Domenica 28 marzo 2021

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Symphonein Celebriamo la Pasqua 2021

L’esperienza intima o comunitaria della preghiera e della lode a Dio è un’esperienza del cuore e dello spirito. Ogni ripresa audio-video, e la relativa trasmissione pubblica o privata, ne tradisce profondamente il valore, ne snatura il senso, ne annulla l’efficacia. Durante Symphonein, nel sito di People in Praise non avrà luogo alcun evento online, né alcuna trasmissione in streaming.
Qualsiasi altra esperienza analoga, organizzata da chiunque e riferita a People in Praise, o che comunque utilizza il materiale di People in Praise, dovrà attenersi a quanto sopra.

 

Domenica 28 marzo 2021, ore 17:00
Delle Palme e della Passione – Anno B

Indicazioni sul metodo
Scegliamo un ambiente raccolto.

Se possibile, esponiamo un’immagine della Sindone da illuminare con tre candele, sulla quale raccogliere morbidamente lo sguardo.
Facciamo precedere alla preghiera alcuni istanti di silenzio e di raccoglimento.
Può essere molto utile sincronizzarsi sul proprio respiro.
Viviamo le diverse parti della preghiera con calma e tranquillità, senza ansia né fretta.
La fretta è nemica della preghiera e dell’unione con Dio.
 


Traccia per la preghiera

Guida: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.
Guida: Benediciamo Dio, origine e fonte di ogni bene.
Tutti: Amen.

Ripetiamo la seguente invocazione molto lentamente, quasi sottovoce, per qualche minuto, per poi concluderla con tre Gloria al Padre.

Tutti: Spirito Santo Paraclito, Consolatore e Difensore, guida e ispira la nostra preghiera. Amen.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
com’era nel principio,
e ora e sempre nei secoli dei secoli.
Amen. (tre volte)

Dio mio, Dio mio

Salmo 21,8-9.17-18.19-20.23-24

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

8 Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
9
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

17 Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
18
Posso contare tutte le mie ossa.

19 Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
20
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

23 Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
24
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele.

 

Momento di silenzio.
Segue la lettura del vangelo da parte di un lettore; la lettura sia eseguita tranquillamente, senza fretta, facendo risuonare sia le parole che il senso del testo.

Vangelo di Marco 14,1 - 15,47

1 Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. 2 Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
3 Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. 4 Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? 5 Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!» Ed erano infuriati contro di lei.
6 Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. 7 I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. 8 Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». 10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. 11 Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
12 Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?» 13 Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. 14 Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
17 Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. 18 Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19 Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?» 20 Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. 21 Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!»
22 E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25 In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. 28 Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 29 Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!» 30 Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
32 Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36 E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37 Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. 40 Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41 Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
43 E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì», e lo baciò. 46 Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!»
50 Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51 Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52 Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
53 Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 
55 I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56 Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. 57 Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58 «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». 59 Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. 60 Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?» 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?» 62 Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo 
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?» Tutti sentenziarono che era reo di morte. 65 Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!» E i servi lo schiaffeggiavano.
66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». 70 Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». 72 E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.
15,1 E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. 2 Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?» Ed egli rispose: «Tu lo dici». 3 I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. 4 Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!» 5 Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
6 A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7 Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8 La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9 Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?» 10 Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11 Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12 Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?» 13 Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!» 14 Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?» Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!» 15 Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. 17 Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. 18 Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!» 19 E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. 20 Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
21 Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 
22 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, 23 e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
24 Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. 25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26 La scritta con il motivo della sua condanna diceva: “Il re dei Giudei”. 27 Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [28]
29 Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!» 31 Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!» E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
33 Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» 35 Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elìa!» 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elìa a farlo scendere». 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
38 Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. 39 Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»
40 Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41 le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
42 Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, 43 Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44 Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45 Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46 Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. 47 Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Parola del Signore.
Lode a te, o Cristo.
 

Segue la lettura della riflessione da parte di un lettore.

