Martedì 12 Marzo 2019

1a settimana di Quaresima

Parola del giorno
Isaìa 55,10-11; Salmo 33,4-7.16-19; Vangelo di Matteo 6,7-15

Salmo 33,4-7.16-19

Il Signore libera i giusti da tutte le loro angosce.
Oppure: Chi spera nel Signore non resta confuso.

4 Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
5
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

6 Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
7
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

16 Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
17
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

18 Gridano i giusti e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
19
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

Vangelo di Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 7 «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
9 Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli,
 sia santificato il tuo nome, 
10 venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti 
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
 13 e non abbandonarci alla tentazione, 
ma liberaci dal male.
14
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15 ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Ciò che a Dio piace

Il verbo in forma passiva è ginomai, forma ionico-ellenistica del verbo gìgnomai. Indica l’avvento di qualcosa, l’eseguire, il fare, il realizzare. L’evangelista usa gìnomai con questo senso solo qui, ed è lo stesso verbo che si ritrova nelle parole di Gesù nel Getsemani. Indica compimento. La versione siriaca usa il verbo “essere”, nel senso che la realtà di cui si sta parlando “c’è”, “esiste”, prima ancora di compiersi.  È il compimento di thèlema in greco, di tsevyonòkh in aramaico, si tratta in entrambi i casi di volontà nel senso di desiderio. Thèlema ha il significato di “volere, volontà”, ma ancor più di “piacere, diletto, godimento”, tsevyonòkh significa propriamente “volontà, richiesta, desiderio, delizia” e anche “grazia”. Genètheto to thèlema sù sono le stesse parole con cui Gesù prega nel Getsemani: Padre mio […] che possa compiersi la tua volontà, o secondo il testo aramaico: la tua volontà si compie. In aramaico la radice di tsevyonòkh è nel verbo tsvò, che significa “volere fermamente, desiderare, amare, allietare, dilettare”, dall’accadico sibu, “volere”, sibutu, “desiderio”; da cui anche l’ebraico tsèvi, “splendore, decoro, ornamento, gloria, bellezza, magnificenza”. In Luca 12,32 è scritto: Non temere piccolo gregge, poiché al Padre vostro è piaciuto darvi il regno. È visibile quindi una corrispondenza tra le radici dei termini volontà e desiderio, volontà e piacere, per cui per volontà di Dio s’intende l’espressione diretta del suo desiderio, meglio ancora del suo piacere. Così ci rivela Gesù stesso quando in Luca 10,21 dice: Rendo lode a te, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli; sì, Padre, perché così è piaciuto a te. Secondo la sonorità evangelica la volontà di Dio, più che un progetto prestabilito, è più semplicemente e più potentemente quello che a Dio piace. La volontà di Dio sono i desideri di Dio, quello che a Dio piace, quello che Dio ama. La volontà umana dunque, secondo le indicazioni evangeliche, ha un unico santo e corretto utilizzo. La volontà è la forza che sopra tutto e tutti è capace di mantenere, nei momenti difficili e crudi della vita, il cuore nella fede. È capace di mantenere il cuore e la mente fermi, fedeli, stabili nella fede certa che Dio ci ama, nella gratitudine amante, nella certezza che la volontà di Dio ci predilige e ci favorisce sempre e completamente.
