Benedetto

Vangelo di Luca 1,67-79

Zaccaria, sacerdote del tempio di Gerusalemme, sposo di Elisabetta, la cugina di Maria di Nazareth, non crede alle parole dell’angelo: Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni (Luca 1,13). La sua incredulità davanti alla Parola lo rende non solo muto nelle parole (Luca 1,2) ma anche sordo al suono (Luca 1,62).

Ciò che rende muto e inutile il nostro dialogo interiore, sorda la nostra capacità di comprendere, la nostra intelligenza interiore, è la necessità della mente di cercare la ragione delle cose, chiedersi il perché degli avvenimenti, il come sarà. Il modo di pensare di Zaccaria, così come il nostro, perfino di fronte al messaggio di un angelo, proprio non sopporta di non sapere il perché e il come; non sopporta di non avere il controllo della situazione, perfino davanti a Dio.

Il Benedetto è il cantico che Zaccaria, padre del Battista, eleva a Dio, colmo di Spirito Santo, dopo che la sua lingua e le sue orecchie si sciolgono nuovamente nel giorno della circoncisione di suo figlio. È il cantico di colui che, dopo aver vissuto come sacerdote una vita di religione, ora sperimenta cosa siano la decisione e la forza luminosissima della fede. Il Signore fa comprendere con pace e con forza a Zaccaria che dopo aver trattato con Dio per tutta la vita egli doveva ancora imparare cosa fosse sciogliere il suo cuore dallo stato di conflitto, di sospetto, di non fede. È il cantico di colui che per opera dello Spirito ha deciso di decidere, di uscire per sempre dalle sabbie mobili dell’indecisione, dalle maree oscure dei perché, dei ma, dei come, dei se. Zaccaria da sacerdote diventa veramente uomo di Dio, da uomo della religione diventa un servo amante, scioglie ogni nodo e tensione, ogni superbia e presunzione con la forza della fede, la fede umile e grata, che accetta dalle mani di Dio il presente, tutto il presente esattamente com’è e non come dovrebbe essere, senza più chiedere il perché e il come. Questa lezione è la lezione che tutti dobbiamo imparare, pena il mutismo e la sordità spirituali e intellettuali di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Se l’uomo non impara ad aver fede resterà sospettoso e incerto nel cuore e nella mente, e continuerà a perdere e sprecare nella tristezza e nella paura tutta la vita chiedendosi il perché, il come, di chi è la colpa, chi ha vinto, chi ha perso, rinunciando al presente di Dio, alla sua santa volontà e al suo amore.

Potentissima, imperiosa, indiscutibile la risposta dell’angelo Gabriele davanti all’indecisione, al perché e al per come di Zaccaria: Io sono Gabriele, colui che sta davanti a Dio e sono stato inviato per parlarti e per annunciarti una gioiosa notizia. Ecco sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui avverranno queste cose, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo (Luca 1,19-20). Come a dire: Sveglia, Zaccaria, i tuoi perché e per come, frutto della tua superbia e del tuo bisogno di controllo, oltre che imbarazzanti e sciocchi ti impediscono perfino di riconoscere la potenza del momento presente, la divinità dell’essere che hai davanti, la portata straordinaria dell’evento che stai vivendo. Il cantico di Zaccaria è il cantico di un convertito dalla religione alla fede, dal sospetto all’amore, e ha il tono e la struttura di una profezia, l’ultima profezia su Gesù (Luca 1,67).

Ogni mattina, quando sorge il sole, la chiesa canta Gesù, Aurora che sorge dall’alto, canta la sua fede in Colui che sorge da Oriente, l’Unico che risplende su quelli che sono seduti nella tenebra e nell’ombra di morte: il Vivente! Cantare il Benedetto è cantare la fede nella Luce di Dio, che sconfigge la tenebra del non conoscere, il tartaro del sospetto nei confronti di Dio, l’arroganza della morte.

Il brano è contenuto nell’opera Shiloh, CD e libro, di Paolo Spoladore, Ed. Usiogope srl, Venezia, 2009.

Lyrics

Benedetto il Signore il Dio di Israele
Ha guardato e liberato il suo popolo
Ha suscitato per noi una forza di salvezza
Nella casa di David suo servo
Come aveva parlato da sempre
Per bocca dei suoi santi profeti
Salvezza dai nostri nemici
Dalla mano di quanti ci odiano
Per fare ai nostri padri la sua misericordia
Ricordarsi della sua santa alleanza
Del patto che giurò ad Abramo nostro padre
Ci concede liberati dai nemici
Di servirlo senza paura
In santità e giustizia
Davanti a Lui davanti a Lui
Per tutti i nostri giorni

E tu che ora sei piccolo
Sarai chiamato profeta dell’Altissimo
Camminerai incontro al Signore
A preparare le sue vie

Per dare conoscenza della salvezza
Nel perdono dei peccati al suo popolo
Attraverso le viscere di misericordia
Del nostro Dio del nostro Dio
Nelle quali guarderà giù a noi
Un’aurora un’aurora dall’alto
Per risplendere su quelli che sono seduti
Nella tenebra e nell’ombra di morte

E tu che ora sei piccolo
Sarai chiamato profeta dell’Altissimo
Camminerai incontro al Signore
A preparare le sue vie

Raddrizzare i nostri piedi
Verso la via della pace