Venerdì 2 Agosto 2019

17a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno
Levìtico 23,1.4-11.15-16.27.34b-37; Salmo 80,3-6d.10-11b; Vangelo di Matteo 13,54-58

Salmo 80,3-6.10-11

Esultate in Dio, nostra forza.

3 Intonate il canto e suonate il tamburello,
la cetra melodiosa con l’arpa.
4 Suonate il corno nel novilunio,
nel plenilunio, nostro giorno di festa.

5 Questo è un decreto per Israele,
un giudizio del Dio di Giacobbe,
6 una testimonianza data a Giuseppe,
quando usciva dal paese d’Egitto.

10 Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
11 Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto.

Vangelo di Matteo 13,54-58

In quel tempo, Gesù 54 venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55 Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?» 57 Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». 58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Pregiudizio

Pregiudizio, deriva dal latino praeiudicium, composto da prae, “pre, prima”, e iudicium, “giudizio”. Pregiudizio significa giudizio antecedente, giudizio anticipato. Il pregiudizio è basato su opinioni precostituite e preconcette, che generano stati d’animo irrazionali aventi la caratteristica di rendere una persona emotivamente prevenuta. Il pregiudizio è opinione errata, perché non basata su conoscenza precisa ed esperienza diretta.  
Il pregiudizio è un atteggiamento mentale che deriva dall’utilizzo scorretto, limitato, distorto delle capacità intellettuali. Il processo mentale che genera il pregiudizio è l’inferenza. Per inferenza si intende un ragionamento, un modo di ragionare attraverso cui si trae una conseguenza da una o più premesse. Nel caso del pregiudizio, l’inferenza è un processo mentale, un procedimento associativo mentale che permette il passaggio automatico e diretto da una premessa concettuale o da una catena di concetti presupposti come veri a una conclusione concettuale o a una catena di conclusioni. Gesù fa un esempio storico di pregiudizio e del meccanismo di inferenza che lo genera e lo tiene in vita: un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua. Il concetto di base su cui si fonda questo pregiudizio è che nulla di speciale, divino, innovativo, geniale, decisamente evolutivo può nascere da ciò che è comune, normale, ordinario, solito, usuale, abitudinario, consueto, familiare, conosciuto. Da questo concetto, seguendo il procedimento mentale dell’inferenza, un uomo può arrivare direttamente alla conclusione secondo cui, anche se egli incontra nel proprio luogo d’origine qualcuno di speciale, divino, innovativo, geniale, decisamente evolvente per l’umanità, costui non può assolutamente provenire dal mondo comune, normale, ordinario, solito, usuale, abitudinario, consueto, familiare, conosciuto quale può essere appunto il mondo della sua patria, del suo paese, del suo luogo di nascita. Questi sono ambienti sociali e collettivi di relazioni e rapporti umani, ambienti di vita dove è scontato essere certi di conoscere tutto di tutti, e di avere il controllo di tutto ciò che accade e si muove, e da dove tanti, tanti altri provengono senza essere mai diventati nulla di speciale, divino, innovativo, geniale, decisamente evolutivo per l’umanità. Da qui il pregiudizio che la lingua latina esprime con le parole nemo profeta in patria, cioè nessun profeta è riconosciuto come tale, nessun profeta è ben accetto in patria e nella sua famiglia.
Il pregiudizio è un atteggiamento mentale che sempre e immancabilmente genera, da un lato, reazioni emotive di disprezzo, disdegno, disistima, dispregio, cinismo, indifferenza, incredulità, sprezzo, noncuranza, e dall’altro, reazioni emotive di invidia e gelosia. Il pregiudizio è sempre generato da un’inferenza, da un’idea, da un concetto che si insinua come reale e vero nella mente e dal quale partono a catena ragionamenti e associazioni mentali che arrivano a conclusioni ovviamente scorrette e non corrispondenti alla realtà. Per questo il pregiudizio è il più grande volano di ignoranza e rende possibile che l’ignoranza e l’arroganza possano essere paradossalmente insegnate e imparate. Quando lo strumento mentale di analisi e comprensione è il pregiudizio, l’intelligenza dell’uomo non può fare il suo mestiere, non può leggere dentro la realtà, perché il pregiudizio guarda il mondo e la realtà solo e unicamente attraverso il proprio punto di vista, che è un punto di vista cieco e oscuro che poi si trasforma in una specie di pensiero unico.
