Martedì 2 Aprile 2019

4a settimana di Quaresima

Parola del giorno
Ezechièle 47,1-9.12; Salmo 45,2-3.5-6.8-9; Vangelo di Giovanni 5,1-16

Salmo 45,2-3.5-6.8-9

Un fiume rallegra la città di Dio.

2 Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
3
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.

5 Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
6
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.

8 Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
9
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.

Vangelo di Giovanni 5,1-16

1 Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3 sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
[4] 5
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6 Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?» 7 Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9 E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. 10 Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». 11 Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». 12 Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?» 13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo.
14
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». 15 Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16 Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

All’istante

L’ego, la personalità fittizia, artificiosa, irreale che l’uomo costruisce nella propria mente per sopravvivere all’addestramento, e che sostituisce in tutto e per tutto il vero sé divino creato da Dio, il vero io spirituale e intellettuale dell’uomo, è un’illusione mentale in grado di scollegare l’uomo da se stesso, da Dio, dalla natura, dalla vita. L’ego non ha corpo, usa quello dell’uomo-ospite nel quale si insedia come un parassita. L’ego non si preoccupa affatto dei pensieri velenosi e mortali che può generare, pensieri che poi diventano emozioni devastanti e si inscrivono nel cervello e nel corpo ospite come disarmonie, malattie, disagi, sofferenze di ogni tipo. All’ego non interessa assolutamente nulla se il corpo si ammala, né che il corpo possa guarire. Tanto è vero che, nello stesso istante in cui per il malato della pagina del vangelo accade la guarigione dopo 38 anni di malattia, l’ego dei Giudei è tutto concentrato a disquisire per accertare la liceità o meno del fatto che il guarito possa compiere il lavoro di tornare a casa portando sotto il braccio la propria barella, visto che quel giorno è un sabato.
L’ego è paragonabile a un gigantesco ologramma sferico composto dalla glassa gelatinosa di ogni sorta di illusione e inganno. Quando l’uomo si identifica con la propria mente in pratica si identifica con il proprio ego, ed entrando in questa gigantesca sfera gommosa gli diventa impossibile collegarsi e relazionarsi con la realtà, con l’intelligenza, con la vita, con se stesso, con Dio. Per questo motivo è difficile per un uomo essere consapevole di ciò che sente, esprimere ciò che pensa, realizzare ciò che esprime. Tra le parole degli uomini e le loro azioni, tra i loro desideri e la vita reale, tra i principi pensati e i fatti realizzati si creano distanze incalcolabili, divergenze insanabili, incoerenze inaccettabili. I desideri dell’uomo non possono realizzarsi nella realtà fino a quando l’uomo è scollegato da se stesso e dunque dai propri desideri. L’uomo scollegato da se stesso, decentrato dal proprio spirito, disconnesso dalla vita, separato da Dio non può usare la forza del desiderio, la potenza del suono della parola, l’energia dell’amore per essere felice, perciò si convincerà sempre di più che la forza del desiderio, la potenza del suono della parola, l’energia dell’amore sono invenzioni, favole, bugie. L’uomo scollegato non riesce a realizzare la felicità, il benessere condiviso, la pace nel presente, e per questo sopravvive riempiendosi di speranza, di prospettive, di illusioni. Solo l’uomo scollegato da Dio e da se stesso parla di speranza, vive di speranza, propone speranza, predica speranza. La speranza non è un termine evangelico, non appare mai una sola volta nei quattro vangeli, perché semplicemente non è un termine che può stare in bocca a Gesù, nel cuore del Figlio di Dio, che tutto sana e salva all’istante e nel presente. Gesù non parla mai di speranza, non offre speranza, non propone speranza, mai.
La Parola di Gesù è immediata, diretta, istantanea nei suoi effetti benefici, non crea attesa, sospensione, tensione. In Gesù il desiderio di guarigione del malato si realizza all’istante, dopo 38 anni di attesa, speranza, illusioni. Gesù dice letteralmente al malato: Sorgi, prendi il tuo letto e cammina. E all’istante [greco: eutheòs] divenne sano l’uomo: prese il suo letto e camminò. Tra la Parola di Gesù e la salvezza e la guarigione dell’uomo non c’è niente in mezzo che ritarda, rallenta, impedisce, ostacola, devia. La Parola di Gesù realizza all’istante quello che dice non perché è magicamente Parola di Gesù, ma perché Gesù, Gesù Dio, non ha ego, e dunque vive in unità perfetta con se stesso, con il Padre e con lo Spirito. Il vangelo usa l’avverbio eutheòs, “subito, all’istante”. La radice eutýs significa “dritto, esatto, retto”, da cui il verbo eutýno, “raddrizzo, guido”. Etimologicamente questo avverbio deriva dall’unione di eu, “bene, buono”, con thèo, “corro”, indicando quindi: “drizzato rettamente, senza indugio, giusto, immantinente, all’istante”. È come non ci fosse spazio di tempo tra la Parola pronunciata da Gesù e l’essere già sano-guarito del malato. Gesù quando parla è in perfetta unione energetica con la propria Parola, con la propria intenzione, con i propri desideri che sono in unità perfetta con quelli del Padre e dello Spirito, per questo tra la Parola di Gesù e ciò che la Parola compie non c’è attesa, non c’è la glassa gelatinosa dell’ego che si illude, che spera, auspica, augura, programma.
La Parola di Gesù è immediata nei suoi effetti, così come è immediata la parola dei suoi discepoli che, pur non essendo Dio, se rimangono uniti a Gesù e non al loro ego, hanno il potere di usare la parola con potenza e forza grande contro ogni male e malattia.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.