Abitudini e processi mentali ingannevoli e scorretti possono portare la persona umana a usare la volontà, la forza della volontà per imparare a desiderare ciò che non piace, per compiere dei doveri, per affrontare realtà spiacevoli, per far fronte a impegni pesanti. La mente umana, imparando a usare in questo modo la forza della volontà, può abituarsi a volere e a desiderare anche realtà spiacevoli, oscure, può usare la volontà per ciò che non è bello, vitale, giusto e santo. Spingendo un bambino a usare la volontà per compiere un dovere che non gli piace, e che nel suo cuore non sente e non vive come una cosa bella e vitale, spingiamo quella mente a imparare a sprigionare forza di volontà anche per fare ciò che non gli piace o che potrebbe nuocergli o nuocere agli altri. È questo processo che spinge con il tempo la mente a desiderare e a usare la volontà per compiere il male verso se stessi e verso gli altri. Usare la forza della volontà per portare a termine un compito significa che quel compito non ci piace più, non lo amiamo più, non lo sentiamo profondamente bello e vitale per noi. Così meno una cosa ci piace, più forza di volontà bisogna usare per viverla, più energie bisogna spendere per compierla. Per conoscere meglio questo meccanismo può essere utile comprendere bene la differenza e la distinzione netta che in fisica esiste tra massa e peso.
Se un astronauta, che sulla terra ha una massa di 78 kg, arriva sulla luna e sale su una bilancia pesapersone, leggerà con stupore non 78 kg, ma 13 kg. La massa del nostro astronauta non è certo cambiata, ma la lettura del suo peso sì. Sulla terra e sulla luna sono diversi i campi gravitazionali, perciò a parità di massa cambia il peso, cambia cioè la forza che il campo gravitazionale esercita su una massa. Il peso che abbiamo è la forza che esercitiamo sulla terra in conseguenza della gravità che agisce sul corpo. Il peso dunque è diverso dalla massa, la massa è costante indipendentemente dalla forza di gravità.
Il nostro peso, che la bilancia segna con un numero, in realtà non è un numero ma una forza, la forza subita da un corpo, la forza che la terra esercita attirando un corpo a sé. Sulla luna la massa dell’astronauta è la stessa che sulla terra, ma il suo peso no, la forza che il pianeta luna esercita sul corpo è circa 1/6 di quella della terra. Questa legge fisica è perfettamente adattabile al comportamento emotivo e spirituale dell’uomo nei confronti della realtà, della massa della realtà, della vita. Negli equilibri della vita e dei rapporti, una realtà, un evento, una persona, una situazione hanno per loro natura stessa una certa massa. Tutto ciò che accade ha una certa massa. Questa certa massa, la massa di un particolare evento, arriva a noi sempre con lo stesso peso? Questa massa esercita nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre mani sempre la stessa forza, ha sempre lo stesso peso? Assolutamente no. La massa delle cose che ci accadono è quella che è, ma il peso con cui noi la percepiamo e la misuriamo, è diverso, è diversa la forza, la pressione, l’attrazione che subiamo. Lo stesso evento, vissuto in un giorno in una situazione spirituale ed emotiva e poi in un altro in una diversa situazione spirituale ed emotiva, cambia letteralmente il suo peso. Quanti eventi della vita quando sono accaduti ci hanno sommerso per massa e peso togliendoci fiato e gioia, pace e forze, e poi con il tempo sono diventati meno pesanti e oppressivi nel cuore e nella mente? Di certo non è cambiata la loro massa, ma è cambiato il loro peso, la loro forza oppressiva. Ma com’è successo? La massa dell’evento non è cambiata, è cambiato piuttosto il campo gravitazionale del nostro cuore, perciò è cambiato il peso della realtà. Il campo gravitazionale del nostro cuore può essere concentrato sul dovere o sulla gioia, sulle aspettative degli altri o sulla Parola di Dio, sulla vanagloria personale come sull’armonia, sul successo come sul condividere umilmente, sull’aver potere e prestigio oppure sulla vera giustizia e sul perdono. Dove è concentrato il nostro cuore, lì è concentrata la nostra mente, e questo forma il campo gravitazionale interiore dell’uomo. È questo che in modo totale e senza errori determina il peso o meglio la forza di attrazione della realtà. Per un cuore e una mente con il campo gravitazionale concentrato sulla vanità, avere un vestito di un tipo o di un altro, una guarnizione alla moda può