Davanti a Gesù

Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai capi del popolo e della religione, si sente minacciata e decide di farlo morire, ma i capi del popolo hanno paura della reazione violenta di protesta della folla e allora, per non rischiare una sommossa popolare, devono persuadere la gente che Gesù è un pericolo per la sicurezza di tutti. Di fronte alla paura per la propria sicurezza, qualsiasi altra esigenza diventa secondaria, compresa la libertà e la dignità personale. Più il popolo ha paura per la propria sicurezza, reso incerto dalle situazioni di emergenza, più è fragile, insicuro, controllabile e gestibile. Gesù, attraverso una massiccia campagna di informazioni false e menzognere, deve diventare un’incognita pericolosa per il popolo, motivo di incertezza, insicurezza, destabilizzazione.
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri! Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto. Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da Simone, un lebbroso da lui guarito, invita Gesù nella propria casa anche se i tempi sono difficili e pericolosi, perché è un’umanità comunque grata e appassionata. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dalla donna che versa olio di nardo preziosissimo sul capo di Gesù, è lì presente per onorare, amare, benedire, magnificare con tutto ciò che è in suo potere la persona di Gesù, prima che il male sferri i suoi colpi. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da alcuni dei discepoli, è lì per criticare l’aroma dell’amore, il profumo della grazia e della gratitudine. Un’altra parte è lì per calcolare e mercanteggiare con i denari, filosofeggiare su improbabili gesti di carità e giustizia, e soprattutto è lì per infuriarsi con quella parte di umanità che fa umilmente, ma indomita, tutto quello che è in suo potere per amare Gesù e la vita. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da Giuda Iscariota, è lì per fare la spia, per tradire i propri cari, gli amici, i vicini in nome della legge, di una ideologia, di una dittatura, della sicurezza.
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua? Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?” Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi. I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dal padrone di casa che offre generosamente la sua grande sala delle feste a Gesù e ai suoi discepoli per la cena pasquale, rimane percettiva al soffio dello Spirito, sembra saper leggere preventivamente nel cuore di Dio e degli uomini per essere disponibile, servizievole, semplicemente sempre e costantemente utile al bene, senza obiezioni, riserve, repliche.
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà. Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: Sono forse io? Egli disse loro: Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato! E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: Prendete, questo è il mio corpo.  Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai discepoli attorno alla tavola della cena, i discepoli che qualche ora prima erano infuriati per il gesto di amore nei confronti di Gesù da parte della donna, e ora sono rattristati perché Gesù ha annunciato il tradimento da parte di uno di loro, mostra quell’umanità debole, ipocrita, ripiegata entro il proprio ego, rinchiusa nella propria vanità e orgoglio. Un’umanità che nemmeno lontanamente comprende il gesto, l’evento dell’Eucaristia che Gesù compie davanti ai loro occhi per la loro salvezza e per quella di tutta la storia umana.
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea. Pietro gli disse: Anche se tutti si scandalizzeranno, io no! Gesù gli disse: In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai. Ma egli, con grande insistenza, diceva: Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò. Lo stesso dicevano pure tutti gli altri. Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi discepoli: Sedetevi qui, mentre io prego. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate. Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu. Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai discepoli e da Pietro, è difficilmente guaribile, perché è tanto cagionevole dentro quanto presuntuosa esteriormente, tanto debole nell’intelletto quanto superba nella mente, tanto fragile nell’amore quanto paurosa nel pericolo. È l’umanità che a parole e a proclami è imbattibile, affidabile, sempre disponibile, pronta, coraggiosa, ma, quando arriva la realtà, nei fatti e nelle azioni è lenta, precaria, inaffidabile, paurosa, egoica, abbarbicata nel piccolo feudo delle sue sicurezze.
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta. Appena giunto, gli si avvicinò e disse: Rabbì, e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture! Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai discepoli, amici e fratelli di vita, scappa a gambe levate, senza remore, ripensamenti. È un’umanità che fugge, desiste, abbandona. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dal ragazzino che segue Gesù, anche se arrestato e in mano ai militari, è l’umanità giovane, rappresentante di una nuova generazione che non ha paura di seguire Gesù nemmeno quando è a rischio la propria vita. È un’umanità nuova che, anche quando i prepotenti cercheranno di fermarla, lascerà in mano ai violenti un lenzuolo vuoto, perché in nome dello Spirito Santo sarà indomita, libera dalla sete di possesso e dall’ansia per il tenore di vita, fedele a Gesù e inafferrabile.
