Là si fermò. Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.
I re magi portano (come già aveva predetto la profezia di Isaia, Isaia 60,6): oro (associato al sole, simbolo della regalità, l'elemento più simile al grande astro, fa risplendere le cose e rappresenta la luce e lo splendore della bellezza di Dio), incenso (parola che deriva dal termine ebraico lebonàh che significa bianco, splendente; l’incenso dal dolce profumo era parte della composizione aromatica sacra destinata soltanto a Dio, simbolo di adorazione e di preghiera. L’incenso che arde e odora rappresenta l’amoroso e incessante ardere di vita e di gratitudine di tutte le creature al cospetto di Dio) e mirra (resina di una qualità di albero di balsamo, dal profumo intenso e gradevole ma dal sapore amarissimo. Usata per l’imbalsamazione dei morti, essa divenne simbolo dell’ultima tappa dolorosa di tutto ciò che è terreno, la morte. Nelle mani dei Re Magi e offerta a Gesù, è segno premonitore della passione e della morte cruenta, del sacrificio salvifico di Gesù in croce).
Circa nell’anno 7 a.C. Giove e Saturno si sono dati un appuntamento cosmico per sorgere vicino al sole come un’enorme stella di luce straordinaria, per raccontare all’universo intero che Giove (il Re) si unisce a Saturno (il Salvatore) per l’inizio del tempo nuovo (costellazione dei Pesci). E tutto il mondo si stava preparando ad accogliere il Figlio di Dio Gesù Re e Salvatore che avrebbe cambiato la storia dell’umanità.
I pianeti per milioni di anni hanno girato in modo tale da incontrarsi con tanta magnificenza proprio in quel periodo e proprio in quell’anno, guidati dalla mano invisibile e creatrice che prese carne sulla terra proprio in quei giorni. 

7 a.C.?
La Cristianità colloca la nascita di Gesù il 25 dicembre dell’anno 1, ma astronomi, storici e teologi non sono concordi nel ritenere autentica questa data. Ne sono responsabili alcuni errori di calcolo commessi dal monaco sciita Dionigi il Piccolo, il quale, ricevuto l’incarico ufficiale di fissare quale doveva essere l’inizio della nuova era corrispondente alla nascita di Gesù, lo fissò nell’anno 753 del calendario dell’impero romano.
Egli dimenticò l’anno zero, che doveva essere inserito tra l’anno 1 a.C. e l’anno 1 d.C, gli sfuggirono inoltre i quattro anni in cui l’imperatore romano Augusto aveva regnato sotto il suo vero nome di Ottaviano. 

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

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