avere un peso enorme. Per san Francesco d’Assisi il vestito non rivestiva alcun peso, se non quello di proteggerlo dal freddo. La massa del vestito è la stessa, ma il peso, la forza che esercita sui cuori, è diverso. Un collega di lavoro non piacevole ha di certo una sua massa fisica ed emotiva nella realtà, ma stare vicino a questa persona e sentirlo un peso insopportabile oppure un peso accettabile e quasi divertente dipende solo dal nostro campo gravitazionale. Quante persone e situazioni ci sono state pesanti e poi quasi misteriosamente sono diventate perfino belle e gradevoli e viceversa? La massa della realtà è rimasta la stessa, ma è cambiato il campo gravitazionale interno. Per alcuni cuori spendere del tempo e fatica per aiutare qualcuno è pesantissimo ed è uno spreco, per altri cuori è una gioia senza fine. Per alcuni cuori donare, essere generosi è ridicolo oltre che sciocco, per altri cuori donare è la fonte più potente e privilegiata della gioia. Non è questione di mentalità ma di campo gravitazionale interiore. Per alcuni cuori mostrare di credere e amare Gesù è quasi una vergogna, per altri – ricordiamo gli apostoli – essere perseguitati nel nome di Gesù è l’onore e la festa più grande in terra. È il campo gravitazionale spirituale interiore che aumenta o diminuisce il peso specifico delle cose. È il tipo di campo gravitazionale spirituale interiore che moltiplica la gioia del vivere o moltiplica la tristezza. Questa possibilità spirituale di gestire la massa degli eventi secondo la nostra forza gravitazionale interiore, con l’aiuto di Dio, ci rende molto, molto forti e sereni di fronte alla realtà, a qualsiasi realtà. Ed è proprio la volontà che può esercitare nel nostro campo gravitazionale interiore la forza della fede. La fede non è un dono, è una scelta dell’anima e del cuore. La fede è possibile in ogni istante. È la fede, è mantenere la fede nella volontà di Dio, che nell’amore, a parità di massa, rende tutto più leggero.
È il campo gravitazionale interiore che decide il peso con cui noi viviamo la realtà: attenzione però, il campo gravitazionale interiore non può cambiare la massa di una realtà, di un evento. Il campo gravitazionale interiore non può in alcun modo modificare la massa mortale o vitale della realtà. La massa di una realtà mortale rimane mortale, la massa di una realtà vitale rimane vitale. Certamente un’ingiustizia ha massa mortale, e abbiamo visto che si può viverla con un peso assolutamente diverso a seconda del nostro campo gravitazionale interno, ma resta una massa mortale. Ecco la preziosità delle indicazioni di Gesù nel vangelo, tutte indirizzate a predisporre il cuore e la mente degli uomini a procurare alla vita e alle persone meno massa mortale possibile. Sotto questa luce le Beatitudini evangeliche sono di una vastità e di una novità incommensurabili, ancora tutte da scoprire. Meno ci costringiamo a vicenda a sopportare masse mortali attraverso comportamenti e scelte meglio è. L’apostolo perseguitato vive la persecuzione come una festa, come un grande onore nel nome del Signore, ma anche l’apostolo gradisce e preferisce senz’altro una vita impegnata e appassionata senza catene e flagelli, tribunali, violenza e martirio.
Un esempio. Tutti i bambini del mondo sono la curiosità fatta carne, fatta occhi e manine, a tutti i bambini del mondo piace imparare, scoprire, guardare, esplorare, viaggiare, vedere cose nuove, e il fatto che siano sempre pieni di perché dice in modo inequivocabile che a tutti loro piace sapere, conoscere, capire, collegare. A nessuno dei bambini del mondo piace però la scuola, per loro è pesante, noiosa, un dovere, a volte un dramma, perfino una tragedia. I ragazzi e i giovani si uccidono a causa delle pressioni del dovere scolastico. Il vero problema però non è solo che questo accade e non è solo che si possa arrivare a uccidersi per il peso di ciò che non piace e per l’assoluta mancanza di gioia. Il vero problema è un altro. Se la massa di una realtà non è vitale, tanto da non piacere