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai capi dei sacerdoti e da tutto il tribunale religioso, si riunisce per cercare una testimonianza contro Gesù, contro il Figlio di Dio per metterlo a morte, ma non la trovano. È una parte di umanità che ritiene Gesù e la sua Parola il peggior nemico esistente per i propri interessi e vuole assolutamente cancellare Gesù dalla storia e per questo deve organizzare ogni tipo di intrigo e imbroglio e operare nell’unico modo in cui Satana lavora da sempre per oscurare ogni verità e vita, deve operare secondo la metodologia della menzogna e dell’omicidio. Gesù lo spiega così: Voi fate le opere del padre vostro. Gli risposero allora: Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio! Disse loro Gesù: Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna (Giovanni 8,41-44). Questa parte di umanità opererà sempre nella menzogna e per la menzogna, per l’omicidio e nell’omicidio, e troverà comunque altre parti di umanità che reggeranno il suo gioco maligno, o per ottusa stupidità o per radicale connivenza con il male.
Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”. Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te? Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? Gesù rispose: Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomoseduto alla destra della Potenzae venire con le nubi del cielo. Questa parte dell’umanità travolge tutto e tutti con la bugia e la falsità con la scusa di dirigere la storia e le folle verso lidi di pace e progresso, ma la sua opera è la menzogna, la menzogna, e ancora la menzogna, e più è gigantesca e incredibile meglio è per il suo progetto. Questa parte dell’umanità trasforma la falsità in verità e la verità in falsità, così che, quando Gesù afferma la verità, l’unica verità: Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomoseduto alla destra della Potenzae venire con le nubi del cielo, i sacerdoti del tempio urlano alla bestemmia e decretano la condanna a morte di Gesù.
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare? Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: Fa’ il profeta! E i servi lo schiaffeggiavano. Questa parte dell’umanità è menzognera quanto commediante, e, nella sua rappresentazione teatrale, si straccia le vesti in segno di sdegno nei confronti di Dio. Se questa parte di umanità, davanti a Gesù, si straccia le vesti, quando vedrà Gesù Dio nella sua gloria, cosa si straccerà?
Perfino i servi, per antonomasia i sottomessi e i controllati, dentro l’onda della menzogna si sentono nel diritto di scaricare tutta la loro antichissima rabbia contro la vita e l’esistenza, e si mettono a schiaffeggiare Dio, battendo il volto di Gesù.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù. Ma egli negò, dicendo: Non so e non capisco che cosa dici. Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: Costui è uno di loro. Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: Non conosco quest’uomo di cui parlate. E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai. E scoppiò in pianto. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da Pietro, fa fatica, veramente fatica ad avere coraggio e fede in Dio e nel suo modo di operare e condurre le cose. Fa fatica a credere che Dio sa sempre quello che fa, che mai abbandona i suoi figli e mai nulla succede per caso. Fa fatica a credere a Gesù e lo rinnega per paura degli uomini. Ma questa parte di umanità può sempre crescere nella consapevolezza e imparare a chiedere perdono, e ripartire in Dio e nell’amore.
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: Tu sei il re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici. I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano! Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai capi dei sacerdoti, dagli anziani, dagli scribi e da tutto il tribunale religioso, troverà sempre il modo di mettere in catene Gesù, la verità, la libertà, la dignità, e di consegnare tutto in mano al potere politico, al regime di turno, alla dittatura del momento. Questa parte di umanità religiosa è continuamente e perennemente prostrata sull’altare del compromesso, per celebrare sposalizi, nozze, alleanze con i regimi e gli imperi del momento. È quella parte di umanità che, pur avendo il compito di guidare i popoli verso Dio, è invece del tutto protesa a consegnare Dio e i popoli ai regimi dei poteri forti e dei dittatori.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?  Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei? Ed essi di nuovo gridarono: Crocifiggilo!  Pilato diceva loro: Che male ha fatto? Ma essi gridarono più forte: Crocifiggilo! Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai capi dei sacerdoti, dagli anziani, dagli scribi, da tutto il tribunale religioso e dal sistema politico, è preparata a rivolgersi al popolo per provocare una reazione popolare compulsiva, prevedibile, condizionata. Un popolo sempre tenuto all’oscuro dei veri programmi del regime, continuamente impaurito da nemici immaginari e pericoli inesistenti, è un popolo non solo disinformato e ingannato, ma anche insicuro, debole, impreparato. È un popolo stolto, una massa ignorante, instupidita, che in mano a pochi conniventi con il male si muove in un branco informe e caotico. È un’umanità che usa l’intelligenza per non credere in Dio e dunque usa l’intelligenza per credere a tutti e a tutto.
