Nome ... In verità

Nome

In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Letteralmente: Amen amen dico a voi: qualunque cosa chiederete [greco: aitèo] al Padre nel mio nome darà a voi.
Aitèo è uno dei verbi che, nel linguaggio di Gesù, significano e meglio illustrano il “pregare”. Ce ne sono moltissimi, e i più importanti sono, oltre ad aitèo, “chiedo, supplico”, prosèuchomai, “prego, imploro, invoco”, dèomai, “manco di qualcosa, abbisogno”, exomologhèomai, “riconosco, ringrazio, lodo”, kròuo, “busso, colpisco, scuoto”, agalliào, “adorno, celebro”, ainèo, “lodo, elogio”, doxàzo, “prendo parte alla gioia”, eucharistèo, “ringrazio”, euloghèo, “benedico”.
Aitèo, “chiedo, supplico, ho bisogno nella mancanza, desidero avere qualcosa per me stesso”, è un verbo perentorio, di esigenza. Un verbo che Gesù insegna agli uomini, ma che lui non usa mai per sé. L’etimologia di questo verbo affonda le sue radici nell’antico sanscrito, con il significato di “prendere, soggiogare”. Nel greco classico, il verbo aitèo era legato al concetto di esigere la restituzione di qualcosa, rivolere o richiedere il maltolto, riscuotere i debiti; per questo, adesso, nella visione evangelica, aitèo indica insistenza nella domanda, fino alla pretesa. Nel Nuovo Testamento l’accezione originaria del verbo sottolinea che questa preghiera di richiesta è efficace grazie soprattutto all’insistenza, alla perentorietà, alla continuità della domanda, fino al raggiungimento dell’obiettivo.
A questo verbo così perentorio si deve aggiungere un nel nome, in greco: èn tò onòmati. La preposizione greca èn indica “dentro, sopra”, è una modalità, è come formulare la domanda. La preghiera, la domanda non va fatta solo per qualcosa, ma va fatta dentro qualcosa. La pretesa dev’essere perentoria dentro qualcuno, dentro il Nome. Gesù ha un nome: Dio è il Nome, l’Ònoma.
Il termine greco ònoma, “nome”, riscontrabile nel sanscrito naman, indica l’identità profonda, la causa dell’esistere, il senso e la direzione della propria vita, il motivo, la ragione: in lingua ebraica si traduce con il termine shem, in aramaico con shmo. Il Nome nella mentalità religiosa della bibbia, quando con esso si fa riferimento a Dio, indica la sua essenza, è la sua presenza, rappresenta la sua persona e tutto quello che Dio significa.
Il Nome è al centro di tutta la storia biblica, è l’origine, il motivo, il movente, lo scopo, il fine di tutto ciò che nella bibbia è detto e raccontato. Tutto e continuamente, nell’istante presente, sta lodando e glorificando il nome di Dio, in ogni angolo dell’universo e della terra. Tutto vive, freme, si muove, si alimenta, respira, canta, risplende nel Suo Nome e glorifica il suo Nome. Gli uccelli stessi del cielo, nello spazio e nel tempo, formano in quest’istante su tutta la terra un tappeto sonoro interminabile di canto e di festa. Cantano e lodano, celebrano e glorificano il nome di Dio, senza pause. Non c’è pausa in terra e in cielo, tra le miriadi celesti, nella lode e nel magnificare e santificare il Nome di Dio. Entrando a Gerusalemme, nei giorni della passione, ai farisei che chiedevano a Gesù di far tacere il grido festoso dei discepoli e i canti della folla, Gesù risponde: Io vi dico se questi taceranno grideranno le pietre (Luca 19,40).
E qual è il Nome dei nomi?
La lingua greca del Nuovo Testamento e la lingua ebraica dell’Antico Testamento usano entrambe un solo termine per definire l’essere sano e salvo: non esiste uno stato senza l’altro, sono inscindibili e interdipendenti. In greco si trova il verbo sòzo, “sano, salvo”, da cui origina il sostantivo sotèr, “sanatore-salvatore”, che è il nome di Gesù. In ebraico c’è il verbo yashà’, “aiutare, sanare, salvare”, da cui origina il sostantivo femminile yeshùah, “salvezza, benessere, prosperità; liberazione; salvezza di Dio, salvezza da ogni male, salvezza che porta gioia, pace, benessere”. Da qui il nome di Gesù, in ebraico-aramaico Yeshùa.
Gesù specifica che con lui s’inizia un tempo completamente nuovo, un tempo che prima non era mai stato, letteralmente, fino a ora non avete chiesto [greco: aitèo] nulla nel mio nome. È il tempo in cui l’uomo viene a conoscenza del Nome di Gesù, il nome dentro il quale tutto possiamo ricevere e ottenere. Il nome dentro il quale risiede ogni pace e bellezza, armonia e grazia. Per questo Gesù sottolinea con forza che, nel suo nome, Lui non desidera altro che donarci la gioia piena, tutta la gioia possibile e che non dovrebbe esistere altra richiesta e preghiera se non per la gioia.
Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena, letteralmente, chiedete [greco: aitèo] e riceverete [greco: lambàno], affinché la gioia di voi sia compiuta [greco: pleròo]. Il chiedere-pregare-pretendere nel nome di Gesù, cioè nel nome del Sano-Salvo, tutto ottiene e sempre. Il verbo greco dell’ottenere è lambàno, un verbo molto concreto, verbo di conquista, che andando oltre il semplice significato di ottenere qualcosa, esprime letteralmente il “metterci le mani sopra”. Con questo verbo Gesù sottolinea la totale potenza della preghiera fatta nel suo nome che letteralmente rende possibile mettere le mani sopra ciò che desideriamo.
Ma la cosa bellissima è che, in nome di Gesù, tutto ciò che si ottiene è in funzione di una gioia piena, compiuta, che oltre non si può. Questo è fortemente espresso nel verbo pleròo, che Giovanni usa per farci conoscere la pienezza dei doni di Dio, esso significa infatti: “riempio, colmo, rendo pieno; eseguo, completo, compio”. Pleròo significa riempire fino all’orlo un boccale e andare oltre fino a versarne per traboccante generosità. Quindi il testo dice che la gioia, a cui possiamo mettere le mani sopra, implorando dentro il Nome di Yeshùa, è gioia davvero strabocchevole, che deborda da ogni parte, piena, all’apice, al massimo assoluto e nessuno potrà mai portarcela via.

Vangelo di Giovanni 16,23b-28

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 23 «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 24 Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
25
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. 26 In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: 27 il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.
28
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».