in alcun modo ai bambini, e i bambini non sbagliano nel loro sentire, perché l’uomo non inizia a considerare la possibilità di fare le cose in modo diverso? Non c’è nessuno che si ama almeno un po’? Non c’è nessuno che ama almeno un po’ i propri figli da chiedersi se non si possa imparare nella gioia, scoprire in pace, studiare con passione? Chi ha detto o dove è scritto che non si possano fare le cose che servono e ci servono in modo tale che possano anche piacerci? Quanti ragazzini dovranno ancora togliersi la vita, suicidarsi nel mondo a causa delle pressioni scolastiche, perché questo mondo civile arrivi a porsi serenamente una domanda semplicissima: sotto questo cielo, dopo milioni di anni di storia e civiltà, con tutte le nostre capacità intellettuali e speculative, con tutti i mezzi a nostra disposizione, questo è l’unico modo possibile per insegnare, per imparare, apprendere, diventare sapienti e preparati per la vita, essere in grado di esercitare la volontà? Questo è l’unico modo possibile alla nostra intelligenza? Abbiamo solo la capacità di insegnare ai nostri piccoli e ai nostri giovani attraverso giudizio, competizione, paura, ricatto, voto, pressione, doverizzazioni, esami e controlli o c’è spazio anche per altre opzioni e dimensioni educative? Ci sono possibili altri doni e prospettive oppure no? Che sia possibile insegnare e imparare col sorriso, senza voti, giudizi e confronti? Che sia possibile scoprire, esplorare la vita e le conoscenze anche per gioco, con serena fermezza,  attraverso il piacere e la bellezza, la gioia e il divertimento? Questo è solo un esempio.
Il vero problema è che senza amore ci siamo costretti a compiere e a vivere per dovere e con la forza di volontà tutto e ogni giorno, e in questo processo non c’è più gioia, non c’è più gioia nella vita. Il vero problema è che affrontando tutto con la forza di volontà ci siamo costretti alla miseria e all’ottusità. Ci siamo costretti a trasformare il lavoro in schiavitù, la famiglia in obbligo, la preghiera in incombenza, l’Eucaristia in precetto, il gioco in competizione, il divertimento in aggressività, l’intimità amante degli sposi in un dovere coniugale. Ma cos’è vivere così, a cosa serve vivere così? Se tutto si trasforma in dovere e obbligo, cosa ne è della felicità dell’uomo, della bellezza della vita? Chi, illuminato dallo Spirito, può affermare che Dio vuole questo per l’uomo? Dio desidera che lo seguiamo per dovere o che lo amiamo con lo slancio imprevedibile e incontrollabile dei bambini? Cosa desidera Dio per i suoi figli, sacrifici o misericordia?
Quando si usa la forza della volontà per affrontare la massa della realtà tutto si fa tremendamente pesante e si consumano energie senza raggiungere il minimo risultato di gioia. Quando invece, per affrontare la massa della realtà, si usa la forza della volontà, per continuare ad avere fede nella volontà bellissima di Dio, per continuare a essere grati al suo nome santo, allora la massa, qualsiasi massa, diminuisce drasticamente di peso.  
Non tutto è facile, non importa, la massa della vita è quella che ci siamo costruiti, è quella che è, ma tutto può cambiare, se impariamo a desiderarlo. Tutto quello che viviamo deve in qualche modo renderci felici, altrimenti a nulla serve vivere, a nulla serve sprecare energie e potenzialità. Che noi siamo e diventiamo felici è la volontà espressa e inequivocabile di Dio. Gesù stesso afferma che tutto quello che ha detto e fatto lo ha compiuto per la nostra gioia. Il vangelo è l’annuncio della gioia, è il libro della gioia. Un miliardo di azioni di dovere non cambiano il mondo quanto un solo gesto di gioia e amore.
Il vangelo è per la gioia, per la liberazione, per la leggerezza; Gesù in Matteo 11,29-30 lo afferma così: Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime, e continua dicendo: Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero. Questo è il desiderio di Dio: alleggerire in tutto e per tutto la nostra vita perché siamo felici e viviamo in pace e nella bellezza. Dunque non è né saggio né evangelico usare la volontà di Dio e la nostra volontà per appesantire e incatenare la vita.