Pilato chiede: Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? Pilato provoca il potere religioso, vuole vedere fino a che punto odia Gesù, vuole vedere fino a che punto il potere religioso è disposto a giocarsi il tutto e per tutto per far morire Gesù. I capi della religione, così provocati, vanno oltre ogni limite e spingono a incitare la folla affinché Pilato piuttosto rimetta in libertà Barabba. I capi religiosi in quel momento prendono una direzione ben chiara, decidono per sempre di rinunciare a Dio e al bene del popolo e scelgono la criminalità.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: Salve, re dei Giudei! E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da Pilato e dai capi del tempio, affida la protezione dei propri interessi e intrighi menzogneri e criminali alle forze militari. Questa parte di umanità non trova di meglio che consegnare Gesù nelle mani dei militari, dei soldati. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dai soldati e dai militari, è pronta a schernire Gesù e l’umanità e a torturarli a morte per obbedire a degli ordini e a dei comandi dei loro superiori. Questa parte dell’umanità trova più facile, onorevole, coraggioso, valoroso obbedire agli ordini degli uomini, quali che essi siano, giusti o sbagliati non conta, piuttosto che obbedire a Dio. Questa parte dell’umanità, quando viene indagata dalla giustizia per aver compiuto oscenità e crimini indicibili, risponde sempre: Abbiamo solo obbedito a degli ordini. L’esercito è un amico indispensabile al potere corrotto e alla dittatura.
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. 
Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata da Simone di Cirene, viene costretta a portare il peso e il dramma della croce insieme a Gesù, ma questo non le impedisce di coltivare amore e fiducia in Gesù, tanto da far parte poi della prima comunità dei credenti. L’accenno del testo evangelico al nome dei figli di Simone è sicuramente una sottolineatura a memoria del fatto che Simone stesso e i suoi figli, dopo la risurrezione di Gesù, faranno parte della prima comunità dei credenti.
Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: “Il re dei Giudei”. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce! Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo! E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: Ecco, chiama Elìa! Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: Aspettate, vediamo se viene Elìa a farlo scendere. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dalla gente comune, dai capi dei sacerdoti, dai farisei, che passano giudicanti nei pressi della croce, pur non sapendo nulla, non capendo nulla, non percependo nulla di Gesù e della vita, è comunque pronta a usare lingua e mente per deridere Gesù, schernirlo, umiliarlo. Quando questa parte di umanità potrà intravvedere Gesù nella sua gloria, come userà la lingua e la mente?
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!  Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto. Davanti a Gesù una parte dell’umanità, rappresentata dal militare centurione, dalle donne che osservano da lontano, da Giuseppe d’Arimatea, è disposta a osservare senza odio e presunzione le azioni di Gesù, è disposta a capire oltre le convenzioni e le menzogne, senza arroganza e superbia, è disposta a cambiare il proprio modo di pensare e di percepire la realtà, la vita, Dio, e può iniziare a comprendere, capire, credere, cambiare, evolversi.
Davanti a Gesù una parte dell’umanità, ascoltando la sua Parola, diventa sapiente e intelligente e comprende chiaramente che:
- il male c’è, c’è eccome, ed è organizzato in modo unitario da Satana e dai suoi servi angelici e umani, e mai, mai, mai va giustificato;
- il male è un treno che ha come rotaie la menzogna e come obiettivo l’omicidio dell’umanità;
- come Dio accetta il male, perché è una scelta precisa di direzione del libero arbitrio, così l’uomo di fede deve accettare che il male c’è, ma non spetta a lui combatterlo, a lui spetta continuare semplicemente e con fiducia assoluta ad agire con amore e a seminare il bene;
- il male c’è, ma non va mai legittimato, scusato, avvallato, non si fanno alleanze, compromessi, coalizioni, armistizi con il male;
- davanti al male non si combatte mai, ma non ci si arrende mai;
- Gesù ha vinto il mondo, e sarà sempre presente e vicino ai suoi figli.