Solo ed esclusivamente chi ragiona e pensa attraverso il pregiudizio, quando si confronta con altre persone su idee, verità e realtà, si pone immediatamente sulla difensiva, perché si sente minacciato; facilmente scatta con rabbia, entra in conflitto e trasforma il dialogo in opposizione e guerra. L’atteggiamento mentale del pregiudizio comporta sempre uno stato d’animo rancoroso, perché a sua volta il pregiudizio nasce sempre da una qualche forma di rancore. L’atteggiamento mentale del pregiudizio nasce nell’istante in cui l’uomo, già da bambino, impara a rinnegare se stesso, la propria indole spirituale, il vero sé divino creato da Dio, a favore delle aspettative e delle convenzioni e convinzioni altrui. Il primo atto di pericoloso e deviante pregiudizio, l’uomo lo compie su se stesso quando rinnega il proprio sentire, per adattarsi all’addestramento e al sistema dell’imitazione collettiva. Guardando a se stesso con pregiudizio, senza conoscersi a fondo, senza rispettarsi e amarsi con tutto il proprio cuore, l’uomo ha iniziato a conoscere e concepire il mondo e la vita, la natura e Dio attraverso il pregiudizio. Il pregiudizio, quando non riconosce la verità, è generatore di ignoranza, quando combatte la verità, produce stoltezza, quando è contro l’evidenza, degenera in follia. La cosa ridicola del pregiudizio è che chi è nel pregiudizio si comporta come se avesse dalla sua parte la potenza dell’evidenza, quando l’evidenza è proprio ciò che non riesce mai a percepire e a vedere, perché il pregiudizio stabilisce a priori ciò che deve essere ritenuto ovvio, negando proprio così la realtà dell’evidenza.
L’uomo che ragiona attraverso il pregiudizio chiama pensare ciò che in realtà è la riorganizzazione dei suoi pregiudizi e preconcetti. Il pregiudizio è l’atteggiamento mentale economicamente più dispendioso per l’umanità e il più efficace freno contro ogni evoluzione e progresso reale, perché, attraverso gli occhi del pregiudizio, è impossibile ogni tipo di comprensione della realtà. Il pregiudizio si alimenta di giudizi preconfezionati, si avvale di conoscenze non verificate, si accontenta di spiegazioni semplicistiche, si lascia persuadere da impressioni superficiali fino a diventare un pregiudizio collettivo che l’uomo chiama cultura, scienza, tecnologia, economia, politica, religione. Il pregiudizio crede che la persuasività di un’idea sia proporzionale alla capillarità con cui si è diffusa, e garantisce frutti imponenti e capillari a ogni forma di deviante superstizione, cinico scetticismo, fanatica dottrina, incrollabile tradizione. Il pregiudizio non è mai favorevole all’uomo, alla felicità, alla gioia, alla salute, all’innovazione, all’evoluzione, allo Spirito, a Dio. Il pregiudizio non ha rispetto per la vita, non è mai grato, non ama la bellezza. Il pregiudizio permette all’uomo di ritenere assolutamente logico e scientifico attribuire la causa delle proprie malattie, sofferenze, disagi psichici e fisici al caso, al fato, al destino, alla volontà divina, alla predisposizione genetica dovuta alla familiarità, piuttosto che al tipo di orientamento mentale, al tipo di energia cerebrale con cui l’uomo alimenta il suo spirito, la sua psiche e, di conseguenza, il suo fisico. Il pregiudizio permette all’uomo di ritenere assolutamente logico e ovvio, scontato e intelligente dare credito a filosofie spirituali dove la divisione in caste dell’umanità è specificatamente prevista come un principio primo divino, ineluttabile e indiscutibile. Il pregiudizio permette all’uomo di ritenere assolutamente saggio e sapiente, civile e segno di matura responsabilità affidare la propria vita e il proprio destino agli altri, siano essi genitori, insegnanti, governi, imperi, sistemi economici, militari, religiosi. In questo senso non sono i poteri forti dei potenti e dei prepotenti del mondo che governano i popoli ma è il pregiudizio a governarli. I potenti e i prepotenti del mondo usano la forza del pregiudizio per tenere nell’ombra dell’ignoranza i popoli e persuaderli del fatto che per propria natura intrinseca loro possono essere solo e unicamente dipendenti dai governi, sottomessi alle istituzioni, schiavi del potere. 
Nessuno può guarire un altro uomo dal pregiudizio, dal pregiudizio si può guarire solo per autoguarigione, implorando l’aiuto dello Spirito Paraclito e affidandosi all’intelligenza della Parola di Gesù. Il pregiudizio odia a morte Gesù, anzi, come dice il testo evangelico, per il pregiudizio Gesù è uno scandalo, è una vergogna, oggetto di disprezzo e ridicolo, calunnia e violenza. Perché? Perché Gesù è venuto sulla terra proprio a liberare l’uomo dal pregiudizio, per ispirare l’uomo a utilizzare finalmente la sua intelligenza e la sua potenza spirituale per ritrovare la via della gioia e della felicità.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.