Quando nell’Avun diciamo la tua volontà si compie, affermiamo una verità di straordinaria bellezza e utilità. Affermiamo che Dio, almeno Dio, a differenza dell’uomo, non può volere e desiderare ciò che a lui non piace. In Dio non c’è dovere, perché dove c’è dovere non c’è amore. A nessuno piacerebbe essere amato e seguito, coccolato e desiderato per dovere. Nella volontà di Dio non c’è sforzo, non c’è forzatura, non c’è obbligo, non c’è dovere, non c’è tensione, c’è solo ciò che a Dio piace. È satanico solo pensare che nella volontà di Dio ci possa essere qualcosa che non sia vita, splendore, gioia, benessere totale, shalom, amore per tutto e per ciascuno. Ma la mente che si è abituata a usare la volontà per affrontare le cose che non piacciono invece che per mantenere la fede incrollabile nei momenti difficili può facilmente essere ingannata nel pensare e considerare che nella volontà di Dio ci siano per l’uomo progetti anche a forma di croce e morte, malattia e malessere. Per quanto ancora l’umanità ingannata spiegherà disastri umani, massacri, guerre, malattie, fame, tristezza e depressione, infedeltà e disamori, guai e imprevisti come facenti parte della volontà di Dio, come se fossero croci del Signore? Ma se anche Dio, nella sua volontà totalmente amante, desidera il male, le difficoltà, i guai, le malattie, la croce, la morte, per i propri figli, magari in nome di un bene maggiore e della conversione, contro chi lotta e agisce Satana? Per il discepolo, che segue Gesù su questa terra in mezzo alle regole per nulla spirituali e amanti del mondo, è possibile e perfino prevista la persecuzione, la prigione, avere dei nemici, delle difficoltà: queste sono le croci inevitabili che insieme ai propri limiti e debolezze personali sono da caricare sulle spalle ogni giorno per seguire Gesù sulla via della gioia. La volontà di Dio non può in nessun modo desiderare e volere il male o qualsiasi cosa che a Dio non piace. La volontà di Dio è sempre, ovunque e per tutti solo amore, amore tenerissimo, bellezza, grazia e gioia. È la mancanza di amore che fa aumentare il peso specifico delle cose e delle persone e rende la vita difficile. Gesù non è morto per volontà del Padre, ma per la mancanza di amore degli uomini. La volontà del Padre chiedeva a Gesù di accettare per amore dell’uomo anche la sofferenza e la morte in croce, se questa era la libera risposta dell’uomo all’Incarnazione, ma di certo la volontà di Dio non desiderava la sofferenza e la morte di Gesù. A Dio non piace la morte, egli non ama la sofferenza, la sua volontà non è protesa al dolore. Anche per Gesù affrontare la persecuzione, le catene, i flagelli e la tortura mortale della croce è stato difficile, ma Gesù non ha usato la forza della volontà per sforzarsi, per trasformare quel momento in dovere, sarebbe stato annullare ogni potenza salvifica della croce e della risurrezione. Se Gesù avesse vissuto la croce come un atto di dovere e di volontà, a nulla sarebbe servito il dono della sua vita e della sua risurrezione. È l’amore che salva, non il dovere. Gesù ha usato la sua volontà per continuare, anche in quei momenti di grande dolore e solitudine, a restare perfettamente unito e fedele, con profondo piacere interiore e assoluto slancio di amore, alla volontà del Padre nella potenza dello Spirito.

Nota per il lettore
La riflessione Ciò che a Dio piace è tratta dall’opera Shiloh, CD e libro, Paolo Spoladore, Ed. Usiogope, Venezia, 2009, pp. 261-269.

Questa sezione presenta quotidianamente il Vangelo del Giorno accompagnato da una riflessione, insieme all'antifona e al Salmo corrispondente, che in alcuni particolari periodi dell’anno liturgico potranno essere musicati e cantati. Ogni giorno potrai vivere la Parola, leggerne il commento e scaricare tutto in formato PDF dalla sezione sinistra del sito.

Felice Incontra 22 e 23 maggio 2019 - Nulla è impossibile a chi crede