 

Padre nostro che sei nei cieli
Santificato è il tuo nome
Il tuo regno viene
La tua volontà si compie
Come in cielo così in terra
La tua volontà si compie
Come in cielo così in terra
La tua volontà si compie

Tu ci doni il pane di ogni giorno
Tu rimetti a noi i nostri debiti
Nell’istante in cui noi li rimettiamo
Ai nostri debitori
Tu non ci induci in tentazione
Ma nella tentazione ci strappi
Dal maligno
Perché tuo il regno la potenza
E la gloria ora e per sempre
Perché tuo il regno la potenza
E la gloria ora e per sempre

Avun d(e)vashmayyo
Nethqaddash sh(e)mokh
Tithe malkuthokh
Nehwe tsevyonokh
Aykan no d(e)vashmayyo
Of bar‘o nehwe tsevyonokh
Aykanno d(e)vashmayyo
Of bar‘o nehwe tsevyonokh
Hav lan lachmo d(e)sunqonan yawmono
Washvuq lan chaubayn
Aykanno dof chnan shvaqn
L(e)chayyovayn
W(e)lo ta‘lan l(e)nesyuno
Ello patson ello patson
Men bisho
Mettul d(e)dhilokhi
Malkutho w(e)chaylo w(e)theshbuchto
Mettul d(e)dhilokhi
Malkutho w(e)chaylo w(e)theshbuchto

L(e)‘olam ‘Olmin Amin

Chaire

Onore a te Maria onore a te
Piena di Grazia
Onore a te Maria onore a te
Il Signore è con te
Benedetta sei tu tra le donne
Benedetto è il frutto
Del tuo grembo Gesù

Chaire Maria Chaire Maria

Santa Maria Santa Maria
Madre del Signore
Prega per noi prega per noi
Noi figli tuoi
Ora e nell’ora del nostro ritorno
Del nostro ritorno
Alla casa del Padre

 

Guida: Per intercessione di Maria nostra Madre e dei Santi Arcangeli, ci benedice, ci accompagna, in noi dimora Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Tutti: Amen.

 

Il Signore ti benedica e ti protegga
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
Ti sia propizio

Il Signore sollevi verso te
Il suo volto e ponga in te Pace
Il Signore sollevi verso te
Il suo volto e ponga in te Pace

 

Note:

  1. i brani Avun, Chaire, Peace sono contenuti nell’opera Shiloh (cd+libro), di Paolo Spoladore, Usiogope, Venezia, 2009;

  2. la riflessione Davanti a Gesù è stata scritta da Paolo Spoladore per People in Praise - Symphonein Celebriamo la Pasqua 2021.

 

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