Natanaèle ... Ecco davvero

Natanaèle

Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità. Natanaèle è così definito da Gesù. Letteralmente: ecco nella verità [avverbio greco alethòs, “nella verità-realtà, veramente, realmente, in modo veritiero-reale”, tradotto spesso come aggettivo “vero”] un Israelita nel quale non c’è inganno [sostantivo greco dòlos, “astuzia, frode, menzogna”].
Dòlos è una parola che ha un profondo significato biblico. Traduce i termini ebraici miremàh e remyiàh, “inganno, menzogna”, indicando ciò che compie colui che lascia Yahweh, Dio, il Signore, per seguire falsi dei. Natanaèle è qui definito: il fedele a Dio, colui che non lo ha mai abbandonato, colui che si è tenuto lontano da ogni compromesso.
Eppure anche Natanaèle, l’israelita senza falsità, fedele a Dio usa la mente per pensare male di Dio, anche se non lo sa. Filippo annuncia a Natanaèle di aver vissuto un incontro veramente straordinario, ha incontrato Gesù, il Messia, colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret, e Natanaèle come risponde a tanta sorpresa meravigliata di Filippo?
Natanaèle risponde con parole che a prima vista sembrano parole di circostanza, dettate da una svogliata noncuranza per l’incredibile annuncio di Filippo, ma in realtà sono parole pesanti, violente, piene di pregiudizio e di sarcasmo. Parole che rivelano come il dialogo interiore di un uomo, per quanto santo, giusto, pio sia, anche se inconsapevolmente, possa essere intriso di pensieri che pensano male di Dio. Sono parole che manifestano un dubbio radicato nelle parole della Parola di Dio, Parola che già aveva preannunciato e rivelato più volte e con chiarezza che il Messia sarebbe uscito da Nàzaret. Natanaèle pensa male della Parola di Dio, dubita della profezia, pensa male della città prescelta da Dio per essere la città del Signore, del Messia. Le parole di Natanaèle esprimono una profonda critica al fatto che il Messia, il Re dei re, il Liberatore, il Dio con noi, viene da una città così piccola e senza importanza come Nàzaret. Una critica che rivela da una parte l’arrogante, presuntuosa convinzione di sapere esattamente come Dio si muove, dall’altra la profonda ignoranza che nasconde agli occhi della sua comprensione il fatto che il regno di Dio si muove e funziona secondo procedure e regole diverse da quelle che la mente dell’uomo si aspetta e conosce. La mente di Natanaèle è la mente di un uomo fedele a Dio, di un uomo giusto, ma che ha imparato lentamente e inconsapevolmente a pensare male di Dio. Natanaèle dubita della profezia e al tempo stesso dichiara che, se fosse vero che il Messia viene proprio da Nàzaret, sarebbe una scelta impropria, scorretta, addirittura segnata dal male, dice infatti: Da Nàzaret può venire qualcosa di buono? Affermando, con questa domanda retorica, che, se il Messia dovesse proprio venire da questa città infima e sconosciuta, non sarebbe il frutto del bene ma del male. Parole pesantissime, che rivelano un velenoso, arrogante pregiudizio sul modo di fare di Dio, che è in pratica pensare male del progetto di Dio, parole cariche di ignorante presunzione e decisamente protese a insegnare perfino a Dio come deve imparare a scegliersi i tempi e i modi del suo agire.
Filippo risponde a Natanaèle con le procedure del risveglio, con le procedure indispensabili per vincere il grande peccato del pensare male di Dio, che Gesù aveva a lui già svelato, e dice: Vieni e vedi. Come Gesù ha fatto con Filippo, così Filippo agisce con Natanaèle: questa è la vera saggezza, questa è l’umiltà di Filippo, che ispira un fratello a incontrare Gesù, e lo fa secondo le procedere di Gesù, non degli uomini. Filippo dice: Vieni e vedi, e ispira Natanaèle a entrare nello spazio di amore di Gesù, nella vastità conoscitiva della sua Parola, lo ispira a seguirlo nel profondo delle sue procedure, per vedere, sperimentare, collaudare, testare di persona se quello che lui è venuto a portare rende felici, sani, liberi, intelligenti, oppure no.

Vangelo di Giovanni 1,43-51

In quel tempo, 43 Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!»
44
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
45
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46 Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?» Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
47
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48 Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?» Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi».
49
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!» 50 Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!» 51 Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».